A scuola di futuro

“…La scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde”… scriveva don Milani, sacerdote ed educatore che negli anni ’60 lottava contro le discriminazioni degli istituti scolastici. Nel libro “Lettera ad una professoressa”, Milani denuncia la natura classista dell’istituzione scolastica italiana diventando involontario profeta dell’imminente contestazione del ’68. Ma ancora oggi le sue frasi quali “..la scuola è un ospedale che cura i sani e respinge i malati…” risultano purtroppo spesso drammaticamente attuali. Diverso invece, rispetto ai fermenti sessantottini, è il contesto culturale nel quale lo studente si trova: il decadimento dei valori in cui la società occidentale sta sprofondando è in parte responsabile del disfacimento della famiglia, della perdita del ruolo della Chiesa e delle istituzioni. In questo contesto i giovani si sono ritrovati “liberi” di rifugiarsi nelle dimensioni irreali ed effimere dei videogiochi, della televisione ma anche dell’alcol e della droga. La profonda crisi di identità individuale e di gruppo che ne è scaturita li spinge verso i disturbi alimentari, il bullismo, la violenza, fino ad arrivare ad estremi quali il suicidio e la devianza minorile. Sono aumentati del 400% i suicidi in età giovanile. L’ingresso nel circuito penale da parte dei minori di anni 14 è in aumento come è in aumento la percentuale dei reati più gravi commessi dai giovanissimi (+61,1% di denunce per rapine, +65,4% per produzione e commercio di stupefacenti negli ultimi 5 anni). In Europa il 14% degli adolescenti soffrono di disturbi depressivi gravi, l’1% dei bambini italiani in età pediatrica è già in trattamento con psicofarmaci e l’Italia ha il primato europeo per consumo di cocaina. Le istituzioni devono a questo punto prendere dei provvedimenti adatti ad arginare il fenomeno. Non essendo facile agire all’interno delle famiglie o della chiesa, non essendo possibile modificare la cultura mediatica e la predisposizione genetica non rimane altro che potenziare l’unica arma in nostro possesso: la scuola. Nella scuola i giovani vivono insieme, instaurano relazioni, confronti, scambi affettivi, prove di socialità e di sfide. Per questo motivo è il luogo ideale per affrontare quei temibili impostori quali l’aggressività, la frustrazione, l’iperattività, l’apatia e l’ansia, ma è anche un banco di prova dove poter sviluppare le proprie risorse cognitive, la curiosità e gli interessi. Purtroppo però ancora oggi in Italia un ragazzo su cinque non consegue né diploma né qualifica professionale e non tutti gli insegnanti si assumono la responsabilità e l’autorità necessaria ad impedire il progressivo allontanamento del territorio giovanile. Spesso gli studenti abbandonano la scuola con sentimenti di rabbia, di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima e conseguentemente il ritiro diventa un disinvestimento che può estendersi anche ad altre attività. Curare i malati senza respingere i sani deve quindi essere il compito della scuola di oggi in modo che domani i giovani possano restituire alla società gli ideali necessari alla sua sopravvivenza.

di Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles on InstagramMassimiliano Fanni Canelles on Twitter
Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles 

Tags:

Rispondi