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Mensile di promozione sociale
Direttore: Massimiliano Fanni Canelles
Editore @uxilia Onlus - Aut. Trib. Trieste n°1089 del 20/07/2004 - ROC Aut.Ministero Comunicazioni n° 13449
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Essere miccia, non solo fuoco”


Intervista a Luca De Paoli, portavoce del Forum Terzo Settore della Provincia di Bologna

In merito al tema affrontato dalla tavola rotonda del 10 giugno a Bologna quali sono secondo lei le prospettive di crescita del Terzo Settore?
Le prospettive sono a mio avviso molteplici. Il Terzo Settore è spesso l’ultimo o l’unico specchio della società civile in molteplici settori, non solo quello sociale ma anche culturale, ambientale, sanitario, etc. La sua peculiarità è quella di dare risposte ai bisogni attraverso momenti di aggregazione, intesi non solo in senso ricreativo ma soprattutto come capacità di mettere insieme delle persone, contaminare e trovare insieme delle soluzioni innovative. Le organizzazioni e le associazioni devono oggi affrontare la necessità di imparare a fare gruppo indipendentemente dalla specifica settorialità, per essere insieme più forti e allontanare il rischio di sfaldarsi.

Come riuscirci?
Il Forum attraverso momenti comuni di conoscenza e confronto cerca di favorire la creazione di reti tra le organizzazioni e, nell’attuale frangente di crisi economica, ha trovato disponibilità maggiori in questo senso. Infatti in un contesto di evoluzione rapidissima dei bisogni le organizzazioni e le associazioni sono costrette ad una maggiore efficacia nel captarli e nell’offrire risposte efficaci che mantengano sempre alto il livello di welfare con un dispendio minore di risorse.

Per quanto riguarda il governo del territorio e in particolare le politiche di welfare, quali sono le nuove sfide da affrontare e come il Terzo Settore può intervenire?
In questo senso emergono due difficoltà. La prima è interna al Terzo Settore e riguarda il superamento delle obiezioni che nascondono sentimenti legati a esperienze negative e/o ad un fisiologico pessimismo sociale. La seconda difficoltà riguarda invece la disponibilità reciproca di Terzo Settore e interlocutori pubblici a confrontarsi e a costruire qualcosa insieme. Nella provincia di Bologna stiamo costruendo un percorso che potrà costituire un buon modello di partecipazione alle politiche sociali e sanitarie, basato su due elementi fondamentali: la costruzione di una rete che coinvolge organizzazioni di Terzo Settore nei vari distretti in cui è diviso il territorio e la disponibilità della Provincia di Bologna a creare gli strumenti che consentono la partecipazione delle organizzazioni alle politiche sociali e sanitarie (ad esempio, il tavolo istituzionale di confronto con il Terzo Settore a cui partecipa il Forum).

Tra i vostri ambiti di intervento c’è la comunicazione sociale. Quale valore gli attribuite e come gestite questo tipo di attività?
Per il Forum è un valore assoluto, non a caso rappresenta il nostro maggiore investimento. Ci crediamo molto in quanto ci permette di far arrivare, raccogliere e distribuire conoscenza garantendoci velocità, bassi costi ed efficienza. La comunicazione sociale rappresenta per noi sia “un’attrezzatura” per svolgere il nostro ruolo di interlocutori del Terzo Settore con Provincia e Regione sia uno strumento fondamentale per mettere in rete le organizzazioni. Dal punto di vista pratico la nostra attività comunicativa è strettamente legata a quella di Bandiera Gialla, non a caso il nostro sito è inserito all’interno del loro portale. Il nostro intento è quello di dare sempre maggior rilievo ai distretti creando ad esempio una newsletter ad hoc con notizie dedicate a specifici territori della Provincia. Preciso che la comunicazione per noi deve fungere da miccia, non solo fuoco, ovvero deve essere un volano per l’attivazione di meccanismi autonomi di partecipazione. In quest’ordine di idee il Forum ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con VolaBo, il Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna, per collaborare sul territorio al fine di stimolare le associazioni di volontariato alla partecipazione, alla consapevolezza e di conseguenza un maggiore contributo alla vita di comunità.

Nel territorio in cui operate quali sono le istanze e le difficoltà sollevate dal Terzo Settore?
Le istanze maggiori sono al momento legate al contesto di crisi economica: i cittadini in difficoltà sono sempre meno legati al tradizionale contesto di marginalità e chiedono risposte immediate. Le organizzazioni devono trovare risposte innovative ai bisogni di persone che hanno perso i capisaldi della vita sociale, lavoro e casa. Come Forum abbiamo intrapreso con il coordinamento della Provincia un’attività di raccolta e diffusione di “buone pratiche”. Tante sono le ottime iniziative sviluppatesi sul territorio da singole organizzazioni che tuttavia rimanevano confinate in quel piccolo contesto. Il nostro lavoro è stato quello di portarle alla luce, farle conoscere affinché altri territori possano mutuare queste esperienze e trarne risposte concrete e immediate. Una difficoltà riguarda invece specificatamente il Comune di Bologna e il fatto che al momento la città sia governata da un commissario. La mancanza di un interlocutore politico non permette alle associazioni di conoscere quali sono e quali saranno in prospettiva le scelte di politica sociale e sanitaria. Si è quindi in una situazione di stallo che non consente alle associazioni di programmare in maniera chiara le loro attività presenti e future in un contesto di tagli alla spesa sociale e dunque di riassetto di alcuni servizi. In merito ci tengo a sottolineare l’ampia disponibilità delle organizzazioni di Terzo Settore e delle associazioni di volontariato a dialogare con le istituzioni per trovare soluzioni condivise, a patto che venga salvaguardato un alto livello di welfare.

Elisa Gentili

 

Terzo settore ed editoria di qualità, quando il rapporto funziona


Intervista a Silvano Negretto della casa editrice Negretto Editore

Il terzo settore non è certo un tema da best seller: cosa spinge una giovane casa editrice a interessarsi a questo mondo?
La scelta di interessarsi e coinvolgere in alcune pubblicazioni il mondo del’associazionismo no profit consegue dalla nostra vicinanza etico-politica a un movimento di volontariato che costituisce un serbatoio di forze giovani, colte e preparate sul piano dell’impegno sociale, di energie soggettive in grado di elaborare idee nuove, grazie a esperienze e competenze maturate nei loro variegati quanto difficili percorsi personali. Credo anche che un piccolo editore debba chiedersi il senso delle sue scelte e del suo operato, della sua collocazione nel mercato editoriale: la ricerca e definizione di una nicchia di lettori attenti e interessati a temi specifici è un presupposto fondamentale della sua visibilità e, di conseguenza, della sua sopravvivenza economica.

Nel libro Follia Gentile, dedicato alle esperienze innovative nell’ambito della psichiatria sociale, l’associazionismo ha avuto un ruolo attivo anche nella promozione del libro…
E’ vero, in quel caso ci siamo avvalsi della fattiva collaborazione di Cinzia Migani, dei responsabili dell’Associazione Oltre la siepe e della Caritas di Mantova. Alla interazione tra forze e competenze diverse si è aggiunta la scelta di promuovere un libro avvalendosi di una rete di relazioni che coinvolgessero insieme enti locali, scuole, istituti psichiatrici e gruppi del Terzo settore, da tempo impegnati nella “realizzazione” della legge Basaglia n.180/1978. Va da sé, poi, che la promozione di un libro richiede il coinvolgimento della passione e delle scelte personali dell’editore stesso: senza passione non si sviluppano né si consolidano convincimenti ben definiti e perciò nemmeno la capacità di promuovere, in modo razionale ed efficace, l’ambito di contenuti e valori di cui si fa promotore e sostenitore. Non ci può essere piccola editoria capace di restare dignitosamente sul mercato senza impegno etico - politico “disinteressato” (quasi “no profit”, ecco un’altra ragione di vicinanza) dello stesso editore!

L'Italia è un paese che legge poco (e spesso male): quali sono le vie perché la formazione della persona – che avete scelto come linea guida – possa passare con efficacia attraverso le pagine di un libro?
Le problematiche centrali ineludibili per quei gruppi o associazioni del Terzo settore che intendono misurarsi e impegnarsi nel sociale hanno un valore fondamentale per la formazione di un cittadino consapevole nel mondo contemporaneo. La divisione nord/sud del mondo, i problemi della globalizzazione e delle migrazioni dei popoli, la tendenza – dettata dai meccanismi della concorrenza fra merci e fra trust industriali e commerciali, secondo noi negativa – a uniformare comportamenti e informazioni ai principi della società “usa e getta”, il degrado ambientale, la sottovalutazione progressiva della salute fisico-mentale da parte dei produttori e (per effetto di un sistema pubblicitario il più delle volte dis-informativo) la distruzione della memoria storica in nome dell’attualismo, la diminuzione dei valori di solidarietà dovuta alla progressiva egemonia sulle coscienze dell’individualismo privatistico e dell’indifferentismo morale sono tutti temi e tendenze su cui il nostro progetto editoriale vuole incidere e intervenire costruttivamente. Certo, un libro non può da solo rinnovare alcunché senza l’apporto partecipativo di uomini in carne e ossa realmente e proficuamente impegnati in un movimento culturale in controtendenza rispetto ai sistemi e alle regole oggi predominanti in ambito informativo e formativo.

Come nasce un libro di qualità? E come può affermarsi nel mercato dei libri da supermercato?
Un libro di qualità nasce da un’idea forte, nel senso etico e anche culturale del termine. Idee forti come l’impegno per i diritti di tutti (in senso evangelico o – più laicamente – in senso kantiano: la libertà e le che desidero per me li devo volere per tutti …) o come la realizzazione – proclamata a gran voce dalla nostra Costituzione – di una diffusione delle pari opportunità per tutti. In coerenza con questi presupposti, l’ideazione di un prodotto editoriale non può che avvenire elaborando un’idea originaria, proposta da un autore, in sinergia con gli esperti che compongono il nostro team (il Direttore di collana, il Comitato Scientifico, gruppo redazionale a seconda dei casi… e poi la scelta del grafico, dell’eventuale illustratore, dell’editor, del correttore di bozze...). La qualità non si può ottenere in assoluto, ma si costruisce attraverso un lungo lavoro di selezione, discussione e confronto sul senso che un argomento assume all’interno del progetto, il miglioramento progressivo della scrittura, l’analisi delle relazioni che un testo richiama con problematiche di interesse attuale, la valutazione realistica dell’utilità dell’opera per la conferma/consolidamento della linea editoriale complessiva e delle idee forti o dell’ideologia che la fondano.

Facciamo un esempio concreto?
Sì, prendiamo il Kit multimediale per non vedenti UNDICI di Lidia Beduschi, che dopo essere stato insignito della Menzione Speciale per la Comuncazione educativa dalla Giuria del Premio Alberto Manzi 2010, ha ottenuto il Patrocinio ufficiale – da parte di IRIFOR-UIC Nazionali – in vista del primo Concorso Artistico Nazionale per non vedenti e ipovedenti. Il principio ideale del “diritto di ciascuno su tutto” e in particolare del diritto all’arte, al godimento dei colori e all’affinamento del gusto anche per le persone prive o carenti di capacità visiva, si sono coniugati in un’opera realmente innovativa, alla sicura preparazione e competenza pluridiplinare dell’autrice e dei suoi collaboratori (un‘equipe di persone non vedenti, musicisti, webmaster, psicolgi, storici dell’arte...).

Luca Casadei

 

 

 

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