Se il viaggio produce benessere

La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte (Omar Khayyam)

Kira Stellato


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Perché viaggiamo?
Siamo nati per muoverci e per viaggiare. L’evoluzione della nostra struttura cerebrale e di quella muscolare ed ossea è legata al bisogno di nutrirci, sfuggire ai predatori, scoprire nuove terre, seguire il passare delle stagioni, indagare la struttura dell’universo. La ruota, di età neolitica, fu la prima invenzione a definire lo spostamento dell’uomo ed a facilitare il movimento di merci e pensieri. Da quella struttura circolare nacquero strade e ponti per rendere più facile il viaggio dei mercanti e l’avanzata degli eserciti e per unire fisicamente luoghi fra loro diversi.
Il bisogno dell’uomo di conoscere e creare spinse popoli lontani da noi, come i Vichinghi, a costruire navi per spostarsi sopra le acque e a navigare fino alla lontana America quasi 1.000 anni prima di Cristoforo Colombo. Gesù stesso sembra aver viaggiato a lungo insieme ai suoi discepoli e, tra i santi, San Cristoforo “il traghettatore” è diventato il santo patrono dei viaggiatori, suggerendo che l’uomo, con l’avvento di Cristo, non è più solo responsabile del proprio piccolo mondo, ma di tutto il creato.
Anche le anime, insomma, viaggiano e si incontrano. Dopo i viaggi religiosi e di evangelizzazione del Medioevo, nel 1700 divenne abitudine dell’aristocrazia viaggiare nelle principali capitali europee per conoscere, accrescere la propria cultura e coltivare relazioni personali e politiche. Con la rivoluzione industriale, i viaggi diventarono accessibili anche alla media borghesia e, nel 1841, Thomas Cook realizzò il primo viaggio organizzato della storia, facilitando, così, lo spostamento di interi gruppi di persone. Un invito alla socializzazione tra estranei.
Nel secolo scorso, il turismo di massa ha permesso a milioni di persone di spostarsi ovunque nel mondo. I viaggi sono diventati sempre più variegati: turismo etico e di volontariato, eco-viaggi, turismo spirituale, turismo cosmetico. Oggi assistiamo allo spostamento di milioni di persone in flussi migratori di fuga da terribili realtà di guerra e povertà. Il viaggio, infatti, non è sempre una scelta. Quando lo è, diventa un dono. Ogni viaggio rappresenta un’avventura, un piccolo regalo da apprezzare. Si viaggia per conoscere posti nuovi, per ritrovare posti conosciuti, per ricongiungersi ai propri cari o incontrare gente nuova, per stare soli, per imparare nuove lingue, nuovi profumi, gusti, abitudini, per ricominciare a muoverci o per fermarci a riposare. Ciò che rende un viaggio speciale non è la destinazione, ma la motivazione con la quale la si raggiunge. Il viaggio intrapreso per scelta non lo si fa per sfuggire da qualcosa o da qualcuno o per andare verso qualcosa o qualcuno: si viaggia per essere presenti all’esperienza, qualunque essa sia. Con curiosità e gentilezza verso noi stessi e verso il mondo. Accogliere l’esperienza e trasformarla è il regalo più grande che ogni viaggiatore può farsi. Viaggiare è un seme di cambiamento. Ogni viaggio, ogni spostamento del nostro corpo e della nostra mente rappresenta l’occasione per immaginare, innovare ed integrare tutte le nostre dimensioni, da quella fisica a quella emozionale e spirituale.
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Ecco alcuni benefici del viaggio:
Viaggiare ci permette di affinare le nostre capacità di problem-solving aiutandoci a trovare soluzioni creative ai problemi. Secondo uno studio dell’Università dell’Indiana, porre una distanza fisica tra noi e i nostri problemi permette di sviluppare soluzioni creative usando l’immaginazione.
Ai partecipanti veniva, infatti, chiesto di eseguire un compito di generazione creativa, elencando mezzi diversi di trasporto. Sorprendentemente, i soggetti riuscivano a trovare un numero maggiore di soluzioni creative quando veniva fatto loro credere che lo studio fosse stato ideato in Grecia e non negli Stati Uniti. Viaggiare, anche solo con la mente, permette, infatti, di muoverci in uno spazio multidimensionale, utilizzare la fantasia, superare gli automatismi e riscoprire pensieri, parole e movimenti diversi.
Viaggiare accresce la nostra autostima
Vivere esperienze nuove, uscire dalla nostra rassicurante, ma soffocante consuetudine ci sorprende e ci aiuta a cogliere le nostre potenzialità. “Cos’altro potrei fare?” chiede la nostra mente ad ogni sfida superata. Ansia, stanchezza, paura e disagio, una volta vissuti come esperienza diretta e non solo immaginata, diventano strumenti potenti di empowerment. Ci rendono liberi e ci permettono di godere il flusso della vita con maggiore libertà, fiducia in noi stessi ed autoironia.
Viaggiare aumenta la creatività e riduce i livelli di stress
Viaggiare è un ottimo metodo anti stress perché sposta l’attenzione dai problemi e dalle ruminazioni che provocano ansia, insonnia e depressione e la concentra su pensieri positivi, sul qui e ora, sulla consapevolezza sensoriale, migliorando il nostro stato di salute fisica ed emotiva. La libertà di uscire dai ruoli e spogliarsi dalle maschere che il quotidiano ci impone permette di ritrovare il piacere della semplice spensieratezza, il gusto del gioco e della libertà intesa come spazio mentale, posseduta dai bambini in modo innato, ma perduta, col tempo, dagli adulti. “Coloro i quali integrano una nuova cultura all’interno della propria identità sono più creativi” afferma William Maddux, PhD in Psicologia sociale all’Università dell’Ohio. Questo è il concetto posto alla base della flessibilità cognitiva, necessaria per ridurre i livelli di stress e mantenere un buono stato di equilibrio e benessere mente-corpo.
Viaggiare migliora la salute cardiovascolare
Il Framingham Heart Study, un famoso studio longitudinale durato vent’anni sulla salute cardiovascolare dei residenti della cittadina di Framingham, Stati Uniti, ha evidenziato come le donne di età compresa tra i 45 ed i 64 anni che si recavano in vacanza ogni sei anni o meno corressero un rischio significativamente maggiore di infarto o di morte per malattia coronarica rispetto alle loro coetanee che andavano in vacanza almeno due volte all’anno. Per gli uomini che non viaggiavano, secondo la dottoressa Elaine Eaker, co-autrice dello studio, vi era una probabilità del 32% maggiore di morte da infarto rispetto ai coetanei soliti a recarsi in vacanza.
Viaggiare sviluppa la nostra intelligenza emotiva
L’intelligenza emotiva identifica la nostra capacità di osservare, valutare e controllare le emozioni proprie, degli altri e della realtà che ci circonda. Autoconsapevolezza, autoregolazione, abilità sociali, empatia e motivazione interna rappresentano i mattoni con i quali costruire la propria casa emotiva e la nostra capacità di vivere nel mondo. Il viaggio, ogni viaggio compiuto con consapevolezza, sviluppa la nostra capacità di osservare ciò che non ci è familiare e conosciuto, di osservare le nostre emozioni negative al lavoro in un ambiente estraneo, di regolare le nostre interazioni sociali lasciandoci alle spalle le limitazioni del nostro ego, di ritrovarci con gli altri e con l’ambiente in un luogo neutro al cui interno l’accettazione diventa spontanea. Tutto questo per il mero piacere di farlo. Semplicemente.
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E quando viaggiare non è possibile?
L’attività fisica e i viaggi regalano rilevanti benefici fisici, cognitivi e sociali. L’esposizione ad ambienti nuovi affina le nostre capacità di osservazione e di concentrazione. Spostare il centro della nostra attenzione dal quotidiano all’inusuale ci regala una prospettiva diversa su problemi e decisioni. Viaggiare con le persone care rafforza i legami e costruisce memorie. Viaggiare da soli ci fa avvicinare al mondo e gettare ponti di empatia e condivisione. Viaggiare in gruppo rafforza la collaborazione, insegna a ridefinire i propri bisogni in funzione dell’altro ed è paragonabile ad un massaggio profondo per la mente.
Chi non predilige l’attività fisica può cogliere nel viaggio la possibilità di scoprire e trasformare la propria visione del mondo. Incontrare ambienti naturali e popoli e culture diverse offre prospettive da aquila invece di farci razzolare nei piccoli pollai chiusi in cui la mente, quando non è addestrata, ci costringe a vivere. Il viaggio, tuttavia, non richiede grandi spostamenti per regalarci benefici insperati. Basta sviluppare una mente consapevole, empatica e saggia. È sufficiente uscire ogni giorno di casa con la motivazione di osservare senza giudicare ed accogliere ogni esperienza osservandola da prospettive diverse. A volte, basta cambiare marciapiede, incrociare lo sguardo di un anziano, di un bambino o di un animale, osservare la siepe che fatica a sopravvivere al caldo del cemento, ma che non smette mai di provare, così simile a noi, in fondo. A volte, basta sorridere, fermarsi ad ammirare il cielo o le finestre dei palazzi immaginando quali vite incornicino, sedere su una panchina ed osservare il proprio respiro che, come un’onda, ci accompagna. Viaggiare dentro di noi è il vero viaggio. Ecco perché chi viaggia non è sempre sano e felice. Ognuno, spostandosi, porta con sé la propria testa, i propri pensieri, le proprie emozioni. Buon viaggio a tutti. Insieme.

Kira Stellato, Psicologa della Salute – Centro Cardiovascolare ASUITS e Università di Trieste

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