La teoria della decrescita

Di Massimiliano Fanni Canelles

Questo è il secondo numero di SocialNews in cui ci occupiamo della crisi economica. Il primo è stato pubblicato nel dicembre del 2008, in seguito al fallimento di Lehman Brothers, alle speculazioni finanziarie sui mutui suprime ed alla cattiva gestione delle agenzie di rating. Sono trascorsi 4 anni, ma ancora non si intravede una possibile soluzione per fermare il vortice che sta progressivamente inglobando la finanza occidentale.

In genere, fino ad ora sono state le banche centrali a creare periodi di recessione alternati a fasi espansive agendo sui tassi d’interesse. Oggi, la situazione finanziaria è invece caratterizzata da un eccessivo accumulo di debito da parte delle famiglie e dalla creazione di credito speculativo da parte del sistema bancario. Il risultato è che privati ed aziende tagliano le spese perseguendo il massimo risparmio e rifiutano ogni forma di indebitamento. A loro volta, le banche tagliano il credito e trattengono liquidità. Ne consegue che l’attività economica collassa e le aziende falliscono o licenziano i dipendenti, determinando l’incremento dei livelli di disoccupazione e precariato.

L’era dello spreco e dell’opulenza è finita. Nel suo libro “Economia dell’età della pietra”, Marshall Sahlins dimostra che l’unica società dell’abbondanza esistita nella storia umana è stata quella del paleolitico: gli uomini avvertivano pochi bisogni e potevano soddisfarli facilmente; il resto del tempo era dedicato al gioco, alla festa, allo stare insieme.

La società del consumo, nella quale ognuno di noi vaga alla continua ricerca del superfluo, non può sostenersi in un territorio a risorse limitate come la Terra. Spazio e risorse disponibili pro-capite calano progressivamente. L’anello debole della catena è quindi il consumo o, meglio, la corsa allo spreco. “Dobbiamo tornare ad un’economia informale, in cui si possa essere ingegnosi senza essere ingegneri e ragionevoli senza essere razionali “ scrive Serge Latouche, l’economista francese autore della teoria della decrescita quale soluzione alla crisi finanziaria. “Nella nostra vita hanno fatto irruzione l’usa e getta e l’obsolescenza programmata dei beni. Una follia. Il 30% della carne dei supermercati finisce direttamente nella spazzatura, un’auto diventa vecchia dopo tre anni, un computer ancora meno. Viviamo di acque minerali che provengono da lontano, in mezzo a sprechi energetici demenziali, con l’Andalusia che mangia pomodori olandesi e l’Olanda che mangia pomodori andalusi…” Quanto ai rifiuti, la regola base del benessere non cambia. «Il miglior rifiuto è quello non prodotto… E, attenzione, lo dico agli amici Italiani: l’assedio da immondizie non è una questione napoletana, è una questione mondiale. Il libro di Saviano lo afferma in modo chiaro: ogni mese, gli Stati Uniti inviano in Nigeria ottocento navi cariche di rifiuti tossici non riciclabili».

Appare quindi necessario ridimensionare la produzione ed il consumo per preservare le risorse e ricostruire una società ed una finanza ecosolidali. Decrescita non significa recessione, ma valorizzazione delle attività e della produzione di beni che riducono i danni ambientali e permettono di diminuire i consumi di merci inutili e dannose.

Serge Latouche è un economista ed un filosofo francese. È uno degli animatori de La Revue du MAUSS. Presidente dell’associazione «La ligne d’horizon». È Professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI ed all’Institut d’études du devoloppement économique et social (IEDES) di Parigi.

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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