Un nuovo risorgimento italiano

Nel 2011 l’Italia festeggerà i suoi 150 anni. Un’Italia unitasi nel Risorgimento, grazie alla diplomazia di Cavour, al coraggio di Garibaldi e, soprattutto, all’attività di Giuseppe Mazzini. Scrittore, pensatore, uomo politico, fondò la Giovine Italia, un’associazione segreta nata col proposito di raggiungere l’agognata unità nazionale. Le celebrazioni per l’anniversario sono alle porte. Da allora, si sono succeduti molti accadimenti storici. Ma sono anche state sacrificate molte giovani vite, nelle guerre d’indipendenza e nei conflitti mondiali. Dal Regno d’Italia si passò poi alla Repubblica, un periodo storico prospero che seppe condurre un Paese arretrato culturalmente ed economicamente a far parte delle prime potenze industriali al mondo.

Un percorso caratterizzato anche da insuccessi e sconfitte, quali gli anni di piombo. Stragi e terrorismo raggiunsero l’apice con l’assassinio di uno dei migliori statisti di cui l’Italia abbia mai beneficiato: Aldo Moro. Seguì l’era della corruzione e la caduta della Prima Repubblica. Ma le Istituzioni non erano pronte a sostituire il modello destituito.

Oggi, la politica tenta ancora di sviluppare un costruttivo “bipolarismo”. Peccato che questo si identifichi solamente con chi si schiera a favore di Berlusconi e con chi a lui si oppone. Non c’è altro. Gli ideali, le proposte politiche, la concretezza dei progetti istituzionali sono stati sostituiti con la sola bagarre mediatica, la decadenza dello stile, il tentativo di far cadere l’avversario a qualsiasi costo. Tutto ciò grazie ad un sistema radio-televisivo che distorce la realtà e che fa breccia in una popolazione ormai incapace di pensare. I problemi nazionali si riducono a cercare di capire se Berlusconi sia colpevole o meno nei reati prescritti, se Fini abbia o meno una casa a Montecarlo, chi possa aver donato la casa a Scajola. O, ancora, se Bertolaso sia coinvolto negli appalti della ricostruzione o come sia potuta rinascere la P2, anzi, la P3. Si scorre così, fra D’Addario e Dell’Utri, in un frenetico vortice che nasconde i reali problemi: scuola, ricerca, nuove tecnologie, salute, trasporti, per non parlare di meritocrazia e tutela dei talenti.

Certo, essendo questi politici i gestori della cosa pubblica, depositari della nostra fiducia elettorale, oltre che amministratori delle tasse che paghiamo, anche questi aspetti hanno la loro importanza. Ma quello che sconcerta è che non ci si renda conto che tutto questo è prodotto – consapevolmente o inconsapevolmente – dal vuoto assoluto in cui navigano istituzioni e politica.

In qualsiasi Stato di questo mondo l’esecutivo presenta al suo interno personaggi discutibili, se non veri e propri delinquenti. Nei Paesi democratici è il sistema elettivo ed amministrativo che deve far fronte a questo. Chi è in grado di produrre a favore del popolo resta, chi vuole curare esclusivamente i propri interessi personali va a casa, “licenziato” dal popolo nella successiva tornata elettorale. Se il popolo non è in grado di agire e reagire, forse significa che nel Paese non vi è più democrazia. Dobbiamo quindi interrogarci se siamo o meno a questo livello. Ma se il decadimento politico avesse distrutto la democrazia ottenuta con il sacrificio di milioni di Italiani, ben venga, allora, un nuovo Risorgimento. Ben venga un nuovo Mazzini.

Di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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