Atleti disabili e normodati tutti sotto lo stesso cielo: ecco lo sport integrato

Dal tiro con l’arco al tennistavolo, sino ad arrivare al neonato trio agility dog, in ogni disciplina l’idea centrale è sempre quella di permettere la condivisione dello sport a tutti i propri praticanti, che siano portatori di handicap o meno

Marta Silvestre

sport integrato

http://www.calicantosportintegrato.org/

Cambiare le regole del gioco per promuovere l’idea di disabilità normale. È questo l’obiettivo principale dello Sport integrato. Rivolto a tutti gli atleti, disabili e non disabili, mira a costruire un gruppo o una situazione di gara che, attraverso la pratica sportiva, sviluppi la cultura dell’integrazione mediante la valorizzazione della diversità e dei limiti individuali di ognuno.

L’ambizioso risultato raggiunto, con alcuni regolamenti pienamente praticabili ed altri ancora da migliorare, è la possibilità di inserire persone con ogni disabilità in un ambiente sportivo nel quale ogni atleta può contribuire all’esito finale della gara. La volontà era quella di ricercare un confronto, del tutto paritetico, tra atleti disabili e non disabili attraverso regolamenti specifici che consentissero a ogni persona di mettere in gioco le proprie potenzialità e ad ogni atleta di migliorarsi, non solo a livello sportivo, ma anche umano.

Nella consapevolezza che in Europa si registra un moltiplicarsi di questo tipo di esperienze sportive miste, il Centro Sportivo Educativo Nazionale (Csen) ha definito un vero e proprio regolamento europeo degli sport che vedono gareggiare insieme sportivi disabili e non con l’obiettivo ultimo di giungere a definire anche regole apposite condivise in materia di sport integrato.

Le discipline interessate sono molte, individuali ed a squadre, e vanno dal tiro con l’arco al tennistavolo, dal karate alla danceability, dal football integrato alla scherma in carrozzina. Non sono attività pensate esclusivamente per i disabili, ma ognuno di questi sport integrati è stato ideato per consentire di giocare nella stessa squadra a persone con e senza disabilità e per permettere la partecipazione attiva di giocatori con qualsiasi tipo di disabilità, fisica o mentale, o affetti da problemi psichici. “Negli sport dedicati esclusivamente ai disabili, spesso l’aspetto sportivo e competitivo fra gli atleti non è soddisfatto, ci si ferma ad un aspetto, per così dire, ‘animativo’. Noi – ha spiegato a SocialNews Andrea Bruni, direttore dell’ufficio progetti del Csen – abbiamo provato a fare un passo in più, mettendo al primo posto la sana competizione del gareggiare attraverso la definizione di regolamenti precisi per questo tipo di attività sportive. Il regolamento più elaborato – ha aggiunto – è quello del football integrato. Dopo varie sperimentazioni di diversi schemi di gioco, siamo arrivati ad uno sport che consente a tutte le disabilità di poter competere alla pari giocando insieme con regole precise”.

Come ente di promozione sportiva, il Centro Sportivo Educativo Nazionale riprende molto la cultura dell’attenzione alle persone. “Persone – ha sottolineato Bruni – in grado di ragionare sul concetto di limite e di competere a partire dai limiti, propri ed altrui, per migliorarsi non solo come persone, ma anche come atleti”. Nella disciplina equestre dell’endurance per squadre integrate, ad esempio, lo scopo è quello di mettere in competizione diversi team nei quali sono presenti sia cavalieri normodotati, sia figure di cavalieri diversamente abili. Con questo sport si riescono a mettere in luce le doti del binomio cavallo-cavaliere nel percorrere, nel tempo assegnato, tracciati che differiscono, a seconda delle categorie, per lunghezza e forma.

In ogni sport integrato l’idea centrale è sempre quella di permettere la condivisione fra giocatori disabili e non disabili. Il basketball totalmente integrato è una nuova attività sportiva che mette insieme il classico basket con il basket in carrozzina, introducendo elementi di gioco particolari e innovativi che esaltino le abilità specifiche di ognuno. “Questa nuova modalità di gioco – ha chiarito Andrea Bruni – valorizza la responsabilità di ogni giocatore durante la partita e permette di superare la tendenza ad un atteggiamento assistenziale, spesso presente nelle proposte di attività fisiche per persone con disabilità”. Nel gennaio dello scorso anno è nato il trio agility dog: un cane e due persone, una disabile e una normodotata. Ispirato all’agility dog, è uno sport cinofilo completamente nuovo che coinvolge tre soggetti e non si basa sul tempo di percorrenza del giro di gara, ma sulla precisione di esecuzione dell’esercizio e sull’empatia fra i cani e i loro conduttori.

La prima associazione in Italia ad aver introdotto lo sport integrato è la Calicanto. “Prende il nome – ha spiegato a SocialNews la professoressa Elena Gianello, fondatrice e presidente dell’associazione Cali- canto – da quel profumatissimo fiore che, andando contro corrente, sceglie di fiorire quando, con l’avvicinarsi dell’inverno, la pianta perde tutte le foglie”. È una storia che inizia 21 anni fa in un istituto magistrale di Trieste. “Nel 1995 – ha raccontato la professoressa Gianello – io ero insegnante di educazione fisica in quell’istituto e i ragazzi disabili avevano avuto possibilità di accesso alle scuole medie superiori solo dal 1989. L’idea è nata dalla voglia di integrazione. Ho avviato, all’interno delle attività scolastiche, il primo laboratorio di psicomotricità: lo scopo era quello di far giocare insieme tutti i compagni di classe, disabili e non. Allora sembrava che stesse succedendo una meraviglia perché non era affatto usuale vederli giocare insieme. Era il 1996 quando ho iniziato il progetto con le classi del primo anno di scuola superiore.
L’associazione è nata nel 2001, esattamente cinque anni dopo, alla conclusione del loro ciclo scolastico. Usciti dal liceo, Gianluca (ragazzo non disabile) e Andrea (ragazzo down), che avevano svolto insieme attività di sci, vela, pallacanestro, pallavolo e calcio tutte integrate, si sono presentati da me affermando che intendevano continuare a praticare sport insieme. Così è nata Calicanto. E con la nascita della prima associazione di sport integrato è stato possibile ampliare l’offerta di questo tipo di attività sportiva ad un’utenza molto più ampia rispetto a quella delle classi di un istituto scolastico. Aumentando gli utenti, è aumentato anche l’impegno. Molti giovani entusiasti e motivati dalla passione e dalla curiosità sono diventati volontari e professionisti. Andrea è morto due anni fa e noi abbiamo pensato al miglior modo per ricordarlo: un memorial di pallavolo integrata in cui giocano 24 squadre di diverse realtà sociali, industriali e politiche della Regione, ma non solo, ognuna delle quali ospita un giocatore disabile della Calicanto. Dopo questa esperienza, le squadre di Illy e Fiat chiedono, addirittura, di allenarsi con noi. Gianluca, invece, dopo tanti anni di attività con noi, ha capito quale era la sua vocazione.” “Adesso lavoro come assistente sociale al Comune di Trieste – ha raccontato a SocialNews Gianluca Magnelli, oggi 29enne – e la scelta del sociale è maturata grazie alle esperienze vissute in associazione. È stata come una storia d’amore. Tutto è iniziato un po’ per gioco, quando la professo- ressa Gianello, all’epoca mia insegnante di scuola superiore, mi chiese se avessi voglia di andare in montagna per accompagnare un ragazzo disabile ad una ‘giornata neve’. Accettai, più che altro per saltare un giorno di scuola, ma rimasi piacevolmente colpito dal senso di pienezza lasciatomi da quella giornata. Avevo aiutato Andrea a mettere gli scarponi e poi eravamo andati insieme sullo slittino. Da quella giornata è iniziato tutto e per anni ho giocato nelle squadre di basket, calcio e pallavolo integrate. Ho notato come, durante le gare, il concetto di disabilità perda completamente valore. Oltre all’aspetto tecnico, non si possono sottovalutare i vantaggi culturali e sociali che un’integrazione sul campo comporta. Quale atleta normodotato, mi sono spesso confrontato con avversari capaci di battermi e potenzialmente anche più abili di me nel gioco a quelle specifiche condizioni. L’aspetto agonistico di sana competizione porta a rispettare i compagni di squadra e gli avversari. Non si prova più né disagio, né pietismo. Lo scontro è esattamente alla pari anche perché porta realmente alla vittoria del migliore in campo. Molte volte la condivisione sportiva porta anche ad una condivisione fuori dalla palestra in altri contesti sociali, come andare a cena, al cinema, a fare un giro o a vedere una partita insieme. Oggi, nell’associazione Calicanto, mi impegno come volontario. Oltre a far parte del consiglio direttivo, mi occupo soprattutto dei ragazzi che hanno commesso reati quando erano ancora minorenni e che con noi svolgono attività di sport integrato come messa alla prova. In questo modo, scoprono di avere delle capacità e di essere utili agli altri”.

Ultimamente, in particolare nella sede dell’associazione Calicanto di Monfalcone, alle attività di sport integrato partecipano anche ragazzi di etnie, culture e religioni diverse. Una cosa è certa: l’integrazione crea integrazione e lo sport ha il grande valore di riuscire a livellare le differenze ed esaltare la passione e l’impegno. Questi non presentano mai alcun tipo di disabilita.

Marta Silvestre, collaboratrice di Social News

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