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Mensile di promozione sociale
Direttore: Massimiliano Fanni Canelles
Editore @uxilia Onlus - Aut. Trib. Trieste n°1089 del 20/07/2004 - ROC Aut.Ministero Comunicazioni n° 13449
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Laboratorio Università di Bologna

 

Diverse povertà

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Italiani di domani


Un' esperienza di intercultura nella scuole di Bologna.

Ogni martedì e mercoledì, alle 14, il cortile della scuola media Guinizelli di Bologna è gremito di ragazzi dai 12 ai 18 anni. Ci sono Moldavi, Indiani, Bengalesi, Cinesi, Rumeni, Filippini, Pakistani, Brasiliani, Tunisini, Egiziani ed Italiani. Giocano a calcio, chiacchierano tra loro seduti sulle panchine, alcuni rimangono in disparte ad osservare, con l'immancabile i-pod alle orecchie. E' qui che l'associazione di promozione sociale Aipi Coop organizza, da anni, corsi di italiano lingua seconda per stranieri (L2) e un dopo scuola gratuito per bambini e ragazzi stranieri ed italiani, di diverse scuole, che, per motivi diversi, hanno bisogno di un aiuto per i compiti. Alle 14.30, in un momento di coralità babelica, i ragazzi prendono posto. Sono una cinquantina: metà di loro segue i corsi di italiano L2, gli altri fanno i compiti con l'aiuto dei tanti volontari e tirocinanti che collaborano al progetto. Poi giocano a carte, chiacchierano, scherzano insieme. Loro non lo sanno, ma stanno facendo esercizio di intercultura. Proprio lì, nel cortile e sui banchi della scuola Guinizelli di Bologna, c'è l'Italia che sta cambiando.
A metà del 2009, i minori stranieri in Italia erano 900.000, 600.000 in più rispetto alla metà del 2001. Negli ultimi tre anni, i minori figli di stranieri sono aumentati di 100.000 unità all'anno. Gli iscritti non Italiani negli istituti, statali e non statali, sono più di 500.000, il 5,6% del totale. La crescita è stata rilevante per tutti gli ordini e gradi di istruzione, anche se con forti differenze: gli iscritti non Italiani alla scuola dell'infanzia e alla scuola elementare sono aumentati più di sette volte dal 2000 al 2010. Anche nella scuola media gli stranieri rappresentano una quota vicina a quella registrata nella scuola primaria. Sono relativamente pochi, Invece, i figli degli immigrati alle scuole superiori, a causa della dispersione scolastica e del ritardo conseguente sia all'inserimento dei giovani immigrati in classi inferiori rispetto a quelle corrispondenti alla loro età anagrafica, sia al più frequente esito negativo dell'anno scolastico.
Per alcune ricerche, spesso eseguite in ambiti locali, sembra che i ragazzi stranieri, anche quelli nati in Italia, conseguano risultati scolastici peggiori rispetto ai loro coetanei italiani. La causa risiede, in primo luogo, nella difficoltà con la nuova lingua, ma pesa anche l'impossibilità di ricevere un aiuto da genitori o parenti. Povertà culturale e, in un certo senso, relazionale, che possono e devono essere colmate in un'età particolarmente delicata. Il lavoro di Aipi coop è solo un esempio delle tante iniziative volenterose ed intelligenti presenti sul territorio che cercano di rispondere a questo problema, in assenza di piani nazionali o regionali di ampio respiro.
I ragazzi del Guinizelli sono in gamba. Parlando con loro è la prima cosa di cui ci si rende conto. Tutti parlano più di due lingue, molti anche quattro o cinque, specialmente i bengalesi. Tre quarti di loro parlano fluentemente l'inglese. Amano l'Italia, la neve e le belle città, ma anche la scuola: quasi tutti vorrebbero iscriversi alle superiori. Le scuole tecniche, maggiormente orientate al mondo del lavoro, vanno per la maggiore. Imparare l'italiano non è un'impresa eccessivamente difficile, ad eccezione dei giovani cinesi che riconoscono di fare molta fatica, mentre il latino e la letteratura antica sono ossi duri. Alcuni dicono di sentirsi Italiani, altri no. La maggior parte ammette di non saperlo. Un'incertezza diffusa soprattutto tra i più giovani e che si riduce al crescere del tempo di permanenza in Italia. Anche se il legame con la società di origine non si cancella ed è parte della loro identità. La conoscenza della lingua italiana concorre ad alimentare in loro il sentimento di appartenenza: è uno strumento di comunicazione e conoscenza, ma anche il collante nei rapporti fra coetanei e con il mondo adulto esterno alla cerchia familiare ed etnica. Poi contano l'amicizia e le frequentazioni extrascolastiche dei coetanei italiani, anche queste direttamente proporzionate al tempo di permanenza nel nuovo Paese. Molti affermano di preferire le frequentazioni degli amici del proprio Paese, ma tutti i ragazzi considerano i rapporti con i compagni di classe molto importanti, soprattutto chi è arrivato da poco, per cui rappresentano un importante punto di riferimento.
La loro condizione "mediana", l’appartenenza a più mondi, in cui, a volte, scuola e famiglia rappresentano i poli opposti, può costituire una sfida difficile o un'opportunità importante, a seconda di come la si affronta. Ma, senza dubbio, non riguarda solo loro. Riguarda ciascuno di noi, la nostra capacità di non escludere e non ignorare i problemi, i bisogni, le aspettative ed i sogni di tanti giovani che, insieme alle loro famiglie, contribuiscono alla crescita economica, culturale e civile del nostro Paese.

Valeria Memè (Ancona)
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna

 

 

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