La storia di Giulio Regeni, ucciso due volte

È passato quasi un anno e mezzo dall’uccisione, in Egitto, di Giulio Regeni e della verità, ancora, nessuna traccia.

Di Giulio, del suo rapimento, delle torture inflittegli, del suo corpo ritrovato seminudo in un fosso, non se ne parla praticamente più. Dopo le numerose richieste di verità, gli striscioni appesi, l’indignazione, lo sgomento e la commozione momentanea, ci siamo dimenticati di tutte le menzogne, dei depistaggi e della reticenza a collaborare delle autorità egiziane e dell’Università di Cambridge.

Nonostante la famiglia Regeni continui a chiedere verità e giustizia per il figlio scomparso, appellandosi in ultimo anche al Pontefice, l’inerzia dello Stato italiano continua ad essere evidente.

giulio regeni

Egitto, dalla primavera araba ad Al-Sisi

Nel luglio del 2013, il leader dei Fratelli Musulmani, democraticamente eletto Presidente della Repubblica Egiziana, Mohamed Morsi, fu rimosso dalla carica con un colpo di stato militare guidato dal capo delle forze armate, il Generale Abd al-Fattah al-Sisi, attuale Presidente della Repubblica.

La sua influenza in tutti gli apparati statali, lo strettissimo controllo dei mezzi di comunicazione, la disumana repressione degli oppositori e le innumerevoli condanne a morte contro imputati accusati di terrorismo, spionaggio, omicidio e altri reati, hanno trasformato l’Egitto in un regime militare dittatoriale, dove si possono impunemente violare i diritti umani in nome della sicurezza di Stato.

al-sisi egitto giulio regeni

In un rapporto di Amnesty International del luglio del 2016 viene rivelato che gli arresti di dissidenti o presunti tali dal 2013 sono stati più di 34mila, mentre centinaia di persone sono state vittime di sparizioni forzate. Tra queste, anche minori o famiglie intere.

I detenuti vengono sottoposti a interrogatori ogni giorno per diverse ore, picchiati, torturati fisicamente e psicologicamente, abusati sessualmente, lasciati privi di ogni cura medica necessaria, uccisi dalle stesse guardie o in seguito alle torture e ai maltrattamenti subiti.

Questi crimini rimangono impuniti, la repressione ha superato i livelli antecedenti alla rivoluzione del 2011, senza nessuna condanna da parte della comunità internazionale.

Giulio Regeni: tutto quello che c’è da sapere

Giulio Regeni aveva 28 anni, era un dottorando dell’Università di Cambridge che si trovava in Egitto dal settembre del 2015 per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo.

Il 25 gennaio 2016, alle 19.41 usciva di casa per raggiungere degli amici a una cena di compleanno, alla quale non sarebbe mai arrivato.

Giulio infatti scompare fino al 3 febbraio, quando il suo corpo viene ritrovato seminudo e con evidenti segni di tortura in un fosso lungo l’autostrada che collega Il Cairo con Alessandria.

La morte del giovane viene subito liquidata come un semplice incidente stradale dal direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalab, recentemente promosso a capo della polizia del Fayyum, un governatorato a cento km da Il Cairo.

Ma questo è solo il primo dei tanti tentativi di depistaggio messi in atto dalle autorità egiziane per insabbiare la verità. Nei giorni successivi, infatti, venne detto che Giulio era stato ucciso per motivi passionali, per questioni legate al traffico di droga e, per ultimo, rapito a scopo di estorsione, negando ogni coinvolgimento delle autorità egiziane con il delitto.

Nel marzo del 2016 vene annunciata la risoluzione del caso in seguito all’uccisione di cinque rapinatori da parte della Polizia, dichiarati colpevoli del rapimento di Regeni. A casa di uno di loro vennero ritrovati i documenti di Giulio.

Si scoprì successivamente e senza sorpresa che l’intero caso era una messa in scena della Polizia e che i documenti vennero portati a casa del criminale da un poliziotto.

Nonostante le precedenti smentite, quasi un anno dopo l’omicidio, si scoprì anche che la National Security seguiva Regeni da almeno un mese prima della sua scomparsa, e venne inoltre reso noto un video girato il 6 gennaio 2016, con un’apparecchiatura in dotazione alla polizia del Cairo, nascosta in un bottone della camicia del capo del sindacato degli ambulanti.

Giulio Regeni video

Un fotogramma del video con Giulio Regeni.

Costui, Mohamed Abdallah, è colui che consegnò Giulio ai servizi segreti, da lui stesso definito “una miseria umana”.

Il ricercatore, infatti, svolgeva ricerche sui sindacati egiziani, tema delicato nel paese nordafricano, e si sarebbe reso colpevole di aver fatto troppe domande, facendo nascere dei sospetti sulla sua possibile appartenenza a servizi segreti stranieri.

Le autorità egiziane inoltre negarono, quando fu richiesta, la visione delle immagini dei circuiti di sorveglianza della stazione della metropolitana in prossimità della quale Giulio è scomparso.

La verità (su Giulio, per Giulio)

Da chi sia stato ucciso Giulio e per quale motivo, non ci è stato detto, e probabilmente mai lo scopriremo.

Possiamo dire però, che il giovane ricercatore è stato ucciso due volte, la prima dalle atroci torture che hanno fatto vedere a una madre sul volto del figlio “tutto il male del mondo”, la seconda dai depistaggi delle autorità egiziane, dalla reticenza dell’Università di Cambridge a collaborare alle indagini, dall’inerzia dello Stato Italiano e della comunità internazionale che fanno finta di non sapere delle quotidiane violazioni dei diritti umani perché non possono permettersi di compromettere i rapporti con un partner economico e politico come l’Egitto, baluardo della lotta contro l’Isis, ricco di giacimenti petroliferi e dove l’Eni ha impianti ed estrae petrolio.

Dopo più di un anno di bugie, è più corretto e meno ipocrita prenderne atto. Non si tratta di rassegnazione, bensì di lucidità. 

Non sapremo mai cosa sapeva Giulio, cosa aveva scoperto, perché è morto così, solo, in mano a dei criminali di Stato.

Possiamo solo rimanere sgomenti e attoniti, di fronte al dolore di una famiglia che si è vista portare via il proprio figlio e che non avrà mai la pace che merita.

Possiamo solo ricordarci Giulio, la sua dedizione, la sua onestà, prendere esempio da lui e dall’enorme dignità e forza dei suoi genitori che affrontano ogni giorno una battaglia che nessuno di noi sarebbe in grado di affrontare.

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