Gladio e servizi segreti, la Repubblica del silenzio

A distanza di più di vent’anni dalla fine, le luci e le ombre che hanno caratterizzato il periodo della Prima Repubblica suscitano ancora curiosità e interesse. Inchieste, Commissioni parlamentari, interrogazioni continuano a scavare per chiarire cosa effettivamente sia accaduto in quegli anni. La difficile eredità trasmessa dalla Seconda Guerra Mondiale, i delicati equilibri che hanno permesso che la guerra fredda restasse tale nonché, a partire dagli anni settanta, l’inasprimento del fenomeno terroristico hanno contribuito a rendere tale fase estremamente difficile da comprendere.

Gladio, i presunti tentativi di colpo di Stato, il rapimento e la morte di Aldo Moro, Ustica  – per citare alcuni fatti salienti – da una parte hanno esercitato, nell’immaginario collettivo, attrazione, dall’altra hanno contribuito a creare una serie di ricostruzioni e dietrologie, soprattutto quando la storia non ha coinciso con le posizioni politiche dell’analista di turno, che inevitabilmente si sono radicate e che di fatto hanno sostituito la verità.

I Servizi segreti della Repubblica

Sicuramente l’organo che per eccellenza si muove nell’ombra è quello dei servizi segreti. La fine della Seconda Guerra Mondiale ha determinato un notevole cambiamento nei nostri 007. Infatti il Servizio, denominato Ufficio Informazioni Stato Maggiore, si è  trovato a dover operare in un contesto internazionale ed in particolare in stretto contatto con gli inglesi e gli americani, nella delicata fase di ricostruzione morale, materiale e politica della nostra penisola. Il 1949 sancisce la rinascita della nostra intelligence militare  – il SIFAR, Servizio Informazioni Forze Armate –  inserito a pieno titolo nel contesto dell’Alleanza Atlantica (la NATO) appena formatasi. Uno dei suoi più famosi comandanti è il Generale Giovanni de Lorenzo, Ufficiale dell’Esercito già membro dell’Ufficio del Servizio che coordinava le attività di Resistenza contro il nazi-fascismo durante l’ultimo biennio di guerra.

Dal 1965 la struttura cambia denominazione e diventa SID (Servizio Informazioni Difesa). Le varie vicende che hanno segnato gli anni sessanta e settanta, come quella della loggia massonica P2 ed il presunto tentativo di golpe di de Lorenzo hanno portato alla decisione, nel 1977, su proposta del partito Socialista, di modificare radicalmente la struttura dei Servizi. Fino a quel momento la nostra intelligence dipendeva dallo Stato Maggiore Difesa e quindi dal Ministro. Con la legge 801 del 1977 i nostri 007 dipendono dalla Presidenza del Consiglio che si avvale di un Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi. La legge in questione ha sancito la divisione dell’organo di intelligence in SISMI (Servizio Informazioni Sicurezza Militare) cui compete tutto ciò che riguarda la difesa militare dello Stato, del territorio e dei suoi interessi da minacce esterne, e SISDE (Servizio Informazioni Sicurezza Democratica)  cui è affidata la sicurezza interna dello Stato. L’ultima modifica apportata dal governo si ha nel 2007 con l’entrata in vigore della legge 124 che sancisce il cambio di denominazione dei vari organi mantenendo però il loro ruolo: il SISMI diventa AISE (Agenzia Informazioni Sicurezza Esterna) incaricata di svolgere tutte le attività di analisi delle minacce provenienti dall’estero, mentre il SISDE diventa l’AISI (Agenzia Informazioni Sicurezza Interna)  cui competono le attività per garantire la sicurezza  interna della Repubblica.

Le Gladio della Repubblica, con o contro lo Stato?

All’interno del SIFAR, negli anni Cinquanta, era stata creata un’organizzazione orientata alla difesa del territorio in caso di invasione da parte di uno Stato estero. Gladio, nato in seguito ad uno specifico accordo tra il SIFAR e la CIA americana nel 1956. Anche se questa data sancisce l’inizio dell’attività svolta dall’organizzazione che si inserisce nel contesto della NATO e della rete Stay – Behind, termine con cui si suole indicare l’insieme delle diverse Gladio presenti nei Paesi aderenti all’Alleanza Atlantica e non solo, le sue origini devono essere cercate nel contesto della Seconda Guerra Mondiale, in particolare nella Resistenza, da cui si apprese la capacità di operare clandestinamente, nonché nelle terribili vicende che hanno segnato la storia della Venezia Giulia e che hanno visto coinvolte le Brigate Partigiane Osoppo, vittime, insieme agli italiani che abitavano quelle zone, delle mire espansionistiche dei partigiani Yugoslavi guidati da Tito.  

La Gladio in caso di invasione (inteso come ingresso di truppe ostili nel nostro territorio) avrebbe svolto attività di guerriglia, sabotaggio, informazione e propaganda dietro le linee nemiche (da qui il nome Stay – Behind) con il fine di contrastare, insieme alle truppe nazionali e alleate accorse, l’avanzata nemica. Per fare questo, Gladio necessitava di una cornice di assoluta segretezza assicurata dai Servizi. Coloro i quali avrebbero svolto le attività sul campo di battaglia erano 622 civili (i cosiddetti Esterni o Gladiatori) reclutati dal Servizio e per determinati periodi dell’anno richiamati per svolgere l’addestramento richiesto per mantenere l’efficienza operativa, svolto in Sardegna in una base vicino ad Alghero.

Molto è stato detto della Gladio e molti processi sono stati celebrati nei confronti di chi ha comandato questa organizzazione con l’accusa di tentare di sovvertire le cariche dello Stato, di terrorismo nonché di essere coinvolti nel rapimento dell’Onorevole Aldo Moro. Tutte accuse che si sono rivelate infondate con la conseguente assoluzione degli imputati.

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Le attività “interne” di Gladio

Gladio non ha mai svolto alcuna attività – possiamo dire – “interna e politica”, finalizzata cioè alla repressione e alla lotta del comunismo, ma ha garantito, attraverso la preparazione alla guerra cosiddetta non ortodossa, la difesa della nazione da minacce esterne. L’unica proposta di impiegare l’organizzazione per compiti diversi da quanto stabilito negli accordi è stata avanzata nel 1990. Tale progetto riguardava l’impiego della Gladio, sfruttando la competenza dei Gladiatori nell’osservazione e quindi nel reperire informazioni senza essere notati, nel contesto della guerra alla criminalità organizzata di concerto con l’Alto Commissario per la Lotta alla Mafia. L’iniziativa, avallata anche dal Direttore del SISMI,  l’Ammiraglio Fulvio Martini, non ha tuttavia avuto l’approvazione da parte del Governo.

Il 24 ottobre dello stesso anno l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti ha svelato alla Camera e agli Italiani l’esistenza di questa organizzazione sancendone lo scioglimento. La motivazione è stata la fine della guerra fredda e quindi della minaccia di invasione da parte del Patto di Varsavia (l’organizzazione militare paragonabile alla NATO operante noi Paesi della sfera sovietica). È da sottolineare che la Gladio è stata creata per arrestare un’invasione da parte di un nemico ed in quel periodo la minaccia con priorità maggiore veniva dall’Unione Sovietica. Tuttavia erano stati elaborati piani operativi anche per contrastare l’avanzata di altri Eserciti come quello libico (ricordiamo i due missili lanciati contro l’isola di Lampedusa nel 1986 come ritorsione al bombardamento americano di Tripoli) o Yugoslavo, da sempre potenziale avversario soprattutto nelle zone di confine. È sufficiente ricordare gli scontri per l’indipendenza tra le forze armate slovene contro l’Esercito federale Yugoslavo nel 1991, primi segnali della drammatica guerra che ha sconvolto i Balcani per tutto l’ultimo decennio del 900, in prossimità della frontiera con l’Italia. Gli scontri che hanno provocato diversi caduti tra le forze federali non hanno coinvolto personale italiano, tuttavia alcuni reparti del nostro Esercito erano stati schierati al confine per arginare una eventuale escalation dal momento che c’era il timore che le forze slovene, sopraffatte dai federali, si rifugiassero in Italia costringendo l’Esercito di Belgrado a passare il confine per catturare i fuggiaschi.

Gladio, qualora non fosse stata precedentemente sciolta e attivata per l’occasione, avrebbe potuto garantire il monitoraggio della situazione lungo tutta la frontiera, attività, poi verosimilmente, svolta da personale del Servizio

Gladio e il rapimento di Aldo Moro

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Le inchieste giudiziarie hanno più volte ipotizzato il coinvolgimento di Gladio nel rapimento di Moro nel 1978. Come è possibile appurare dagli atti della Commissione Parlamentare insediata per indagare sul rapimento dello statista , l’estraneità della rete Stay – Behind è però assolutamente provata. Nel marzo del 1978 era stata organizzata in Italia una complessa esercitazione della Gladio. Dal momento che uno dei suoi compiti era l’esfiltrazione ovvero la capacità di recuperare, in caso di guerra, dal territorio occupato dal nemico, militari o personalità di spicco, parte della manovra addestrativa era stata incentrata anche su questo aspetto. Nei giorni del rapimento, in concomitanza della massiccia presenza di forze dell’ordine e militari, si è simulata la fuga dalla città di Roma di un membro della Stay – Behind italiana. Questi era stato sistemato dentro una cassa tra le molte collocate all’interno di un camioncino. Il furgone è riuscito a passare tutti i posti di blocco della Polizia e Carabinieri. Ovviamente per evitare possibili problemi il furgone era seguito da membri del Servizio pronti a giustificare la circostanza. L’esercitazione ha creato non poche perplessità da parte della Magistratura e dalla Commissione dal momento che si è pensato che l’agente esfiltrato fosse in qualche modo collegato al rapimento di Moro.

La Gladio rossa e i contatti tra est e ovest

Se molto è stato detto di Gladio dei Servizi e della NATO, è poco conosciuta, a livello mediatico, la grande organizzazione segreta creata in seno all’allora Partito Comunista Italiano (PCI); la cosiddetta Gladio Rossa (il nome è stato dato successivamente per distinguerla dalla Stay – Behind), erede dei gruppi partigiani che nell’immediato dopoguerra si erano ricostituiti, sembra, per reagire ad un eventuale colpo di Stato da parte della destra. Possiamo dire, in breve, anche se sarebbe necessario approfondire l’argomento in considerazione dell’evoluzione di tali organizzazioni a seconda del contesto internazionale che la sua funzione era un’altra (dovremmo esaminare sia i documenti italiani sia quelli russi, visto che le due versioni, riguardo il suo ruolo, in alcuni punti, risultano discordanti). Nel caso il PCI fosse stato dichiarato fuorilegge dal governo, la Gladio Rossa si sarebbe attivata per garantire la fuga dall’Italia di determinate figure del partito verso, molto probabilmente, l’Europa dell’Est. D’altronde sono stati confermati i contatti tra il PCI e Mosca, da cui provenivano i finanziamenti, e il KGB, i servizi segreti sovietici . Alcune fonti riportano che, fino al 1981, ci fossero in Italia dai 13 ai 16 centri dotati di trasmittenti collocati nel nostro Paese dal Servizio Segreto bulgaro con cui personale legato al Partito Comunista, appositamente selezionato dal PCI e addestrato molto probabilmente in Cecoslovacchia, comunicava direttamente con Mosca. Dall’Unione Sovietica partivano i segnali e le comunicazioni cui, per motivi di sicurezza, non si doveva rispondere se non in caso di emergenza. Nel Paese slavo, inoltre, come si può verificare nella presentazione di Donno, le reclute comuniste italiane si addestravano alla guerriglia, al sabotaggio e all’intercettazione e quindi all’uso delle armi nascoste dai russi nei depositi interrati nel nostro Paese.   

Questi contatti potrebbero riguardare le Brigate Rosse, l’organizzazione terroristica che ha sconvolto l’Italia fino agli anni 80. Da quello che si può desumere dagli atti della Commissione Mitrokhin, istituita dal Parlamento italiano per indagare i rapporti tra KGB e figure di spicco italiane nel periodo della Guerra Fredda, molto probabilmente era il Servizio Cecoslovacco che dava supporto alle BR mentre le armi utilizzate per attaccare la scorta di Moro, come affermato da Francesco Cossiga in un’intervista, provenivano dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), da sempre presente in Italia.

Se l’evoluzione dei motti che hanno contraddistinto i nostri servizi è significativa della strategia e della metodologia delle operazioni, ciò che emerge in maniera palese è che fino a poco tempo fa tutto era incentrato sul termine “Silendo” o “Arcana”. Con l’AISE per la prima volta la metodologia si è trasformata in obiettivo con i termini “difendo” o “Rei Publicae Salus” a dimostrazione del cambiamento di veste apportato alla nostra intelligence. Il metodo è stato sostituito dal merito

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Enrico Malgarotto

Enrico Malgarotto nato il 19/01/93 a Venezia, ho conseguito la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università di Padova. Da sempre ho maturato vivo interesse per l’aviazione, la storia e le relazioni internazionali, perfezionato poi con il percorso di studi. Su SocialNews desidero condividere esperienze e conoscenze, con l’opportunità di approfondire la tematica dei diritti umani, che considero come il fondamento del vivere civile, da altre prospettive. 

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