La guerra politica tra sunniti e sciiti

Claudio Torbinio

Alleanze occidentali e orientali negli assi contrapposti fra Arabia Saudita e Iran

L’esecuzione del religioso sciita Nimr al-Nimr nella sunnita Arabia Saudita diventa dirompente negli accordi in corso fra Stati Uniti e Iran e compromette i negoziati per la Siria. Ma anche i rapporti economici fra occidente ed Arabia Saudita e fra Russia e Iran subiranno ripercussioni

La tensione fra Iran e Arabia Saudita è infatti l’ultima espressione di un conflitto secolare fra sciiti e sunniti. In conflitto, anche violento, sin dalle origini e separatisi definitivamente per via del problema della successione del Profeta Maometto, sunniti e sciiti nel Novecento si sono spartiti alcuni pezzi dello scacchiere mediorientale, geograficamente e, soprattutto, politicamente. E parte dei conflitti medioorientali è dovuto anche dalla difficile coesione di un governo della fazione non corrispondente alla maggioranza della popolazione. L’Iraq la cui popolazione è a maggioranza sciita è stato dominato da Saddam Hussein, legatissimo a potentati locali sunniti. La Siria, un paese a maggioranza sunnita, fino a pochi anni fa era governata dalla famiglia Assad e da un giro di potenti funzionari alawiti, un’ulteriore corrente dell’Islam vicino agli sciiti e  di fatto alleata all’unica grande potenza sciita dell’area: quell’Iran che, con la rivoluzione di Khomeini nel 1979 ha ribaltato lo Shah instaurando la prima Repubblica Islamica (sciita) del mondo musulmano dove sia Governo che popolazione sono di religione sciita.

L’Iran è un alleato storico della Siria ma anche della Russia. L’Iran e la Siria a loro volta formavano, almeno finché il potere a Damasco era saldamente nelle mani degli Assad, un potente asse con il movimento libanese sciita Hezbollah, “il Partito di Dio”. Si tratta di un’organizzazione dalla duplice espressione: da un lato, partecipa a regolari elezioni in Libano dal 1992, mentre dall’altro ha un potente braccio armato storicamente impegnato nella “resistenza” contro Israele e, più recentemente, in prima linea in Siria al fianco delle truppe governative. Iran, Siria ed Hezbollah formano la cosiddetta “mezzaluna sciita”. Nella guerra in Siria sono intervenuti a fianco del presidente siriano Bashar al Assad sia Hezbollah, nelle zone montagnose al confine con il Libano, sia l’Iran, mandando uomini e armi. Recentemente anche la Russia di Vladimir Putin e Sergej Lavrov ha scelto la via interventista inviando truppe e armi a Damasco. Questa alleanza di fatto si contrappone a quella formata da Egitto e Arabia Saudita (e Stati Uniti).

Fattore che ulteriormente complica la geopolitica del Medio Oriente è la questione israeliana che, forte avanposto statunitense nell’area, è sempre stata in maggior contrapposizione con l’asse “sciita” Iran e Siria e Russia e più accomodante con quello sunnita Arabia Saudita, Egitto e USA.

Un elemento però che in questi ultimi mesi ha complicato gli equilibri delle forze in gioco è la necessità di una larga coalizione internazionale contro il gruppo terroristico dello Stato Islamico ( ISIS ) che si proclama sunnita e secondo alcuni in passato sostenuto anche dall’Arabia Saudita e dai paesi arabi sunniti. In aggiunta i successi diplomatici di Vienna sul nucleare iraniano hanno portato ad una significativa apertura dei paesi occidentali nei confronti di Teheran. Il gioco diplomatico e della guerra in Siria sta rischiando così di marginalizzare il potere petrolifero dell’Arabia Saudita che appunto per il petrolio era stato oltre ad Israele a lungo il primo e principale interlocutore di Washington nell’area.

La condanna dell’imam al-Nimr deve quindi essere letta alla luce di questi processi anche secondo Claudio Neri, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici intervistato da Linkiesta, il governo saudita auspica una reazione sproporzionata da parte dell’Iran affinché una eventuale alleanza fra Stati Uniti e sciiti non possa realizzarsi. Si tratta ancora una volta di una lotta politica combattuta sotto le effigi della religione perché il vero obiettivo è l’egemonia nell’area, sempre più contesa tra Arabia Saudita ed Iran e quindi fra il potere politico dei sunniti contro gli sciiti.