Il “mobbing di genere” e le (mancate) pari opportunità sul lavoro

L’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione presuppone un contesto lavorativo sano e non caratterizzato da violenza, come quella, strettamente psicologica, che subiscono le donne sul posto di lavoro, soprattutto al rientro dalla maternità, quando maggiore diventa la loro difficoltà di conciliare i tempi di vita e di cura.

La Consigliera di Parità è una figura istituzionale prevista dalla normativa nazionale (Legge 10 aprile 1991, n. 125 Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro, Decreto Legislativo 23 maggio 2000, n. 196 Disciplina dell’attività delle consigliere e dei consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive e Decreto Legislativo 11 aprile 2006, n. 198 Codice delle pari opportunità fra uomo e donna) per promuovere e controllare l’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione fra donne e uomini nel lavoro. Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Consigliera di Parità è un pubblico ufficiale con l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria dei reati di cui viene a conoscenza.

Al fine di garantire a lavoratori e lavoratrici l’accesso al lavoro, alla progressione professionale e di carriera e alla formazione professionale, svolge, in particolare, i seguenti compiti:

rileva le situazioni di squilibrio di genere;

promuove progetti di azioni positive e ne verifica i risultati;

promuove la coerenza della programmazione delle politiche di sviluppo territoriale e l’attuazione delle politiche di pari opportunità;

sostiene le politiche attive del lavoro;

collabora con organismi di parità degli enti locali e con le direzioni regionali e provinciali del lavoro al fine di individuare efficaci procedure di rilevazione delle violazioni alla normativa in materia di parità, pari opportunità e garanzia contro le discriminazioni;

diffonde la conoscenza e lo scambio di buone prassi e attività di informazione e formazione culturale sui problemi associati alle pari opportunità e sulle varie forme di discriminazione.

L’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione presuppone un contesto lavorativo sano e non caratterizzato da violenza, come quella, strettamente psicologica, che subiscono le donne sul posto di lavoro, soprattutto al rientro dalla maternità, quando maggiore diventa la loro difficoltà di conciliare i tempi di vita e di cura.

Il fenomeno viene definito ‘mobbing di genere’ e, attraverso una progressiva marginalizzazione dai processi di lavoro, l’azienda mira all’allontanamento definitivo della lavoratrice, considerata, ormai, non più in grado di rispondere alle specifiche esigenze lavorative.

L’amministrazione pone in atto comportamenti che possono produrre ripercussioni, anche pesanti, sulla sfera psico-fisico della lavoratrice: isolamento sistematico, attribuzione di incarichi meno qualificati se non, addirittura, mortificanti, esclusione da comunicazioni e riunioni interne, svilimento di proposte ed iniziative, assegnazione di postazioni di lavoro scomode o isolate, fino ad arrivare a condotte aggressive costituite da attacchi alla reputazione, ridicolizzazione pubblica, minacce di licenziamento.

Oltre ad agire negativamente sulla singola lavoratrice, tali gravi condotte causano, in realtà, effetti su tutti i lavoratori, determinando un clima aziendale di malessere, caratterizzato da diminuzione dell’impegno lavorativo e conseguente calo di produttività.

Allo scopo di prevenire il verificarsi di anche tali spiacevoli situazioni, nel 2009 è nata la Carta per le Pari Opportunità e l’Uguaglianza sul lavoro, strumento finalizzato alla realizzazione di un ambiente di lavoro che, sul versante di carattere più generale, assicuri a lavoratrici e lavoratori pari opportunità e, sul versante personale, permetta il riconoscimento delle competenze individuali.

La Carta rappresenta una dichiarazione di intenti che l’impresa può sottoscrivere volontariamente con l’obiettivo di diffondere una cultura aziendale e politiche delle risorse umane inclusive e libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci, quindi, di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.

In funzione della propria situazione specifica e di eventuali programmi già realizzati, l’impresa aderente può scegliere alcuni impegni programmatici basati su principi ed elementi chiave di efficaci programmi di cambiamento già sperimentati con successo dalle imprese impegnate da più tempo in materia. Tali impegni forniranno un quadro di riferimento valoriale per guidare l’impresa nell’applicazione del documento.

Promossa da Fondazione Sodalitas, AIDAF-Associazione Italiana delle Imprese Familiari, AIDDA-Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti d’Azienda, Impronta Etica, UCID-Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, Ufficio Nazionale Consigliera di Parità con l’adesione del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e del Ministero per le Pari Opportunità, la Carta per le Pari Opportunità e l’Uguaglianza sul lavoro può contribuire attivamente ad accrescere la competitività ed il successo delle imprese che la sottoscrivono.

Sul versante normativo, infine, si attende l’imminente Decreto legislativo recante misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori, in attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183 Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

Tale strumento formale, infatti, dovrebbe garantire azioni di tutela della maternità più incisive e sostenere nuove modalità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Nella Regione Friuli Venezia Giulia, con la Legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro, è stata istituita la Rete regionale delle Consigliere di parità, composta dalla Consigliera regionale e dalle quattro Consigliere provinciali di parità.

Sara Vizin, Consigliera di Parità per la Provincia di Gorizia

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Angela Caporale

Giornalista pubblicista dal 2015, ha vissuto (e studiato) a Udine, Padova, Bologna e Parigi. Collabora con @uxilia e Socialnews dall’autunno 2011, è caporedattrice della rivista dal 2014. Giornalista, social media manager, addetta stampa freelance, si occupa prevalentemente di sociale e diritti umani. È caporedattore della rivista SocialNews in formato sia cartaceo che online, e Social media manager. 

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