Gli operatori umanitari diventino ambasciatori

Al netto di allarmismi esagerati e apici grotteschi, diffondere ovunque il valore della vita insegna a difenderla anche dalle malattie

Davide Giacalone

farmaciGli ambasciatori dell’Italia, nel mondo, non sono solo i diplomatici. Si tratta di una funzione importante, ma non diversa da quella di ciascun altro Paese. I nostri ambasciatori più efficaci, quelli che tengono alto il buon nome dell’Italia, sono i militari impegnati all’estero, gli imprenditori del made in Italy e le organizzazioni umanitarie. Queste ultime, pertanto, non devono essere viste solo come gli strumenti operanti nel campo della bontà e del soccorso, ma come dei pezzi indispensabili della nostra politica estera. Con implicazioni anche nel campo della ricerca e della politica sanitaria. Nella nostra storia recente non mancano pagine di allarmismi esagerati, relativamente al diffondersi di presunte epidemie. In qualche caso hanno raggiunto apici grotteschi, contabilizzando decessi totalmente nella norma, senza alcuna significativa varianza statistica, quali evidenze di un flagello che ci avrebbe presto sterminati tutti. Ridicolo, certo.
Ma la voglia di ridere passa d’un colpo se si va a fare il conto di quanti denari pubblici sono stati spesi per far fronte a pericoli inesistenti. Con un doppio effetto negativo:
a. soldi buttati in vaccini che restano inutilizzati;
b. polemiche demenziali sull’utilità dei vaccini (generalizzando), al punto da fornire alibi a quanti pensano sia saggio evitarli.

Quanti operano dentro le ferite aperte della povertà, delle guerre e delle persecuzioni, tali errori non li commettono. Troppo forti la pressione e il peso del reale per gingillarsi con l’immaginifico. So che molti, a questo punto, staranno pensando agli affari delle “case farmaceutiche”, naturalmente vissuti come immonde speculazioni. Gli affari, per come la vedo io, sono una cosa buona. Un mondo che fa gli affari è più ricco, più colto e più sano di uno che non li fa (e non esiste un mondo senza affari: in quel caso, è solo un mondo in cui gli affari li fanno in pochissimi). Né mi convincono le definizioni omnicomprensive, come, appunto, “case farmaceutiche”.
Sono convinto, altresì, che, in un mondo più aperto e meno squilibrato, si fanno affari più numerosi e migliori, anche in campo sanitario. Diffondere ovunque il valore della vita insegna a difenderla anche dalle malattie, con quel che segue. Per queste ragioni è una buona cosa, e un buon affare, lasciare che le organizzazioni umanitarie divengano anche le ambasciatrici della nostra concezione della vita e della nostra capacità di difenderla. Quei tre ambasciatori, meglio ancora se con l’aiuto della diplomazia professionale, possono e devono lavorare in sinergia. Dimostrando che la forza, la voglia di far crescere la ricchezza e la bontà camminano assieme.

Davide Giacalone, Editorialista di RTL 102.5 e Libero

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