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I volti della migrazione

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Intervista a Davide Fabbri, preside dell’Istituto “Manfredi–Tanari di Bologna


di Valeria Bigongiali, Elisa Erriquez e Álvaro von Richetti Cirujeda

Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna

L’istituto superiore IPC Manfredi – ITC Tanari è la seconda scuola di Bologna per numero di studenti stranieri. Abbiamo incontrato il preside Davide Fabbri per capire se esistono e quali sono i problemi legati alla compresenza di molti ragazzi di nazionalità diversa.
“Il più grande ostacolo, superabile, per l’integrazione degli studenti stranieri – ci spiega Fabbri – è la loro scarsa conoscenza della lingua italiana. Un’immediata integrazione linguistica è prioritaria per almeno due fattori”.

Quali sono?
Il primo è che l’apprendimento scolastico non è possibile se ogni ragazzo non è in grado di mettere in campo le competenze acquisite nel proprio paese. In passato abbiamo provato a inserire i ragazzi che non conoscevano l’italiano nelle classi prime, senza tener conto della loro età. Creando così classi in cui quattordicenni e diciottenni studiavano assieme. Ma abbiamo riscontrato che la socializzazione tra ragazzi di età diverse è molto difficoltosa. Per questo, ci stiamo orientando verso la formazione di classi d’età, che prescindano dal grado di conoscenza della lingua italiana. Curando l’aspetto linguistico, una volta che il ragazzo impara l’italiano, le conoscenze apprese nel proprio paese d’origine riaffiorano.

E il secondo fattore?
La seconda causa dell’importanza dell’integrazione linguistica è, ovviamente, la possibilità di comunicare con gli altri ragazzi. C’è un terzo fattore, legato a quest’ultimo aspetto: talvolta, gli studenti italiani si lamentano nel vedere “rallentato” il lavoro scolastico della classe a causa degli stranieri. Noi dobbiamo cercare di limitare questo problema, al fine sia di facilitare il lavoro dell’intera classe sia, di conseguenza, di creare un clima di serenità tra ragazzi italiani e stranieri. Per tutti questi motivi, il punto focale dell’integrazione è la lingua.

In che modo il suo istituto cerca di risolvere questo problema?
La nostra scuola aiuta gli studenti stranieri mediante il Progetto 6+. Si tratta di un’iniziativa sovvenzionata in toto dalla Banca del Monte, che portiamo avanti da più di quattro anni, e che si occupa dell’alfabetizzazione degli studenti stranieri.

In cosa consiste?
Il Progetto 6+ prevede un insegnamento della lingua italiana suddiviso in tre livelli, in tre diverse “classi di alfabetizzazione”. Tengo a precisare che si tratta di classi parallele, e non sostitutive, rispetto alle classi “normali”. Il nostro compito è mettere lo studente in grado di comprendere le lezioni, ma lo facciamo permettendogli anche di stare in classe con gli altri, per creare con loro dei rapporti e per capire come funziona l’impegno scolastico.

Come sono organizzati i tre livelli?
Il primo livello di alfabetizzazione riguarda i ragazzi che devono apprendere a leggere e scrivere in italiano. L’attività viene fatta quotidianamente in alcune ore della mattinata. Al secondo livello, lo studente è in grado di comprendere ciò che è detto in classe e l’alfabetizzazione prende luogo durante il pomeriggio. Il terzo livello aiuta gli studenti a rendersi autonomi nello studio ed è dedicato ai ragazzi che parlano bene l’italiano ma che hanno qualche difficoltà nella comprensione, per esempio, delle materie tecniche.

Quante ore a settimana gli studenti stranieri dedicano all’attività di alfabetizzazione?
Il primo livello prevede circa dieci ore a settimana, il secondo otto. Per il terzo livello, gli studenti vengono fatti uscire dalla classe durante le ore delle materie in cui hanno bisogno d’aiuto e fanno lezione di quella stessa materia con l’insegnante di alfabetizzazione.

Gli studenti stranieri sostengono le prove di verifica in modo analogo agli altri?
I ragazzi al terzo livello di alfabetizzazione sono in grado di sostenere normali prove di verifica. Al secondo livello, le prove sono leggermente semplificate, mentre i ragazzi che ancora stanno imparando a leggere e scrivere in italiano sostengono verifiche con l’insegnante di alfabetizzazione anziché in classe con gli altri.

Oltre all’alfabetizzazione, il suo istituto sta portando avanti altre iniziative?
Sempre all’interno del Progetto 6+, è previsto che nei prossimi mesi le insegnanti inizino a lavorare sulla produzione di glossari e testi semplificati per le materie più complesse. Lo scopo è rendere più chiare formule espressive – per lo più usate nelle materie tecniche - difficili da comprendere talvolta anche agli studenti italiani. Inoltre, la scuola sta portando avanti una partnership con la ASP (Azienda per il Servizio alla Persona) del Comune di Bologna, che si occupa del supporto alle famiglie degli studenti stranieri. In questo modo, la scuola può dedicarsi in modo più completo e accurato all’attività d’integrazione linguistica, mentre l’ASP si cura di eventuali problemi d’inserimento sociale delle famiglie.

Qual è il legame tra queste diverse iniziative?
Il nostro impegno è creare un senso di accoglienza nei confronti dei ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’ingresso della scuola abbiamo appeso le bandiere del paese di provenienza di ogni studente presente. E’ un piccolo passo, un lavoro simbolico, ma è il segno di un’accoglienza che noi riteniamo indispensabile.

 

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