Sradicare il fascismo: una questione di cittadinanza

“Certamente il fascismo è stato già sconfitto una volta, ma siamo ben lungi dall’aver sradicato definitivamente questo male supremo del nostro tempo: le sue radici sono infatti profonde e si chiamano antisemitismo, razzismo, imperialismo.”

Hannah Arendt

Queste le parole della filosofia tedesca di origini ebraiche, celebre per la serie di articoli pubblicati in merito al processo contro Adolf Eichmann (militare e funzionario tedesco considerato uno dei maggiori responsabili della deportazione di centinaia di migliaia di persone nei campi di sterminio) a Gerusalemme, poi raccolti nel libro “La banalità del male”. L’unico modo per “dare un taglio” alle radici tossiche del fascismo è renderci pienamente consapevoli del nostro essere cittadini ed essere in grado di usare lo strumento che più di qualsiasi altro è adatto a questo scopo: la CostituzioneAlcuni dei partiti di estrema destra hanno più volte colto l’occasione per rimarcare gli aspetti negativi di questioni quali l’immigrazione e il lavoro delle istituzioni, spesso in riferimento a fonti e dati non attendibili. Questo ha in parte contribuito ad aumentare le tensioni sociali all’interno del nostro Paese.

Una campagna elettorale intrisa d’odio

“L’attacco di Macerata non è affatto un’anomalia. É il prodotto di un discorso politico dominante sempre più improntato ad un feroce razzismo che sta trasformando una cultura calorosa, vivace e aperta in un’ansia tossica, di paura e odio”. Così scrive la giornalista Rula Jebreal su The Guardian, in merito all’attacco fascista compiuto da un ex candidato della Lega Nord, Luca Traini, contro sei immigrati, nella città di Macerata, il quale non nasconde la sua vicinanza anche a partiti di estrema destra, come CasaPound, e all’ideologia fascista. Le dichiarazioni dei politici italiani sull’attentato hanno suscitato non poche critiche di gran parte dell’opinione pubblica, in particolare per la mancata condanna di questo gesto in quanto fascista. Il saluto romano compiuto dall’attentatore poco prima del suo arresto dev’essere passato inosservato.

I dati dell’Hate Crime Reporting, pubblicato a novembre 2017 dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), in riferimento al 2016, mostrano come i crimini motivati dall’odio siano in crescita: 803 casi nel 2016 rispetto ai 555 del 2015.

La crescita del numero di crimini di questo tipo non è un fenomeno da sottovalutare e chi preme sul tasto della diffidenza nei confronti del diverso, tramutandola in paura e a volte in odio, non fa altro che accrescere uno scontro tutt’altro che costruttivo. Il pericolo di ricadere nelle ombre del fascismo non deve essere sottostimato. Le norme costituzionali e le leggi in merito non devono essere viste come “pezzi d’antiquariato” da tenere impolverati in soffitta.

La libertà di espressione e l’apologia del fascismo: un confine sottile

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”; questo il testo dell’articolo XII delle “disposizioni transitorie e finali” della nostra Costituzione. Gli elementi che però aiutano a identificare se un gruppo o un partito abbia come obiettivo la ricostituzione del partito fascista, si possono ritrovare, più dettagliatamente, nella legge del 20 giugno 1952 n. 645, meglio conosciuta come legge ScelbaTra questi ricordiamo: la minaccia e la violenza come metodo di lotta politica, la volontà di sopprimere le libertà fondamentali della Costituzione, la propaganda razzista e che il partito o il gruppo di riferimento concentri le proprie attività nell’esaltare gli esponenti, i principi, i fatti e i metodi propri del partito fascista.

La Corte Costituzionale ha chiarito, fin dal 1957, che ogni comportamento che, “pur non rivestendo i caratteri di un vero e proprio atto di riorganizzazione”, possa comunque portare alla ricostituzione del partito, debba essere impedito per tutelare il regime democratico. La presenza di parametri volutamente non rigidi permette, al giudice che lavora su un caso in cui l’imputato sia accusato di apologia al fascismo, di poter decidere alla luce del contesto in cui il fatto è stato compiuto e di considerare una serie non indifferente di variabili e disporre in base alle prove fornitegli, che chi ha scritto la legge, obiettivamente, non avrebbe potuto prevedere.

Il caso di una sentenza della Corte di Cassazione del 20 febbraio di quest’anno, ha attirato l’attenzione dei media per l’assoluzione di due imputati, accusati di aver compiuto “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista quali: la “chiamata del presente” e il cosiddetto “saluto romano”, l’esposizione di uno striscione inneggiante ai camerati caduti e di numerose bandiere con croci celtiche”.

La Corte di Cassazione spiega che l’esprimere la propria vicinanza all’ideologia fascista non sia di per sé un reato, poiché altrimenti si priverebbe l’individuo di godere del diritto alla libertà di pensiero, garantito dall’articolo 21 della Costituzione. Un’espressione di questo tipo diventa però reato quando viene manifestata “in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione” del partito fascista.

In questi casi è importante non ridurre una sentenza al solo esito finale, col rischio di giungere a conclusioni distorte; ma cercare di comprendere il percorso logico che ha portato i giudici ad una determinata decisione e considerare che le circostanze sono naturalmente differenti per ogni sentenza.

“Stop ai diritti civili”: qualcosa non torna

Forza Nuova, partito di estrema destra che ha presentato dei candidati alle elezioni del 4 marzo, scrive in una delle proprie locandine: “Stop ai cosiddetti “diritti civili”: no a gender, adozioni e “matrimoni” gay, uteri in affitto”.

Vedere scritta in un programma elettorale questa frase, fa riflettere. Prima di tutto, i diritti civili sono garantiti dalla Costituzione nel Titolo I, dall’articolo 13 al 28: tra questi vi sono la tutela della libertà personale, la libertà  di associazione, di professare liberamente la propria religione e la libertà di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
In secondo luogo, i concetti e temi riportati all’interno della locandina non sono ancora considerati dal nostro ordinamento come diritti (escluse le unioni civili, questo il termine corretto), ma si tratta di temi in evoluzione e in continuo dibattito, ancora fonte di forte  tensione e scontro ideologico nel nostro Paese.

Racchiudere in un’unica categoria concetti e temi che non ne fanno parte, o almeno, non ancora, indirizza chi legge la locandina a identificare nozioni diverse tra loro come se fossero uguali e porta con sé confusione, provocando percezioni errate in lettori ed elettori, riguardo ai veri “nemici” del cittadino: secondo la locandina, sembra quasi che i diritti civili siano un pericolo per la società. Dunque l’intenzione del partito, espressa nel programma elettorale, è una volontà che, nascosta da un gran polverone, sostiene in realtà la “soppressione delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione”, dunque con finalità antidemocratiche. Il tutto presumendo che chi ha scritto questa frase, sappia di cosa sta parlando. La legge, come abbiamo visto, non necessita di articolate interpretazioni, ma il silenzio che si crea attorno a questa affermazione, la mancata reazione da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni, fa sorgere molte domande.

Sono numerosi i casi di violenza registrati lo scorso anno, molti di questi a sfondo razzista, come mostra il “Quarto libro bianco sul razzismo in Italia”. Alcuni di questi crimini sono stati commessi anche da militanti di CasaPound. L’Espresso definisce il 2017 come “un anno di violenza fascista”. Si pensi all’aggressione contro i due inviati di Nemo Nessuno Escluso, da parte di Roberto Spada, membro del “clan di famiglia” spesso collegato a crimini di stampo mafioso. I legami con CasaPound sono stati l’oggetto dell’intervista che ha scatenato la violenza, definita come “aggressione con metodo mafioso”, preceduta dalla domanda: “Sei antifascista?”, da parte dell’aggressore.

The Washington Post descrive invece il partito della “destra nazionalista” Fratelli d’Italia, come l’erede del Movimento Sociale Italiano (MSI), il cui simbolo è una fiamma che poggia su una base, preso in prestito da Giorgia Meloni, che simboleggia “la capacità di diffondere gli ideali fascisti in eterno”, come riporta il quotidiano americano. Piccoli ma significativi “dettagli” che non possono essere ignorati.

Alla violenza, risponde la democrazia

La reazione sociale a questi movimenti deve essere forte. Non attraverso la violenza e l’odio, poiché sono proprio questi gli strumenti che questi partiti e movimenti usano per avvicinare a sé parti di popolazione che spesso si sentono abbandonate dalle istituzioni e che accrescono in loro il risentimento verso lo Stato, senza però mai giungere a una vera soluzione politica sui temi che sparpagliano in modo casuale nei loro programmi elettorali.

La risposta non può che partire dai cittadini. All’emergere degli estremismi e dei populismi, non possiamo dimenticare che la Costituzione è il nostro più grande alleato e che solo preservandola e diffondendone una maggiore e più consapevole conoscenza, possiamo difenderci da chi mira ad attaccarne le fondamenta attraverso l’odio, la paura per il diverso e atti di violenza non accettabili in uno Stato democratico.

Cristina Piga
Nata a Sassari il 30 giugno del 1995, studentessa in Scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani. Scrive fin da piccola racconti e poesie. Fa le sue prime fotografie con una vecchia analogica, senza mai più smettere di catturare attimi. Ama la cucina e la cultura orientale.
Scopre Social News in ambito accademico e ne diventa lettrice, per poi fare domanda come tirocinante.
I diritti umani sono espressione dell’uomo in quanto tale. Considerarli come un “concetto”, da cui possono derivare centinaia di interpretazioni e definizioni, non basta per renderli concreti ed effettivi per ogni essere umano. Lo studio dei diritti umani è essenziale per capire tutte le “facce” dei diritti umani e per difenderli nel modo più efficace possibile.

Cristina Piga

Nata a Sassari il 30 giugno del 1995, studentessa in Scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani. Scrive fin da piccola racconti e poesie. Fa le sue prime fotografie con una vecchia analogica, senza mai più smettere di catturare attimi. Ama la cucina e la cultura orientale. Scopre Social News in ambito accademico e ne diventa lettrice, per poi fare domanda come tirocinante. I diritti umani sono espressione dell’uomo in quanto tale. Considerarli come un “concetto”, da cui possono derivare centinaia di interpretazioni e definizioni, non basta per renderli concreti ed effettivi per ogni essere umano. Lo studio dei diritti umani è essenziale per capire tutte le “facce” dei diritti umani e per difenderli nel modo più efficace possibile. 

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