Welcome to Dublino: storie di ragazzi e gabbiani

Non si può raccontare Dublino, se non si è visto molto delle altre capitali d’Europa.

Arrivando in città già si comprende d’essere in un luogo in cui tutto racconta di un patriottismo innegabile, di un amore per il divertimento che ha forti le proprie radici nella cultura, nella musica che dai Pub del centro invade le strade, facendoti dimenticare il motivo per cui sei in questa città, per studio o per lavoro.
Così, mentre l’itinerario indica una serie di appuntamenti, sparsi tra musei, chiese, percorsi culturali, il ritmo delle note di musica live ti invita ad entrare in molti dei tanti templi sacri della birra, prima tra tutte la Guinnes, regina assoluta d’Irlanda, scura come l’immenso portone della fabbrica-museo Guinness Storehouse che al prezzo di 20€ si apre ai turisti, raccontando la storia di una birra che oggi è il simbolo di una città dipinto su magneti, oggetto di culto da portare a casa, stampato su T-shirt, boccali portachiavi.

guinnes dublino
È incredibile che un sabato pomeriggio con il sole ancora alto in questa città si possano incontrare centinaia e centinaia di ragazzi, mischiati a uomini e donne di ogni età che bevono birra in bicchieri così grandi da far nascere spontanea una domanda : ma questi guideranno? Questo è il modo di relazionarsi degli irlandesi?

E ti sorprendi a vedere file di taxi che li riaccompagnano a casa, quindi non guideranno, non si metteranno in pericolo, a loro basta una birra in compagnia, un po’ di musica anni 80, coi Duran Duran e gli U2, e Bono Vox stampato sul wall of fame.
In altre città sicuramente più importanti in termini di numero di abitanti, e per posizione geografica, come Parigi o Londra, mete ambite nella ricerca di un lavoro per molti ragazzi, non c’è questa atmosfera che rende unico e differente da ogni altro quel tempo di bere una birra tra tanta gente che ti sorride accogliendoti con un velato messaggio dietro un sorriso che dice welcome.

temple bar dublino

Ecco non capita spesso di viaggiare per lavoro e sentirsi i benvenuti, sempre con un trolley da aprire e richiudere in 48 ore tra un check-in e check-out, l’ansia del volo, tra un taxi o il bus navetta per risparmiare, sperimentando le differenti colazioni, i diversi orari o modi di cenare, nella ricerca illusoria di trovare un caffè espresso italiano degno di questo nome, disposti a pagare cifre che istigano a imprecazioni irripetibili. Perché per un italiano la caffeina è l’unica strada che permette di reggere certi ritmi, di affrontare esperienze splendide, ma faticose, come quella di raccontare attraverso le immagini, il villaggio di Howth, con i suoi fari, le sue reti e nasse al sole, la sua Martello Tower, tra pescherie antiche e ristoranti in cui a prezzi più che decenti si può gustare Fish and chips fresco ed in riva al mare, incrociando le storie di vecchi pescatori, stanchi senza alcuna voglia di raccontare la trasformazione del loro villaggio in una mera meta solo di turisti e del week-end e di ragazzi , anche italiani, orgogliosi di riuscire a vivere del proprio lavoro in questo angolo di mondo.
Un peschereccio ha condotto me e chi ruba scatti mentre di altro eravamo intenti ad occuparci sull’isola dei gabbiani, Ireland’s Eye, una enorme distesa di scogli, verde, rocce, completamente disabitata, in un nulla che ispira chi scrive, che incanta chi guarda, seguendo il volo dei gabbiani che restano a guardarci quando l’imbarcazione ci porta via.

dublino mare irlanda
Non siamo abituati a tanta bellezza nascosta nella semplicità del niente, perché niente c’era su quell’isola, non un bar, non un ombrellone, non un rumore se non quello del vento, delle onde che arriva abbracciano le alghe sugli scogli, e del canto che tale appare dei tanti uccelli, e del battito d’ali di quei gabbiani che ci accolgono e ci salutano in quel silenzioso welcome che di tutta Dublino ci resta.
La qualità della vita resta una scelta e Dublino è un luogo in cui molti potrebbero volerci restare, perché non un solo ragazzo abbiamo incrociato dall’aria insoddisfatta e l voglia di radunarsi davanti ad una botte di legno, una delle tante sparse davanti ai Pub, avrà pure una ragion d’essere perché se è vero che il tempo libero si guadagna lavorando, è pur vero che qualcosa da dire ci sarà se per ore si resta li.

La soddisfazione dell’uomo è nella sua auto realizzazione, dunque si lavora per godere di due chiacchiere tra amici in cui problemi ed ansie, nel tempo di una Guinness, vanno via e si riparte carichi per ciò che è la vita reale.
Dublino è questa: un mare di verde, di ragazzi, forse una cultura e una tradizione più giovane rispetto alla città eterna, ma è la città ideale per vivere, studiare e restarci.

Marianeve Santoiemma, collaboratrice di SocialNews

Fotografie di Vincenzo Aiello

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