Viaggio nella Costituzione

Più che un punto d’arrivo, l’apparizione dei diritti sociali nelle Costituzioni deve essere considerato un punto di partenza. La ragion d’essere dei diritti sociali, come il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, trae origine nel principio di eguaglianza.

 

Le vicende di una città quale bussola per comprendere la seconda guerra mondiale e riflettere sulle sue conseguenze. È questa l’idea alla base del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Uscendo dalle quattro mura del palazzo di Corso Valdocco che lo ospita, il museo propone un itinerario simbolico della memoria attraverso diversi luoghi cittadini e le storie da essi custodite. Una città che diviene museo e laboratorio didattico permanente su molteplici temi: la storia e la memoria, la democrazia e la pace, i diritti umani e civili e la riflessione sulla contemporaneità. L’allestimento permanente del museo si struttura in un percorso multimediale personalizzato ed interattivo all’interno della città. Rievoca le esperienze della guerra, dell’occupazione nazifascista, della Resistenza e del complesso ritorno alla vita democratica. L’installazione è stata progettata come una metropolitana della memoria, con una serie di linee e stazioni immaginarie che ripercorrono alcuni episodi avvenuti a Torino fra il 1938 ed il 1948. Si conclude con la videoinstallazione “Vivere la Costituzione”, realizzata nel 60° anniversario del voto per la Repubblica e per l’Assemblea Costituente. Una parete-specchio fa da sfondo a quattro monitor: ciascuno di essi è dedicato ad un tema, presentato con tre affermazioni (sì alla democrazia, sì alla libertà, sì all’eguaglianza) e una negazione (no alla violenza). A presentare ogni tema sono alcuni articoli della Costituzione, tratti prevalentemente dai principi fondamentali e da parole chiave che ad essi si richiamano. Attori di oggi, vestiti con abiti d’epoca, danno voce a racconti inerenti questi principi, citando, di volta in volta, alcune personalità di spicco della storia contemporanea, come Pasolini, Scalfaro, Calamandrei. Il tema dell’eguaglianza è forse quello più attuale e complesso. L’articolo 3 della Costituzione ne enuncia il principio: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Come ci ha tristemente insegnato la storia, tale principio è il primo ad essere calpestato dai regimi totalitari, insieme a quello della libertà. Al principio di eguaglianza, che è assoluto, si aggiunge il concetto di “pari dignità sociale”: non basta che la legge sia uguale per tutti, è altresì necessario che garantisca il rispetto della persona umana. È proprio da questo concetto che nascono le numerose interpretazioni del principio di eguaglianza, che anche la storia recente ha rivelato di non facile attuazione. Prendiamo, ad esempio, il passo “senza distinzione di sesso”: fino al 1975, il Codice Civile stabiliva che “il marito è il capo della famiglia; la moglie ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli creda opportuno di fissare la sua residenza”. Ancora, fino al 1968 si puniva l’adulterio femminile, ma non quello maschile. Che dire, poi, delle differenze in ambito professionale, delle discriminazioni nelle assunzioni e della possibilità di licenziare le donne solo perché incinte? Ma, forse, la questione più scottante in termini di eguaglianza rimane quella enunciata nel comma 2 dell’articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Come aveva già fatto notare Piero Calamandrei nel 1946, quando nella Costituzione si è affermato che tutti i cittadini hanno diritto al voto, il diritto al voto è diventato una realtà. Ma se nella Costituzione si scrive che tutti i cittadini hanno diritto al pane, questa affermazione non è ancora realtà fino a che non viene modificata la struttura economica della società. Per questo, l’apparizione dei diritti sociali nelle Costituzioni, più che un punto d’arrivo, deve essere considerato un punto di partenza. La ragion d’essere dei diritti sociali, come il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, trae origine nel principio di eguaglianza. I diritti sociali tendono ad attenuare le differenze tra chi possiede beni e chi non ne possiede. L’eguaglianza è quindi una componente fondamentale della qualità della vita. Per dirla con le parole di Massimo Cacciari, “l’eguaglianza non è quell’astratta e totalitaria idea di uguaglianza, cioè l’eliminazione dei non uguali, dei diversi”. L’eguaglianza, al contrario, rende possibile ad ognuno di valere come persona.

Martina Sardo
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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