Alza il triangolo al cielo: al Gender Bender una mostra sui diritti delle donne

Di Maria Grazia Sanna

Alza il triangolo al cielo è molto più di una mostra, è un momento di riflessione. Si ricorda il passato per interrogarsi sul presente e il futuro di tutte le donne.

Ci sono mostre che ci colpiscono per la bellezza delle collezioni esposte e la genialità degli autori che le hanno create, eppure restano cristallizzate all’interno del loro tempo. Ce ne sono poi altre, che non suscitano un particolare impatto dal punto di vista estetico ma riescono a provocare riflessioni e per questo dovrebbero diventare un appuntamento annuale fisso per qualsiasi persona, soprattutto se donna. È il caso di “Alza il triangolo al cielo. Parole, corpi e spazi in movimento”, inaugurata il 27 settembre 2018 presso il portico dell’ex convento di Santa Cristina a Bologna e riproposta all’interno del Gender Bender Festival, in corso dal 24 ottobre al 3 novembre 2018 nella medesima città.

Questa mostra è innanzitutto una sintesi del lavoro realizzato dall’Archivio di storia delle Donne e la Biblioteca Italiana delle Donne della città di Bologna. In essa sono raccolte alcune delle pagine più importanti del cammino delle donne verso lemancipazione. Ma quello che vediamo scorrendo tra le esposizioni di Alza il Triangolo al cielo non è solo un racconto cronologico di quanto avvenuto. Si parte dal passato per riflettere sul presente, sugli obiettivi raggiunti e su quelli per cui occorre ancora lottare. 

Si parte dal passato per riflettere sul presente, sugli obiettivi raggiunti e su quelli per cui occorre ancora lottare.

In questo senso non è un caso che la mostra sia stata inaugurata nel 2018. Sono infatti passati 50 anni esatti da quando le donne per la prima volta sono scese in piazza per avere una maggiore libertà e possibilità di auto-affermarsi. A mezzo secolo di distanza il 2018 dunque costituisce un momento per ricordare chi ha lottato per noi.

Questa ricerca della memoria perduta avviene attraverso quattro tappe importanti: il ‘68 con le prime grandi manifestazioni in piazza; l’otto marzo 1977; il periodo tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘90 e costumi e consumi: rappresentazioni corpi e gesti che cambiano.

Alza il triangolo al cielo: il ’68 e i primi movimenti femministi in America e in Italia

Alza il triangolo al cielo parte, non a caso, dal ‘68, anno clou nella storia sia degli Usa ma anche dell’Italia. Per quanto riguarda gli Usa particolare attenzione viene suscitata dalla “pattumiera della libertà”. Posta lungo uno dei lati del portico, si tratta di un vero e proprio cestino che contiene reggiseni, zeppe, ciglia finte etc. Con questo, negli anni ’60, le donne si ribellavano contro il concorso di bellezza Miss America, il quale avrebbe rappresentato un esempio di mercificazione della donna.

pattumiera della libertà - alza il triangolo al cielo

Credits photo: Maria Grazia Sanna

Si passa poi all’Italia. Tra i documenti e le immagini sulle lotte instaurate nel nostro paese rimane impresso l’articolo “che cosa pensano le ragazze di oggi” apparso sul giornale studentesco “La zanzara” nel 1966. All’interno di questo si dichiara la necessità di sentirsi libere dai condizionamenti del padre e di poter parlare con la madre come se fosse un’amica. Parole forti per un’epoca, in cui i giovani, per imposizione della società borghese, erano soggetti ad una repressione sessuale e le quali hanno suscitato infatti la reazione delle maggiori autorità e delle istituzioni pubbliche. 

cosa pensano le ragazze oggi - alza il triangolo al cielo
Credits photo: Maria Grazia Sanna

Alza il triangolo al cielo, anni ’70: il caso Pierobon e il primo Movimento transgender

In Alza il triangolo al cielo, ci sono poi gli estratti dei documenti del processo Pierobon, minorenne accusata nel 1973 di aborto clandestino e le immagini dedicate alla manifestazione dell’8 marzo, che pur avendo un minore spazio nella mostra, riesce comunque a riportarci indietro nel tempo e a farci udire le loro parole di rivendicazione. 

Non è un caso se parte del titolo della mostra è “Corpi, Parole e Spazi delle Donne in movimento”. Attraverso i corpi e le parole di queste donne appartenenti a vari movimenti femministi, è come se anche noi compiessimo un cammino attraverso vari decenni: partendo dalla fine degli anni 60 sino alla fine degli anni ’80, passando per gli anni ’70. Quest’ultimo momento di conquiste anche per le persone transessuali e transgender: è nel 1979 infatti che nasce il M.I.T., Movimento Identità transessuale.

Anni 2000: l’aborto, una semi-libertà

Ma ciò che colpisce maggiormente della mostra Alza il triangolo al cielo è il suo legame con il nostro presente. Di fronte alle immagini e ai vari articoli, a distanza di 50 anni, risulta spontaneo sentirsi distanti da certi moniti. Allo stesso tempo però si prova orgoglio per il coraggio delle donne delle generazioni passate. Si tratterebbe infatti di un valore quasi assente nelle donne del presente, se si escludono alcuni movimenti come quelli del #metoo.

Oggi si fa ancora fatica a discutere di sessualità all’interno delle scuole. In secondo luogo l’aborto costituisce tuttora una semi-libertà. Secondo una ricerca del Ministero della Salute basata su dati raccolti nel 2016, almeno il 70% dei medici sono obiettori di coscienza. Questo sarebbe contrario alla legge 194, che a partire dal 1978 aveva finalmente reso legale l’interruzione volontaria della gravidanza e vanificherebbe così le lotte innescate ad opera dei movimenti femministi degli anni ’70, di cui ci è data notizia anche all’interno della mostra.

Le ragioni poi spesso non sono legate nemmeno a questioni di coscienza. Sempre di più oggi  l’interruzione volontaria di gravidanza viene ritenuta una pratica monotona da parte dei medici. Alcuni di questi pensano persino che monetizzarla potrebbe rendere questa mansione più appetibile e invogliare loro stessi ad occuparsene. Qualora queste ipotesi divenissero reali, si tratterebbe senza dubbi di un passo indietro per i diritti delle donne, su cui certo non si può mancare di riflettere.

Maria Grazia Sanna
Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio.

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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