Femminicidio: emergenza o allarmismo?

Intervista a Marta Iacopini, attrice, conduttrice televisiva e curatrice dello spettacolo teatrale “Zia Antonia, zio Peppino e la Malafemmina”, interpretato dagli allievi diversamente abili e normodotati dell’accademia “L’arte del cuore onlus”

 

Dati Istat alla mano, nel 2015 in Italia ci sono stati 128 femminicidi. Il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi: almeno 60 donne sono state uccise dal partner o, più spesso, da un ex. A raccontare il dramma delle donne vittime di violenza ci pensa “Zia Antonia, zio Peppino e la Malafemmina”, spettacolo teatrale interpretato dagli allievi diversamente abili e normodotati dell’accademia “L’Arte nel Cuore Onlus”, diretta da Daniela Alleruzzo.

La rappresentazione si ispira alla celebre commedia cinematografica interpretata dal principe della risata, Antonio De Curtis, e da Peppino De Filippo ed è arricchita da un testo di denuncia e di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. L’adattamento ha lasciato intatta la storia originale ed è stato realizzato da Emiliano De Martino insieme all’attrice e conduttrice televisiva Marta Iacopini.

Proprio con quest’ultima abbiamo parlato dell’incubo vissuto da molte donne, ingabbiate in una relazione violenta e, spesso, senza apparenti vie d’uscita.

“Zia Antonia, zio Peppino e la Malafemmina” è uno spettacolo teatrale volto a sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza sulle donne. Come avete scelto di occuparvi di questo tema e perché?

Lo spettacolo è tratto da una commedia di Totò e abbiamo scelto di affrontare il tema del femminicidio perché di stretta attualità. Crediamo sia essenziale che i nostri ragazzi riservino la loro attenzione a tutto ciò che accade attorno a noi. Ti dirò di più: se c’è un dovere del teatro, è proprio quello di rimanere in allerta e sensibilizzare attori, pubblico e chiunque abbia a che fare con il fenomeno teatro sugli eventi che accadono attorno.

Qual è la situazione in Italia riguardo il femminicidio?

Il femmincidio è un problema culturale che, almeno in Italia, riguarda soprattutto l’ambiente domestico. Ricordo che, qualche tempo fa, ho preso parte ad uno spettacolo teatrale nel quale interpretavo il ruolo di una ragazza vittima di stalking. Quando reciti devi anche entrare dentro le emozioni e le sensazioni del tuo personaggio. Ti posso assicurare che, quando mi capita di ripensare a quelle sensazioni, sento ancora tanta paura.

Chi sono i veri colpevoli del femminicidio? Quanto influisce l’allarmismo di certi media?

Credo sia facile puntare il dito contro certi media. Il femminicidio è un dato di fatto ed è un problema drammatico fra tante mura domestiche. Purtroppo, esiste un problema culturale molto grande, c’è molta insicurezza sul come si vive la vita di coppia e, troppo spesso, persiste una certa incapacità dell’uomo di comprendere realmente cosa sia la vita di coppia, tendendo più a possedere che a stare in contatto con la partner.

Talvolta capita che le donne non denuncino l’aggressione subita. Cosa può spingere una donna a tacere alle ripetute violenze?

Tanta paura e alcuni meccanismi morbosi psicologici che ingabbiano in una relazione “vittima-carnefice”.

Quanto è importante l’educazione delle nuove generazioni al rispetto delle altre persone?

È fondamentale. Il rispetto verso gli altri andrebbe insegnato a scuola e in famiglia. Quest’ultima riveste un ruolo fondamentale: se un giovane cresce in una famiglia in cui la violenza è all’ordine del giorno, si crea un problema molto grave. Chiunque sia inserito in un contesto educativo ha una responsabilità enorme.

In che modo è possibile portare avanti la battaglia contro la violenza sulle donne senza incappare negli interessi particolaristici di chi è alla ricerca di un tornaconto personale?

Questo è un problema che riguarda ogni battaglia di carattere sociale. Ciò che, secondo me, può salvaguardare il proprio impegno dall’ipocrisia e dalla strumentalizzazione è la dedizione verso la causa.

Se potessi realizzare un desiderio e migliorare la situazione della donne che subiscono violenza, quale sarebbe?

Vorrei ci fosse un modo per insegnare alle persone a vivere le relazioni affettive in modo autentico, improntato al reale incontro di due anime, con personalità ed emozioni differenti.

Un’ultima considerazione?

Grazie di avermi ascoltata e di aver raccolto queste mie parole. Mi auguro fortemente possano cadere in modo fertile da qualche parte.

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