La leva finanziaria, spiegata chiaramente

Dopo aver parlato di propensione al rischio e di un prodotto tradizionale come l’obbligazione, anche se subordinata, è doveroso allontanarci dal comodo sentiero per avvicinarsi, ma non troppo, a quei prodotti che utilizzano una leva finanziaria.

Prima di tutto ci sono diversi tipi di leva finanziaria o di leverage, ma in questa sede utilizzeremo la definizione della Consob relativa all’effetto moltiplicatore in un investimento. La definizione cita:

“Attraverso l’utilizzo della leva finanziaria (o “leverage“) un soggetto ha la possibilità di acquistare o vendere attività finanziarie per un ammontare superiore al capitale posseduto e, conseguentemente, di beneficiare di un rendimento potenziale maggiore rispetto a quello derivante da un investimento diretto nel sottostante e, di converso, di esporsi al rischio di perdite molto significative.”

Pertanto, un investitore con una bassa propensione al rischio ha già capito che deve tenersi alla larga da un prodotto del genere in quanto consente di intervenire con “un ammontare superiore al capitale posseduto” con il “rischio di perdite molto significative”.

Vediamo quali sono questi strumenti prima di un esempio pratico.

leva finanziaria bilancia soldi

Gli strumenti della leva finanziaria

Gli strumenti che offrono la possibilità di operare a leva sono numerosi ed in continuo aumento.

In primis c’è una lunga serie di Cfd (Contract for Difference), etf e future su azioni, obbligazioni, indici, forex e materie prime, nonché dei certificati a capitale non protetto, mini futures certificates, turbo e short certificates e covered warrant.

La lista non è esaustiva, ma è evidente che i prodotti a leva si moltiplicano più rapidamente dei conigli e non so fino a che punto ciò faccia bene all’investitore normale che potrebbe sottovalutare la rischiosità dello strumento visto l’enorme offerta sul mercato ed il basso capitale iniziale necessario per l’operatività.

Come funziona, in generale, la leva finanziaria?

La leva finanziaria ci indica il margine a garanzia (o più specificatamente il margine iniziale) necessario per iniziare l’operatività ed evidenzia l’effetto moltiplicatore da applicare al risultato dell’operazione.

La leva finanziaria va solitamente da 1:10 a 1:400 dove:

  • nel primo caso con un margine di 1 posso muovere 10, pertanto la performance dell’operazione verrà moltiplicata per 10. Generalmente su azioni e indici.
  • nel secondo caso con un margine di 1 posso muovere 400, pertanto la performance dell’operazione verrà moltiplicata per 400. Generalmente sul forex.

L’altra lettura di un tale rapporto, per esempio 1:200, indica che mi basta aver lo 0.50% del capitale per effettuare l’operazione in questione dove 0.50% è semplicemente (1/200)*100.

Sento già alcuni di vuoi con il ritmo cardiaco in aumento pensando di aver trovato la soluzione a tutti i problemi dell’Universo, ma non è così.

Sono professionalmente nel settore dal 1993 e, a questo punto, la gente inizia a dirmi: non ho mai investito o fatto trading perché non ho mai avuto a disposizione 5 o 10 mila euro, ma adesso con questo prodotto “miracoloso” posso versare sul mio conto 100 euro e guadagnare su 20000 euro (rapporto 1:200).

La risposta è Si, ma No.

Prima di tutto voglio attirare la vostra attenzione sul fatto che l’effetto moltiplicatore si applica al risultato dell’operazione che può essere positivo o negativo. Secondo la primissima legge di Murphy (Arthur Bloch) il risultato è più spesso negativo che positivo; vedi “Se qualcosa può andar male, andrà male”. Sembra una battuta, ma non lo è.

Effettivamente, con 100 euro sul conto posso operare con un controvalore di 20000 euro. Prima occorre aver ben presente che i 100 euro rappresentano, in questo caso, il capitale minimo obbligatorio per tener in piedi l’operazione a leva e che, una volta eroso anche di 1 solo euro, deve necessariamente essere reintegrato per evitare la chiusura automatica dell’operazione; vedi il margine di variazione giornaliero e il margine aggiuntivo infragiornaliero.

Ho dunque il mio investimento di 20.000 euro con 100 euro effettivamente disponibili sul mio conto (sto semplificando). Lo strumento da me scelto va nel senso contrario alla mia previsione, che sia rialzista o ribassista, e perde il 5%. Perdo ovviamente il 5% sull’intero controvalore di 20000 euro e non sul margine a garanzia di 100 euro e la mia perdita ammonta a 1000 euro; ossia 10 volte il capitale iniziale.

Che faccio e come spiego a casa che ho perso 1000 euro investendone 100?

Mi fermo qua “brutalmente” perché l’obiettivo è riflettere sulla pericolosità della leva finanziaria.

 

Pertanto, un prodotto a leva non è buono e non è cattivo, solo che è per pochi.

Giovanni Maiani

 

Per ulteriori informazioni:

di seguito una parte della conclusione della “Comunicazione Consob a tutela dei risparmiatori sui rischi legati a investimenti in CFD e opzioni binarie” pubblicata non più tardi dello scorso 7 febbraio 2017 che troverete integralmente qua:

http://www.consob.it/web/consob/home/-/asset_publisher/xMXdfdeSuZFj/content/comunicazione-consob-a-tutela-dei-risparmiatori-sui-rischi-legati-a-investimenti-in-cfd-e-opzioni-binarie/10194


– l’investimento in CFD, rolling spot forex e opzioni binarie, non è adatto alla maggior parte degli investitori;

– tale forma di investimento può comportare perdite anche ben superiori al capitale inizialmente investito;

– occorre procedere ad avviare l’operatività soltanto dopo aver effettivamente compreso e valutato tutti i rischi connessi all’investimento in parola;

Giovanni Maiani
Appassionato di matematica e statistica da quando era sedicenne approfondisce l’analisi finanziaria (analisi tecnica, fondamentale e macroeconomica) sino a proficue collaborazioni professionali nell’editoria nazionale ed internazionale quali, dal 1994, Borsa&Finanza per il quale ricopre il ruolo di supervisore dell’ufficio studi, Dow Jones Telerate, Finanza&Mercati e pubblica studi originali su Stock&Commodities, Patrimoni, Investire, Fondi&Sicav e molte altre testate locali. Da alcuni anni è collaboratore di un importante istituto di credito, cura un suo blog personale http://giovannimaiani.blogspot.com/ e pubblica alcuni studi propri sul quaderno ufficiale della Siat per la quale è riferimento locale per San Marino.

Giovanni Maiani

Appassionato di matematica e statistica da quando era sedicenne approfondisce l’analisi finanziaria (analisi tecnica, fondamentale e macroeconomica) sino a proficue collaborazioni professionali nell’editoria nazionale ed internazionale quali, dal 1994, Borsa&Finanza per il quale ricopre il ruolo di supervisore dell’ufficio studi, Dow Jones Telerate, Finanza&Mercati e pubblica studi originali su Stock&Commodities, Patrimoni, Investire, Fondi&Sicav e molte altre testate locali. Da alcuni anni è collaboratore di un importante istituto di credito, cura un suo blog personale http://giovannimaiani.blogspot.com/ e pubblica alcuni studi propri sul quaderno ufficiale della Siat per la quale è riferimento locale per San Marino. 

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