L’Italia condannata

Rita Bernardini

Questi “record”, queste “medaglie” tutte italiane, annientano la nostra credibilità in Europa e nel mondo, riducendo il nostro Paese ad un osservato speciale

Non scriverò di carceri italiane. L’orrore di quei luoghi, nei quali vengono costantemente violati diritti umani fondamentali universalmente acquisiti, è, infatti, il risultato di una “Giustizia” ridotta alla bancarotta, di una “Democrazia” che non può più definirsi tale.

Esagero? Esagerano Marco Pannella e i radicali? Propongono un’amnistia propedeutica ad una riforma strutturale della giustizia per far rientrare – subito! – il nostro Paese nella legalità costituzionale italiana, europea, onusiana. Questo obiettivo è rimandabile o è, invece, improcrastinabile ed obbligato?

Stiamo ai fatti. Dal 1959 al 2010, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha condannato l’Italia 2.121 volte per violazione della Convenzione. Il nostro Paese si è così classificato al secondo posto, dietro solo alla Turchia (2573 violazioni) e prima di Russia (1079) e Polonia (874). Secondo, dunque, su 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.

Se, però, consideriamo i giudizi per l’irragionevole durata dei processi, ecco che l’Italia balza al primo posto, con 1.139 violazioni. Seguono Turchia, con 440 condanne, Polonia, 397 e Grecia, 353.

Questi “record”, queste “medaglie” tutte italiane, annientano la nostra credibilità in Europa e nel mondo, riducendo il nostro Paese ad un osservato speciale il quale, nel corso dei decenni, non ha dimostrato il minimo segnale di ravvedimento o di impercettibile miglioramento, di controtendenza. Siamo recidivi, delinquenti abituali, come vengono definiti nel nostro diritto penale coloro i quali sono abitualmente dediti al delitto.
Fin dall’inizio degli anni ’80, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha constatato numerose violazioni dell’articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, a causa dell’eccessiva durata delle procedure giudiziarie. Negli anni ’90, lo stesso Comitato dei Ministri rilevava come le decisioni della CEDU evidenziassero “seri problemi strutturali nel funzionamento del sistema giudiziario italiano” ritenendo le autorità nazionali “interamente e direttamente responsabili” per «le violazioni della Convenzione risultanti da ritardi eccessivi nell’amministrazione della giustizia». Nel 1997, l’Italia ha ricevuto un pesante ammonimento perché “i ritardi eccessivi nell’amministrazione della giustizia costituiscono un importante pericolo, in particolare per il rispetto dello Stato di diritto». Neanche questo avvertimento ha sortito cambiamenti significativi, tanto che, dal 2000, il Comitato dei Ministri ha richiesto alle autorità italiane, “vista la gravità e la persistenza di questo problema”, di imprimere “alta priorità alla riforma del sistema giudiziario italiano”.

Saltando i successivi, costanti, richiami dell’arbitro “Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa”, arriviamo al 2009, anno in cui il Comitato, ravvisando ancora una volta un arretrato considerevole nei processi civili e penali, arriva ad affermare che «una soluzione definitiva al problema strutturale della durata delle procedure deve essere trovata». Sottolineo quel “deve”: a tutt’oggi, non viene minimamente preso in considerazione dalle istituzioni italiane. Da squalifica, infine, il suono del fischietto arbitrale nel 2010, quando il Comitato definisce “grave il pericolo per lo Stato di diritto” che si materializza nella “negazione dei diritti sanciti dalla Convenzione”.

Mentre commentatori, editorialisti e partitocrati si accapigliano e gridano allo scandalo per la prescrizione del processo Mills, nel quale era imputato l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nessuno-ma-proprio-nessuno di lor signori si è mai scandalizzato per le sopracitate squalifiche in campo europeo del nostro Paese. Nessuno-ma-proprio-nessuno di lor signori ha mai levato una voce sull’amnistia strisciante e perniciosa delle oltre 150.000 prescrizioni annuali di procedimenti penali, oltre due milioni dal 1996 al 2008! Nessuno-ma-proprio-nessuno di lor signori ha mai rinfacciato ai Berlusconi ed ai D’Alema di non aver mai mosso un dito per riformare la giustizia a favore dei cittadini e far rientrare il nostro Paese nella legalità.

Tutti-ma-proprio-tutti lor signori si adoperano, invece, a bollare costantemente l’amnistia prevista dall’articolo 79 della Costituzione come una resa dello Stato. Lor signori sono i puri, quelli che – se non sono in malafede – dimostrano tutta la loro incapacità di governare una situazione che fa pagare un prezzo altissimo ai cittadini, vittime di una demagogia che ha il suo miglior alleato nella negazione totale del diritto civile alla conoscenza, all’informazione, al contraddittorio fra opinioni diverse.

Isolato e bandito, Marco Pannella continua ad affermare da una vita che, dove c’è strage di legalità, prima o poi c’è strage di popoli. È inutile fare gli scongiuri di fronte a questo ammonimento se la banalità del male è già dentro di noi e devasta i nostri cuori e le nostre menti, rendendoci incapaci di comprendere, e quindi di cambiare, ciò che accade o rischia di accadere.

Rita Bernardini
Parlamentare, Componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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