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Nuove povertà e nuove resistenze
Dalla tavola rotonda La città invisibile – martedì 16 marzo 2010 - Bologna
Il problema del servizio abitativo per le persone senza fissa dimora e soprattutto per le popolazioni di etnia rom è stato al centro della tavola rotonda La città invisibile. Indagini conoscitive sulle famiglie senza fisse dimora a Bologna e a Roma, martedì 16 marzo, nell'ambito di Naufragi, il Festival delle Fragilità Metropolitane di Bologna.
Un tema che ha radici lontane, come sottolinea il professor Antonio Genovese, docente di Pedagogia interculturale dell’Università di Bologna, che apre l'incontro leggendo alcuni passi da testi riguardanti la vita dei rom. I libri sono datati, Cervantes risale al 1613, ma le sue parole rivelano come il presente non sia tanto diverso da allora. Nel sentire comune la cultura nomade viene associata, ieri come oggi, a un qualcosa da allontanare, difficile da comprendere e da accettare. L’estrema diffidenza nei confronti delle popolazioni rom trova forma, ai nostri giorni, nello sgombero. E sgomberare evoca per il professor Geneovese “il buttar via cose vecchie”. “Può essere mai lo sgombero” - si chiede - la soluzione adatta a rompere il degrado?”. L'esperienza dello sgombero, ricorda, insegna come lo sgombero accresca in modo significativo il degrado delle persone interessate: i bambini si ritrovano a non poter più andare a scuola da un giorno all’altro, si spezzano quei legami familiari e relazionali che si sono creati e saldati all’interno della comunità rom, mentre le abitazioni si ricostruiscono in altra sede in modo sempre più fatiscente e improvvisato. “Senza dimenticare” aggiunge Daniele Bergamini della cooperativa sociale La Piccola Carovana “che sgomberare ha un costo e non è affatto economico: con gli stessi soldi sono stati finanziati per gli immigrati progetti di espatrio e reinserimento lavorativo nei loro paesi d’origine”.
Allo sgombero l’associazione La Piccola Carovana a Bologna e gli architetti Lorenzo Romiti e Roveri a Roma hanno preferito delle “passeggiate rom-antiche”: incontri lungo i fiumi e nelle zone rurali che circondano le città, per conoscere, parlare con le persone senza fissa dimora e che si trovano in condizioni di estrema povertà abitativa. In molti casi famiglie rom, ma non solo. A Roma sono quasi duemila le persone che vivono lungo il Tevere in baracche, e tra questi ci sono anche italiani. Romiti e Roveri, con la collaborazione di Stalker/ON, del Dipartimento di Studi Urbani di Roma3 e delle comunità Rom che vivono lungo gli argini del Tevere, hanno realizzato “La Casa di Tutti”, una casa in legno del valore di ottomila euro per dimostrare che le risposte concrete e civili all’emergenza abitativa sono possibili. A guidare l’iniziativa è stata la curiosità e l’interessamento per la cultura rom: dalle passeggiate lungo il Tevere e dagli incontri si è passati alla costruzione di un progetto da realizzare insieme. Purtroppo la casa è stata incendiata, l’amministrazione comunale è cambiata e a Roma progetti insieme non sono più stati realizzati Lo stesso progetto o una nuova iniziativa condivisa potrebbe rinascere a Bologna La Piccola Carovana, che coopera per risolvere situazioni di emarginazione e disagio presenti sul territorio. Dando così vita a nuovi esempi di impegno civile e solidale, vere e proprie “forme di resistenza contro l’apatia, contro l’amoralità e contro il disconoscimento del valore umano”, come sottolinea don Giovanni Nicolini, presidente dell’associazione Povertà Nuove Ricchezze. “Nuove povertà dunque, ma anche nuove resistenze” conclude il giornalista Federico Taddia, facendosi portavoce di chi ha un'idea di città come luogo di incontro e non di esclusione.
Chiara Panzeri
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna
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