l ricatto dell’usura

Tiziano Agostini, Donatella Di Corrado, Giovanni Righi

Il fine principale di una comunicazione del rischio è quello di fornire a singoli individui o a comunità informazioni sufficienti per operare una scelta e quindi di assisterli durante il processo decisionale.

In ambito psicologico, l’analisi della percezione del rischio si inserisce a pieno titolo nel contesto delle ricerche applicative aventi un’esplicita finalità sociale di intervento nel campo della prevenzione e del recupero. Sulla base delle esperienze maturate in decenni di indagini sul fenomeno delle tossicodipendenze e della tendenza, specie nelle fasce di popolazione più esposte al disagio sociale e generazionale, ad adottare un certo tipo di comportamenti, è possibile individuare alcune linee guida per la definizione di un progetto di ricerca sulla percezione del rischio nel target prescelto. L’usura è propriamente uno dei comportamenti che più evidenziano la necessità di una seria analisi delle condizioni sociali ed individuali di radicamento del rischio e della sua drammatica concretizzazione. La definizione operazionale del rischio dipendenza da gioco d’azzardo e usura in uno specifico ambito territoriale ed, eventualmente, in una determinata fascia di popolazione va considerata, sicuramente, sia sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, sia in relazione al suo significato psico-sociale. L’obiettivo finale di questo tipo di indagine è, infatti, la strutturazione di alcune ipotesi applicative utili e funzionali ad un intervento a livello istituzionale. In tale ottica, le politiche di prevenzione devono saper cogliere gli aspetti puntuali più importanti sui quali centrare l’approccio diretto ai soggetti a rischio. La definizione di un protocollo operativo a livello di indagine scientifica e di implementazione strutturata nel contesto di riferimento nasce proprio come strumento funzionale a tale scopo. Esso si configura, inoltre, come risorsa tecnica di base per la corretta centratura dell’intervento in funzione degli obiettivi prestabiliti. In riferimento al fenomeno usura, l’obiettivo principale delle politiche di intervento a livello di coscienza critica diffusa è sicuramente quello della consapevolezza del rischio del ricorso a tale pratica come vittima di una deformazione illegale di una normale dinamica del mercato del credito.
Gli ambiti di interesse che convergono sulla tematica in questione si collocano lungo il continuum che collega la salute psicofisica personale con gli aspetti più prettamente tecnici sotto il profilo economico e giuridico. L’analisi della percezione del rischio che si intende realizzare in questo progetto di ricerca permette di cogliere il livello di sensibilità di alcuni degli attori del macro-sistema sociale rispetto al problema in oggetto.

Finalità
Il progetto di ricerca si pone come momento di indagine preliminare nell’ambito dell’analisi degli elementi psicosociali tipici della realtà degli studenti universitari.
L’output atteso è:
a) una tabella di codifica dei pesi relativi dei singoli fattori determinanti un livello sensibile di rilevazione e percezione efficace della condizione di “rischio”;
b) una baseline quantitativa e qualitativa per l’implementazione di un prosieguo “follow up” della ricerca;
c) un insieme di criteri che si configurino come possibili linee guida della comunicazione relativa al rischio usura, con particolare riferimento all’esperienza economica quotidiana in giovani-adulti frequentanti i corsi di laurea universitari.

Metodologia
L’approccio analitico di partenza adottato ricalca, a livello metodologico, l’applicazione di strumenti di tipo attuariale con un’ampia e specifica descrizione della realtà sotto il profilo quantitativo. Gli aspetti più prettamente qualitativi sulla specificità tematica e personologica della percezione del fattore “rischio” in un’ottica di valutazione del coinvolgimento personale vanno integrati in un unico modello di previsione specifico per la realtà territoriale analizzata. Tale modello si pone come ambito operazionale di snodo tra il dato di partenza e quello derivante dalla rilevazione sistematica condotta nell’indagine. La raccolta dati avverrà attraverso un questionario composto da una serie di quesiti finalizzati ad analizzare direttamente ed indirettamente la disponibilità soggettiva ad assumersi un onere finanziario rilevante da rimborsare ratealmente.
I tre scenari target scelti saranno:

– necessità di contrarre un finanziamento finalizzato all’acquisto di un’abitazione;
– necessità di contrarre un finanziamento finalizzato all’acquisto di un’autovettura;
– necessità di contrarre un finanziamento finalizzato all’acquisizione di denaro contante.

Per ognuno di questi scenari, il soggetto sarà chiamato ad indicare, direttamente ed indirettamente, la propria disponibilità ad assumersi il debito. L’indagine riguarderà esplicitamente il livello di consolidamento di un “comportamento ad elevato rischio potenziale” avente un significato molto particolare per la realtà territoriale. Ai soggetti verrà infatti chiesto di valutare la propria abitudine al gioco d’azzardo in strutture specificamente destinate a questo, come i “Casinò” e le “Case da gioco”. A pochissimi chilometri dal confine, nei territori della Repubblica Slovena ai confini con l’Italia, e nel territorio italiano, sono presenti e stanno nascendo parecchie di queste realtà (assolutamente legali ed aperte al pubblico). La clientela abituale dei “Casinò” e delle “Case da gioco” è storicamente formata, in buona parte, da cittadini italiani di tutte le età, compresa quella dei giovani adulti.

Target per la rilevazione dati
Sei sotto-campioni della popolazione studentesca di tutti i corsi di laurea di primo e secondo livello dell’Università di Trieste, con attribuzione randomizzata dei soggetti ai singoli campioni. Consistenza stimata del campione complessivo: 360 studenti.

Sviluppi futuri dell’indagine

Il follow up
Un follow up a sei/nove mesi di distanza dalla prima rilevazione nei giovani adulti permetterebbe di conoscere la stabilità o il cambiamento del comportamento del fenomeno. Tale rilevazione consentirà di disporre di un riscontro metodologico importante sia per gli aspetti intrinseci della ricerca, sia per ogni prospettiva di definizione di un modello di valutazione di possibili interventi a livello formativo ed informativo sull’argomento in questione.

Il rischio: prevenzione e comunicazione
La comunicazione del rischio è un fenomeno complesso e multidimensionale. Una comunicazione efficace richiede che vengano definiti in modo accurato obiettivi, contenuto e destinatari dell’intervento comunicativo.
Il fine principale di una comunicazione del rischio è quello di fornire a singoli individui o a comunità informazioni sufficienti per operare una scelta e quindi di assisterli durante il processo decisionale. Il linguaggio usato è cruciale e varia in funzione degli obiettivi perseguiti. L’evidenza sperimentale disponibile mostra che, se l’obiettivo è la prevenzione, una comunicazione che ponga l’accento sulle conseguenze positive associate all’adozione di un comportamento sicuro o all’evitamento di un comportamento a rischio risulterà maggiormente persuasiva; se l’obiettivo è quello di promuovere comportamenti finalizzati alla diagnosi, risulterà più efficace una comunicazione che sottolinei le possibili conseguenze negative.
Per quanto riguarda l’oggetto della comunicazione, tre fattori devono essere considerati: il tipo di legame causale che intercorre tra comportamento e conseguenze (certo, probabile o biologicamente plausibile), la probabilità che le conseguenze si verifichino, il tipo di conseguenze previste (in base alla gravità ed al loro carattere a breve o a lungo termine).
Fondamentale è, infine, la definizione del soggetto al quale si rivolge la comunicazione. Si potrebbe ritenere che una presentazione chiara ed esaustiva dei rischi associati ad un determinato comportamento sia sufficiente a garantire scelte razionali. In realtà, sappiamo che l’efficacia di un messaggio dipende criticamente dalle caratteristiche del ricevente. Quando la comunicazione ha come oggetto il rischio, è necessario che siano note la percezione del rischio e l’atteggiamento verso il rischio dei soggetti coinvolti nel processo comunicativo.
I numerosi studi sulla percezione del rischio mostrano che esiste una netta differenza tra percezione soggettiva e stime di probabilità oggettiva. In particolare, si è osservata l’esistenza della tendenza a sottostimare il rischio di eventi con conseguenze di lieve o media gravità, ma con alta probabilità di accadimento e, viceversa, a sovrastimare il rischio di eventi con conseguenze molto gravi, ma con bassa probabilità di accadimento. Lo scarto evidente tra stime soggettive e probabilità oggettiva di rischio costituisce solo uno dei numerosi esempi che dimostrano come gli individui incontrino delle difficoltà ad esprimere dei giudizi di rischiosità: l’uso di euristiche – scorciatoie mentali – e il “bias dell’ottimismo ingiustificato” – la credenza di essere meno a rischio e più immuni dai pericoli rispetto ad altre persone che si potrebbero trovare in una situazione identica – sono le maggiori cause di valutazione erronea del rischio associato ad attività o situazioni potenzialmente rischiose. Un’altra caratteristica particolarmente importante del rischio è la sua natura cumulativa: alcuni studi hanno dimostrato che le attività rischiose con potenziali conseguenze negative differite nel tempo e non immediatamente osservabili (di cui l’indebitamento cronico è un esempio evidente) sono generalmente sottostimate rispetto ad attività con effetti negativi immediatamente visibili. Data la complessa natura della percezione del rischio, numerosi altri fattori come caratteristiche di personalità, età, genere, partecipazione alle attività rischiose ed expertise concorrono alla formazione dei giudizi di rischiosità.
Oltre che dalla percezione del rischio, l’adozione di comportamenti a rischio dipende dall’accettazione dello stesso. A differenza della percezione, l’accettazione presuppone un’analisi costi/benefici da cui può dipendere la decisione di intraprendere o meno un comportamento rischioso. Appare evidente che la distinzione tra queste due variabili assume un ruolo importante anche da un punto di vista metodologico; confonderle, infatti, può condurre alla raccolta di misurazioni non attendibili e ad interpretazioni dei risultati poco valide. L’accettazione del rischio prevede due costrutti molto diversi tra loro: 1) l’atteggiamento verso il rischio percepito rimane stabile negli individui e non varia nemmeno in funzione della scelta rischiosa da effettuarsi; 2) l’analisi costi/ benefici varia in funzione del contesto e della specifica scelta rischiosa.
L’adozione di comportamenti a rischio dipende non solo da variabili cognitive, ma anche da variabili di personalità, motivazionali e sociali. Infatti, i comportamenti a rischio di tipo dannoso per il proprio benessere economico e psicofisico vengono predetti da livelli elevati di impulsività, intesa come (a) incapacità di anticipare conseguenze negative e (b) difficoltà personale a differire la gratificazione (ottenimento del denaro e/o acquisto immediato del bene desiderato). Infine, oltre a fornire modelli comportamentali, l’ambiente sociale trasmette al singolo credenze condivise, aspettative e valori che giocano un ruolo decisivo nella percezione e nell’accettazione del comportamento a rischio. Tale aspetto assume un ruolo fondamentale nella realtà territoriale dove la già citata, massiccia, presenza di “Casinò” e “Case da gioco” rappresenta un fattore di rischio molto elevato.

Analisi SWOT
– Punti di forza: il progetto di ricerca si fonda su una procedura già validata metodologicamente ed avente specifici riferimenti teorici (Teoria del Comportamento Pianificato – TCP [Ajzen, 1991]);
-Punti di debolezza: la necessità del follow up (non prevista in questo progetto) in un’ottica longitudinale dell’indagine;
– Opportunità: la definizione di un modello integrato per la programmazione e la valutazione dell’intervento formativo – informativo;
– Rischi: la scarsa disponibilità dei soggetti a seguire un’attività formativa la quale, sulla base dei parametri che emergono dal modello di elaborazione dei dati, potrebbe essere centrata su contenuti tecnico-finanziari troppo specialistici.

Tiziano Agostini
Professore Ordinario – Dipartimento Scienze della Vita Facoltà di
Psicologia Università degli Studi di Trieste
Donatella Di Corrado
Ricercatrice presso la Facoltà di Scienze Motorie, Università Kore di Enna
Giovanni Righi
Docente a contratto di Psicologia Generale presso la Facoltà di Medicina
e Chirurgia Università degli Studi di Trieste

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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