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L’anello forte e l’anello debole: essere donna nella migrazione
studente Corso di Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica dell’Università di Bologna Le storie di immigrazione nel territorio bolognese sono sempre più storie di donne. Lo mostra la ricerca Immigrazione femminile nella provincia di Bologna dell’Osservatorio delle Immigrazioni. Storie diverse, di donne che seguono i mariti, di donne che partono lasciando la famiglia, spesso i figli, di donne in cerca di un futuro. A loro l’Istituzione “Gian Franco Minguzzi” della Provincia di Bologna ha dedicato lo scorso 14 novembre una giornata di studio e confronto di respiro europeo, L’anello forte e l’anello debole: essere donna nella migrazione. Partendo dalla ricerca dell’Osservatorio è emerso che, sullo sfondo di un trend di continua crescita della popolazione straniera, nel 2007 questa popolazione era a maggioranza femminile. Da qui la necessità di leggere il fenomeno e, soprattutto, di riflettere sul come le politiche di genere si debbano coniugare con quelle dell’immigrazione. Mara Tognettti Bordogna, professoressa di Politiche Migratorie all’Università di Milano Bicocca, ha analizzato il fenomeno della migrazione femminile nel contesto nazionale indicandone le criticità: dalla segregazione occupazionale alla subordinazione rispetto al marito o al padre, passando attraverso la violenza, i divorzi e le separazioni. La professoressa Bordogna ha messo in luce la necessità di politiche di sostegno alle ragazze adolescenti nel contesto migratorio, politiche al momento del tutto inesistenti. Noria Boukhobza, professoressa presso l’IUFM (Instituts Universitaires de Formation des Maîtres)di Tolosa e fondatrice dell’associazione Intermed (Intercultura e rapporto uomo/donna nelle società del Mediterraneo), ha approfondito la situazione delle giovani di origine magrebina in Francia e i progetti loro rivolti per farle uscire dai quartieri di immigrati. Questi nella realtà francese hanno la peculiare caratteristica di essere multietnici: sono “ghetti” formatisi per necessità economiche in aree meno qualificate e quindi con affitti più bassi. In essi spesso le donne sono destinate a trascorrere la loro esistenza in un legame di rispetto dovuto non solo alla famiglia, ma anche all’identità superiore del quartiere. Nazia Khanum, direttrice della società di consulenza indipendente Equality in Diversity, si è invece occupata di descrivere l’esperienza delle giovani di origine sud-asiatica in Gran Bretagna, sottolineando il ruolo dell’educazione come leva dell’integrazione. Fondamentale secondo Saskia Sassen, urbanista e sociologa presso la Columbia University e la London School of Economics, è riflettere sulla lunga storia di immigrazione interna dell’Europa, una storia di mixing e di discriminazione per cui, in fondo, ogni europeo è un po’ un immigrato e, in secondo luogo, sulla necessità di relativizzare il fenomeno migratorio a livello mondiale. Infatti, il mondo di mobilità della people on the move tocca marginalmente l’Europa, poiché i maggiori spostamenti avvengono internamente all’Africa, in Medio Oriente e Colombia. Le politiche attivate nella Regione Emilia Romagna e nel territorio della Provincia di Bologna sono state presentate da Anna Maria Dapporto, assessore alla Promozione delle Politiche Sociali e per l’Immigrazione della Regione Emilia Romagna, da Simona Lembi, assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Bologna, e da Sanja Basic del Consiglio dei Cittadini Stranieri e Apolidi della Provincia di Bologna. Il convegno si è concluso con un’interessante tavola rotonda dal titolo “Empowerment and immigrated women rights defence: comparison between associative experiences” moderata da Farian Sabahi, giornalista Rai e professoressa all’Università di Torino. Alla discussione hanno partecipato le rappresentanti delle associazioni femminili Ni putes ni soumises dalla Francia, Papatya dalla Germania, Southall Black Sisters dalla Gran Bretagna e Trama di terre dall’Italia. Dagli interventi innanzitutto descrittivi sulla tipologia di attività svolta, si è riscontrato che in Italia, rispetto agli altri paesi europei rappresentati, si fatica a creare rete tra le associazioni femminili e, di conseguenza, è difficile esercitare pressione e influenzare le politiche di genere. Tra gli elementi problematici relativi alle donne migranti è emerso trasversalmente il tema dei matrimoni forzati, un tema attualissimo per il quale, il giudizio è unanime, può rilevarsi maggiormente efficace un intervento di prevenzione piuttosto che di repressione.
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