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I volti della migrazione |

Intervista a Giulio Santagada, assessore all’Istruzione di Anzola nell’Emilia
di Elisa Erriquez e Rosalba Iemboli
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna
Percorrendo la via Emilia, raggiungiamo Anzola nell’Emilia, comune nell’interland bolognese. Tra i capannoni della zona industriale e le casette di provincia, gli anzolesi parlano più lingue. Negli ultimi anni, infatti, si è riscontrato un aumento nel flusso migratorio verso la cittadina, incentivato da richieste di lavoro non specializzato e affitti più bassi rispetto alla vicina Bologna. Oggi l’8,5% delle circa dodicimila persone che vivono ad Anzola è costituito da stranieri. I loro paesi d’origine sono tra i più vari, si arrivano a contare fino a 100 nazionalità diverse. Nordafricani, cinesi e rumeni sono in maggioranza, il numero degli uomini è pressoché uguale a quello delle donne.
Abbiamo incontrato Giulio Santagada, assessore alle Politiche per l’Infanzia, l’Istruzione e la Formazione e gli abbiamo rivolto alcune domande sulla presenza di minori stranieri nelle scuole del territorio.
Quanti sono i minori stranieri che frequentano le scuole ad Anzola?
Essi costituiscono il 17% della popolazione scolastica, percentuale che è raddoppiata negli ultimi 4-5 anni e che descrive un andamento comune ai paesi limitrofi. La grande maggioranza di loro, però, è nata in Italia. Sono ragazzi che hanno intrapreso lo stesso percorso scolastico dei coetanei italiani, a partire dalla scuola dell’infanzia. Lo stesso termine “straniero” risulta a volte un’etichetta fuorviante: a sentirli parlare, nessuno noterebbe alcun accento forestiero.
Qual è il loro rapporto con i coetanei italiani? Ci sono problemi?
Spesso si parla di problemi di apprendimento e di resa scolastica dei ragazzi come se dipendessero dalla presenza nelle classi di immigrati che rallentano il lavoro dei compagni italiani. È una visione riduttiva, che sposta l’attenzione dalle cause principali dei deficit all’interno della scuola italiana. La proposta da parte del governo di creare percorsi formativi separati tra bambini italiani e stranieri è un campanello d’allarme che rispecchia malumori presenti anche negli strati della società in cui si è prestata molto importanza alla solidarietà, come è accaduto nel contesto emiliano.
Qual è l’atteggiamento dei docenti?
Spesso si assiste a un sentimento di noncuranza e rassegnazione, si considerano inutili tutti gli interventi di inserimento dei ragazzi immigrati. I docenti si lamentano di essere lasciati soli e di non disporre di fondi a sufficienza, ma nel momento di verifica si nota come raramente vengano implementati metodi più efficaci e adeguate pianificazioni. Questo senso di inadeguatezza potrebbe essere accentuato dalla mancanza di una formazione obbligatoria e continua su temi del genere e, dunque, dalla scarsità di strumenti professionali che aiutino a fronteggiare i problemi che ne derivano.
E le famiglie?
Molte famiglie vedono la scuola come un semplice erogatore di servizi, la valutano sulla base delle prestazioni dei bambini, secondo la formula “quanto imparo in quanto tempo”. Questo mette in luce dinamiche che vanno ben oltre il ristretto contesto scolastico. Siamo di fronte a una società cristallizzata, in cui è importante per “sopravvivere” avere alle spalle una rete familiare che ci sostenga. Tutti i ragazzi che provengono da situazioni socialmente svantaggiate, e dunque non solo da famiglie di immigrati, scontano tali mancanze. Se si iniziasse a prendere consapevolezza di queste difficoltà, si potrebbe accettare più facilmente l’idea che implementare azioni a tutela dei più deboli sia non solo necessario ma anche stimolo per un arricchimento culturale per tutta la comunità.
Che cosa fa il Comune di Anzola in ambito scolastico?
Il Comune di Anzola fa parte di un’associazione di Comuni, che vede altri coinvolti altri cinque municipi. Seguendo le linee scelte in ambito provinciale, questa associazione ha il compito di gestire le politiche scolastiche. Nel rispetto dell’autonomia scolastica e sfruttando occasioni di confronto tra politici, dirigenti scolastici e insegnanti, si cerca di valutare i progetti già esistenti e applicare quelli vincenti anche negli altri comuni. I piani interessano non solo le politiche scolastiche, ma anche a quelle socio-sanitarie: Ausl e Scuole, se entrano in sinergia, diventano un interlocutore congiunto più facile da raggiungere.
Quali sono le caratteristiche di questi progetti?
Esiste un insieme di progetti che rivolgono la propria attenzione verso tutti i soggetti deboli, tra i quali rientrano anche gli immigrati. Condizioni indispensabili di qualsiasi progetto sono il coinvolgimento, la partecipazione e l’impegno, ma spesso manca un metodo appropriato per creare percorsi strutturati all’inserimento del minore immigrato, sia nella scuola che nella società.
Progetti in atto
Corsi di alfabetizzazione per chi ha una scarsa padronanza della lingua italiana.
Laboratori per classi, finanziati dall’amministrazione e in collaborazione con le scuole sui temi dell’interculturalità, a favore dell’inserimento dell’alunno straniero e di un arricchimento culturale per la comunità. Tra gli ultimi progetti, la mostra “Gli altri siamo noi” sul tema del pregiudizio in occasione della giornata della Dichiarazione dei diritti dell’Infanzia.
Sportello di consulenza psicopedagogica per genitori della scuola elementare e media. Lo sportello offre la possibilità, ai genitori di bambini e ragazzi frequentanti le scuole elementari e medie, di confrontarsi con uno psicologo per affrontare le difficoltà che l'educazione dei propri figli spesso comporta, e dunque capire meglio i comportamenti dei ragazzi ed eventuali segnali di malessere. È aperto ai genitori, singolarmente o in coppia.
Sportello di consulenza educativa per genitori di bimbi da 0 a 6 anni. Il servizio offre consulenza qualificata ai genitori per confrontarsi sul proprio stile educativo, per riflettere sul comportamento dei figli e su come migliorare la comunicazione e il dialogo.
Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, che però non ha declinazione interculturale ma per lo più di alfabetizzazione democratica. È stato insediato nel novembre 2008 ed è stato eletto un ragazzo straniero su 20.
Centro per bambini e genitori il “Tucano”. Il servizio è nato come centro di integrazione per poi diventare un canale attraverso il quale si danno informazioni di carattere generale o su temi specifici come la sanità. È rivolto a bambini fino a tre anni e ai loro genitori o accompagnatori i quali verranno accolti in uno spazio dove, con la collaborazione di un’educatrice, potranno svolgere attività didattiche coordinate con il programma educativo dei Nidi d’infanzia del territorio.
Associazioni di volontariato, costituite prevalentemente da ex insegnanti, lavorano con molte mamme immigrate. La collaborazione con questi interlocutori permette alla scuola di abbandonare l’autoreferenzialità che la caratterizza.
Il Comune di Anzola, in collaborazione con le scuole, sta lavorando sul tema dell’orientamento scolastico per le famiglie “povere culturalmente” o più fragili, tra cui rientrano quelle di immigrati, che non sono in grado di aiutare i figli a scegliere un percorso adatto a loro. Infatti le scelte dei ragazzi ricadono spesso sugli istituti professionali, che tra l’altro, dato l’elevato numero di stranieri, sono strutture che meglio riescono ad accoglierli.
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