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“Fermiamo i ladri dei sogni con il teatro”

Il teatro come mezzo di informazione per contrastare il fenomeno delle truffe agli anziani

Beatrice Bellucci
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna

Le truffe ai danni degli anziani sono sempre più numerose e sofisticate. Vulnerabili a causa della solitudine e della scarsa dimestichezza con le moderne tecnologie del sistema informativo, molti anziani diventano facili prede di persone senza scrupoli. Capita allora che un’associazione decida di sperimentare un sistema informativo diverso, che coinvolga in prima persona i destinatari del messaggio. Un incontro faccia a faccia, dove il teatro diventa spunto di confronto e dibattito e le persone possano raccontare e raccontarsi per condividere esperienze e pareri.
L’associazione, con sede a Brescia, si chiama “Non solo pensionati” e nasce dal desiderio di Daniele Ceresa di svolgere un’attività senza scopo di lucro e apolitica a favore degli anziani, senza duplicare i servizi già offerti da altri enti. L’idea di usare il teatro per contrastare le truffe nasce dal fatto che gli stessi truffatori sono... attori che recitano una parte, con la differenza che al posto degli applausi seguono spesso le lacrime.  I truffatori purtroppo, malgrado le numerose campagne divulgative, riescono sempre a trovare persone non informate, isolate e abbordabili. Ma rappresentata su di un palcoscenico, la “recita” viene immediatamente riconosciuta come tale e le strategie di difesa possono servire anche quando il sipario si chiude. I ladri sono soprannominati “Ladri di sogni” perché carpiscono la bonarietà e la buona fede degli anziani che, spesso soli, sognano di ricevere attenzione e affetto.

1- Daniele Ceresa, perché usare il teatro per insegnare agli anziani a riconoscere le truffe?

Nei secoli scorsi il teatro ha dimostrato come sorridendo dei nostri guai impariamo meglio ad affrontarli. Smascherando sul palcoscenico i meccanismi della truffa, si comprende come questi malfattori sfruttino a loro vantaggio i sentimenti più profondi degli anziani, come l’amore filiale, il senso dell’onore familiare o il rispetto verso le istituzioni. E si stimola il dialogo da parte di tutti: a fine spettacolo parte la discussione su quanto si è visto e grazie alle registrazioni su cd-rom le organizzazioni possono stimolare il dibattito al di fuori della platea.
   
2- Una simile iniziativa necessita di una certa collaborazione da parte di autorità ed aziende che erogano servizi pubblici. Vi sono state anche delle perplessità nel decidere di supportare il progetto?

Le autorità che abbiamo contattato una a una hanno risposto con crescente entusiasmo. Qualche perplessità iniziale c’è stata, ma poi si è dissolta. Il gioco di squadra a cui hanno partecipato le autorità è stato determinante. La Questura ha sostenuto l’iniziativa e ha partecipato a tutti gli incontri. Il Comune ha messo a disposizione il centro stampa per volantini, locandine e  manifesti. L’A2A, oltre ad un contributo economico, si è impegnata nella stampa dei consigli per evitare le truffe. Le circoscrizioni hanno contribuito economicamente e coordinato le associazioni. Le associazioni e le parrocchie hanno portato il pubblico e il rinfresco finale. Molto importante è stato il lavoro di Bruno Frusca, regista e commediografo, che ha adattato i testi forniti dalla Questura e tratti dalla realtà delle denunce di truffa. Infine il Comune e la società Brescia mobilità hanno organizzato un bus per il trasporto per e dal teatro degli anziani con difficoltà motorie. 

3- Quali sono le reazioni del pubblico? Gli anziani si riconoscono come possibili protagonisti truffati?

Gli anziani si riconoscono pienamente negli attori: nei due atti che finiscono male il pubblico trepida e soffre con loro, a volte qualcuno dal pubblico grida cercando di avvisare il malcapitato. Mentre al termine del terzo atto, con la vittoria dell’anziano che “truffa il truffatore” la gente si entusiasma e partecipa coralmente.  Le persone ci hanno ringraziato e invitato a proseguire con queste iniziative.

5- Saprebbe darci una stima del tasso di partecipazione?

Nell’arco di due mesi, grazie all’attenzione di giornali e televisioni, siamo riusciti a farci conoscere anche da chi non è venuto agli spettacoli. Alla prima rappresentazione, andata in scena a Casazza, i presenti erano più di quelli consentiti dalla capienza dello spazio, in ogni caso non vi sono mai state meno di 130 persone. Un successo incredibile rispetto alla presenza di pubblico su analoghi incontri basati sulla comunicazione verbale.

6- Si tratta di un’esperienza unica in Italia oppure esistono altre iniziative simili?

Sicuramente non è unica, anche se decisamente rara. Confido nel fatto che altri proseguano su questa direttrice. In questo senso noi stessi stiamo esaminando richieste di repliche arriveteci da altre città fuori e dentro provincia

8- Che cosa le rimane da questa esperienza?

Più di tutto mi rimane impresso il ricordo dell’espressione di gratitudine e sorpresa di molti anziani. Sembrava quasi si svegliassero dal torpore di chi è abituato a vedere un mondo che gli passa accanto, ma che lo esclude. Un mondo che ormai da tempo scorre senza che loro riescano a seguirlo e a riconoscersi parte attiva. Sono felici di aver trovato in questi spettacoli attenzione e interesse corale verso i loro problemi, appaiono stupiti del fatto che vi sia chi ancora li considera. Questo ci fa capire come, nonostante i Comuni oggi spendano grandi risorse per gli anziani, ciò non sia percepito dai diretti interessati. Forse andrebbe ripensato il modo di comunicare con loro. Proprio uno stile più moderno, coinvolgente e spettacolare potrebbe rappresentare una soluzione più adeguata.

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