La cultura dell’affido

Negli ultimi 30 anni l’istituto dell’affido, che è uno dei principali strumenti di tutela giuridica del minore, ha subito molte elaborazioni legislative che hanno portato necessarie sfaccettature ma anche molta confusione. Recentemente la modifica dell’articolo 155 con la legge n°54 nel 2006 ha cambiato le regole dell’affido dei figli in caso di separazione coniugale sottolineando il principio di bigenitorialità. Entrambi i genitori, indipendentemente dalla lontananza fisica, dall’età del bambino o dalla permanenza di un conflitto mantengono la potestà genitoriale che potranno esercitare o in modo congiunto o disgiunto. Mentre la normativa sul divorzio del 1970 prevedeva in primis l’affido esclusivo e l’affido congiunto solo in caso di cooperazione fra i genitori, l’affido condiviso attuale disgiunto è applicabile e utile soprattutto in caso di conflitto. Un conflitto che pregiudica l’applicabilità del condiviso solamente se i genitori singolarmente si comportano in modo contrario all’interesse del minore e che può essere “!trattato” da una nuova figura professionale che recenti proposte legislative stanno per definire con più chiarezza: il mediatore familiare. Tutt’altra cosa è l’affido familiare, che soprattutto dopo la progressiva chiusura degli istituti di accoglienza sta diventando di emergente attualità. L’affidamento familiare è disposto dalla legge 184/83 e dalle modifiche previste nella legge 149/01 e dal DPR 616/77. L’obiettivo è quello di permettere ad un bambino di vivere in un ambiente familiare qualora i suoi genitori a causa di momentanee difficoltà (educative e/o genitoriali, malattia, carcerazione, ecc.) non riescano a prendersi cura dei propri figli. Non ha nulla a che vedere con l’adozione perché la finalità è di mantenere i rapporti e di rientrare poi nella famiglia naturale. Numerose sono però nle differenze applicative perché diversi sono i casi che coinvolgono adolescenti rispetto a bambini della prima infanzia, sempre diverso è l’approccio con la famiglia naturale, diverso è il procedimento giudiziario a seconda se ci sia consensualità o meno, diversi sono i tempi di esecuzione del provvedimento e diversi sono anche i progetti per far fronte alle necessità rispetto alla disponibilità di famiglie affidatarie: residenziale (quindi stabile) oppure diurno o part-time, professionale o volontario. Ed è proprio questa estrema variabilità che rende necessaria un’adeguata preparazione delle famiglie, un monitoraggio e un sostegno continuo e competente degli operatori territoriali, ma anche l’attenzione della magistratura minorile al modificarsi dei bisogni dei bambini. Infine sono recentissime le polemiche al Ministro Bindi per la recente disposizione sulla c.d. accoglienza internazionale, contenuta nel ddl in materia “sociale” collegato alla finanziaria. L’obiettivo era quello di elaborare un progetto per creare occasioni di sostegno e assistenza ai minori in difficoltà in ogni parte del mondo, ma bisogna tenere conto delle molteplici difficoltà dell’affido familiare internazionale rispetto a quello nazionale. è necessario distinguere il bambino straniero affidato ad una famiglia della sua stessa nazionalità (omoculturale) dal bambino straniero affidato a una famiglia italiana. Bisogna rispettare le normative e gli accordi internazionali bilaterali. Devono essere prese in considerazione le differenze a seconda della vicinanza geografica, delle carenze umanitarie, di studio, di lavoro o di salute. Nel corso del XX secolo la società ha cercato di produrre gli strumenti per riconoscere e proteggere i diritti dei bambini. Ora dobbiamo capire quanto la nostra cultura sia pronta a metterli in pratica.

di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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