Opportunità o Fuga di Cervelli?

Ivo Della Polla

È fondamentale rivedere il patto di interscambio  tra scuola,  università e mondo produttivo, si devono creare dei meccanismi che favoriscano la condivisione e la crescita e che consentano la ricaduta occupazionale ed economica ad entrambi i fronti legandoli anche in futuro.

Vivere in Italia non è mai stato semplice, in nessuna epoca. Paese dal clima e dalle risorse alimentari di straordinaria qualità ed abbondanza, elementi fondamentali per un elevato benessere ed un’invidiabile qualità della vita.
Ma a questo non si è sempre affiancata una pari abbondanza di offerta di lavoro, obbligando intere generazioni ad emigrare in altri Paesi. Pensiamo all’Argentina, al Brasile, che con San Paolo ospita la più grande città di Italiani nel mondo, alle orde di connazionali stivati a Manhattan prima in quarantena e poi in cerca di fortuna. Molti di loro l’hanno trovata.
Sicuramente, tutti hanno avuto l’opportunità di conoscere nuove razze, nuove mentalità, nuovi modi di affrontare i problemi che la quotidianità impone. Come ci suggeriva Robin Williams ne “L’attimo Fuggente”, spesso cambiare punto di vista può aprire porte sensazionali. Soprattutto per la nostra mente.
Dobbiamo, quindi, criticare davvero questa fuga verso l’estero alla quale oggi assistiamo? Sì, ma solo se non saremo capaci di essere concretamente attrattivi per far rientrare i nostri connazionali, consentendoci di arricchire il nostro Paese delle conoscenze acquisite durante la loro fuga. Manca la razionalità del fenomeno e, quindi, cercare di controllarlo con strumenti che consentano un naturale rientro dopo un breve periodo, avviando una sana osmosi di rinnovamento e riformismo.
Sì, anche e soprattutto di riformismo, molto in voga oggi e cavallo di battaglia della campagna elettorale di Mario Monti. È fondamentale rivedere il patto di interscambio tra scuola, Università e mondo produttivo. Si devono creare dei meccanismi che favoriscano la condivisione e la crescita e che consentano la ricaduta occupazionale ed economica ad entrambi i fronti, legandoli anche in futuro. Ad esempio, con la co-proprietà dei risultati della ricerca, magari anche brevettati. Se a questo uniamo poi un soggetto finanziatore, magari una Regione attraverso i fondi UE, anch’esso titolare di una quota del brevetto, ecco che il cerchio si chiude.
Dopo un breve periodo di arricchimento all’estero, il ricercatore rientra e trova terreno fertile per lavorare con le aziende, in collaborazione con l’Università, con fondi comunitari. Magari, le Regioni, co-titolari dei brevetti dei quali godranno in futuro dei benefici economici, metteranno a disposizione la forza legaleper tutelare la proprietà a vantaggio del territorio e dello Stato.
Negativa, quindi, la fuga di cervelli? A mio parere, no. Anzi, grande opportunità di crescita con un modello nuovo ed attrattivo di riformismo moderno, al passo con l’economia globalizzata.

Ivo Della Polla
Associate Partner Reply, già Membro della commissione
innovazione Confindustria FVG, Presidente Formindustria FVG, Fondatore Simulware

Socialnews

Rispondi