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Ambiente

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Come produrre energia pulita e democratica


Jeremy Rifkin a “Urbania”, Festival internazionale di urbanistica di Bologna


di Pino Caligiuri

studente Corso di Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica dell’Università di Bologna


In un periodo in cui si guarda al futuro con grande preoccupazione c’è bisogno di coltivare sogni. Anche se realizzarli non sarà semplice. Jeremy Rifkin, chiamato a chiudere sabato 31 gennaio “Urbania”, il 4° festival internazionale di urbanistica di Bologna, ha un’idea chiara di quella che dovrebbe essere la società del futuro. Il noto economista americano, esponente di spicco del movimento ecologista internazionale, l’ha ribadita più volte sia nei suoi interventi pubblici sia nei suoi libri, in cui incita chi ha a cuore un futuro migliore ad accettare la grande sfida che esso richiede. Nelle parole che pronuncia a Bologna il sogno e la necessità si fondono per delinaeare lo scenario di quella che definisce la Terza Rivoluzione industriale.

Il prossimo esaurimento dei combustibili fossili, già da tempo preventivato, e i loro effetti sull’ambiente produrranno un rapido  declino del processo di produzione di energia derivante da fonti non rinnovabili. Uno dei primi effetti è, secondo Rifkin, la crisi economica mondiale in atto, che ha avuto come con causa l’innalzamento repentino del prezzo petrolio, a sua volta alla base del fenomeno inflattivo che ha messo in crisi il sistema economico – produttivo mondiale.

Rifkin mette inoltre in risalto l’antidemocraticità dell’attuale distribuzione delle disponibilità energetiche. La produzione e la distribuzione di energia presentano sperequazioni tra diverse aree del pianeta: un terzo della popolazione mondiale non dispone di elettricità. Ecco la sfida che la Terza Rivoluzione industriale deve raccogliere, cogliendo l’opportunità di produrre e distribuire democraticamente l’energia.

Rifkin prospetta una possibile “grande rivoluzione”, che presuppone un radicale cambiamento del  modo di intendere la vita. Come le due precedenti anche la “Terza Rivoluzione industriale” dovrà avere come motori la comunicazione e le energie.

Questa prospettiva si basa su quattro pilastri.

Primo pilastro: l’energia deve essere prodotta da fonti di energia rinnovabili, disponibili in forma distribuita vicino a noi; solare, eolica , geotermica,  cinetica (maree e moto ondoso), biomasse.

Secondo pilastro: anche la raccolta di tale energia deve avvenire in forma distribuita. È possibile che ogni edificio, da fonte di consumo, si trasformi in una possibile fonte di produzione di energia attraverso la realizzazione di  edifici a bilancio positivo.

Terzo pilastro: deve essere possibile l’accumulo dell’energia nei momenti di sovrapproduzione per poi renderla disponibile quando necessario. Ciò potrà essere possibile utilizzando l’idrogeno.

Quarto pilastro:  creare una grande rete mondiale di  produzione e distribuzione dell’energia come Internet. Questo dovrebbe consentire di produrre energia in maniera diffusa, così  come si produce informazione grazie ai computer; di accumularla grazie all’idrogeno così come le informazioni in supporti digital; di  condividere il surplus di produzione in una rete peer to peer.

Una distribuzione piatta paritaria si contrappone così all’idea di una produzione di energia centrata in grandi impianti e poi distribuita dell’attuale sistema top-down. Un sistema democratico si oppone a un sistema di élite che potrebbe contribuire a dare vita a quello che Rifkin chiama “capitalismo distribuito”.

C’è chi ha detto:

“L'ipotesi di viaggi nello spazio è una totale assurdità” (Richard Van Der Riet Wooley, astronomo, 1956);

“Che bisogno ha una persona di tenersi un computer in casa?” (Kenneth Olsen, fondatore della Digital Equipment, un'industria pionieristica del settore informatico, alla convention della World Future Society 1977);

''Penso che ci sia posto, sul mercato mondiale, per circa 5 computer'' Thomas J. Watson, Amministratore Delegato IBM, 1948.

Allora tutto è irrealizzabile, un’assurdità, pura immaginazione? Forse, ma occorre pensare che, se l’uomo non fosse stato in grado di immaginarlo, non avrebbe mai volato, viaggiato nello spazio, inventato i PC, non avremmo Internet e chissà cos’altro.

 

 

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