La moda è tossica: Greenpeace contro i grandi marchi

di Michela Arnò

“Detox Fashion” gridano gli attivisti di Greenpeace contro i grandi marchi della moda e le industrie tessili per chiedere l’eliminazione delle sostanze tossiche e dei composti pericolosi dalla catena di produzione e dai prodotti in commercio.

Foto: Greenpeace Italia

Foto: Greenpeace Italia

Numerose proteste, da Milano, a Honk Kong, a Berlino, hanno accompagnato i giorni scorsi le vetrine dei negozi di abbigliamento di grandi marche, come Dolce&Gabbana, Louis Vuitton, Versace: brand del lusso ma anche complici di produrre capi per uomini, donne e bambini con composti chimici ritenuti dannosi per l’ambiente e la salute. Le analisi condotte su numerosi prodotti di abbigliamo d’Alta moda di importanti griffe, diversi anche a marchio “Made in Italy”, hanno evidenziato la presenza di una o più delle seguenti sostanze chimiche: nonilfenoli etossilati (NPEs), ftalati, composti perflorurati e polifluorurati e antimonio. Sostanze che vengono rilasciate nei fiumi durante il processo produttivo (principalmente in Cina) oppure durante il lavaggio dei vestiti stessi, provocando gravi rischi di inquinamento nelle falde acquifere e che possono rivelarsi pericolose per la salute dell’uomo e di altri organismi.

E mentre Louis Vuitton si difende, dichiarando che le quantità dei composti contenuti negli indumenti rispettano i limiti degli standard internazionali, altre case della moda aderiscono alla campagna con l’obiettivo di assicurare la trasparenza della filiera e chiedere ai fornitori l’eliminazione entro il 2020 dell’uso di sostanze chimiche pericolose nella produzione del tessile e la loro sostituzione con alternative non impattanti.. Hanno già aderito: Nike, Adidas Puma, H&M, M&S, C&A, Li-Ning, Zara, Mango, Esprit, Levi’s, Uniqlo, Benetton, Victoria’s Secret, G-Star Raw, Valentino, Coop, Canepa, Burberry e Primark.

Redazione SocialNews

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