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La parola alla strada. I servizi visti da chi li usa


Tavola rotonda – sabato 20 marzo 2010 – Festival delle fragilità metropolitane

Chi li usa i servizi della strada? “Ognuno di noi”, la risposta sembra essere scontata, ma non è così. I servizi della strada così come le sue insidie, i suoi pregi e i suoi difetti li conoscono solo coloro che, per scelta o per forza, sono costretti a viverci, ai margini di una società che va troppo di fretta, così di fretta da non accorgersi spesso di loro. Oppure da accorgersene appena, presa dalla sua ansia di scappare, di inseguire la meta, di correre a casa, ormai diventata il guscio della sua esistenza. Da qui parte la tavola rotonda La parola alla strada. I servizi visti da chi li usa, che sabato 20 marzo, alle “Le Scuderie”, locale di aperitivi succulenti nel centro storico bolognese, dà la parola a chi la strada la vive ogni giorno. L'appuntamento fa parte di
Mille volte abbiamo messo mano al portafoglio e offerto il nostro piccolo obolo a chi ce lo ha chiesto, senza chiederci chi è la persona che per strada ci tende la mano, quale è la sua esistenza, dove vive, con chi, come mangerà e dove dormirà. Quel semplice gesto ci fa sentire più leggeri prima di correre a casa, alla nostra bella, calda e accogliente dimora, ricca di ogni bene, dall’utile al superfluo. Per una volta parlano loro, i loro sogni, le loro aspettative. C’è chi è finito in strada per scelta, dopo aver deciso di abbandonare tutto quello che aveva, cambiando così radicalmente stile di vita. Chi c’è finito dopo una vita piena di stenti, attraversando spesso anche il tunnel dell’alcolismo e della tossicodipendenza. Chi è venuto in Italia per cercare un’esistenza migliore, ma la sorte si è trovato a soffrire anche nel nostro paese freddo e fame.
Accanto ai loro racconti, le iniziative attivate dal Comune di Bologna per far fronte a queste povertà. Viene presentato il progetto L’isola che non c’è: una zona nella periferia di Bologna dove i punkabbestie possono andare a dormire, avendo la possibilità di trovare un rifugio anche per i loro amici a quattro zampe. La cosa più bella è la possibilità di avere le chiavi del cancello per accedere ai vari container dormitorio. Un traguardo, una vera e propria forma di libertà – viene sottolineato durante l'incontro – perché la chiave è lo strumento che ogni giorno permette a ogni essere umano di rientrare nella propria abitazione, lo strumento che decreta quindi una vera e propria proprietà di un bene. Le altre iniziative intraprese vengono contestate: i dormitori sono sempre sovraffollati, spesso ci sono condizioni igieniche al limite della sopravvivenza, si possono prendere persino i pidocchi e la scabbia. Tutti devono convivere con tutti – si lamentano – non vengono offerte ai tossicodipendenti delle strutture dove potersi riabilitare e riprendere una vita più o meno normale. La possibilità di stare in dormitorio solo per pochi mesi, il tempo ritenuto necessario a trovare un lavoro e poter così pagare l'affitto di una casa, non è abbastanza per tutti, dicono. I più si lasciano travolgere dalla promiscuità della loro esistenza e dalle insidie offerte dalla strada, dove continuano a trascorrere gran parte della loro giornata: ogni mattina si deve abbandonare il dormitorio alle 8 per poi poterci tornare solo alle 19.
Ogni piccolo gesto diventa una sfida, ogni piccolo risultato un grande successo. Anche riuscire a prendere un caffè quando la macchinetta fa i capricci, racconta un abitante della strada che prende la parola. Il distributore di bibite che inghiotte i nostri spiccioli senza darci la bevanda ci porta a ripetere il gesto nella speranza che i nostri soldi non facciano la fine dei precedenti. Ma se questi soldi fossero stati gli unici in nostro possesso? Il sapore del caffè tanto immaginato resta lì sulla lingua, ci si allontana sconsolati. Il caffè non è vitale, ma è prezioso per chi ha guadagnato a stento qualche piccola monetina, lo ha sognato, lo ha degustato con l’immaginazione, ma non lo ha potuto bere. Queste e molte altre storie vengono raccontate alle Scuderie, mostrando in controluce le tante piccole e grandi cose che ciascuno di noi può fare per chi non ha nulla. Offrire un lavoro, regalare oggetti in buone condizioni che non usiamo più, ascoltare semplicemente una storia e capire che è anche la nostra storia. “Non sempre si possono aspettare le istituzioni, spesso si deve anche agire!” viene detto con forza. In attesa del prossimo incontro, da affrontare con occhi diversi.

Marta Ghelli
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna

 

 

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