Identikit dello sfruttato

In 4 anni la Cooperativa ha preso in carico 141 persone e ciascuna ha avuto un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Le vittime erano sfruttate in ambito lavorativo, ma erano anche costrette all’accattonaggio e alla prostituzione.

Dal 2002 la Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione si occupa dell’accoglienza in programma di protezione sociale di persone vittime di tratta per sfruttamento grave del lavoro. L’esperienza maturata da allora ci ha permesso di costruire un modello di presa in carico di un’utenza generalmente poco nota e poco raggiunta da enti e servizi che si occupano di vittime della tratta, solitamente donne vittime di sfruttamento sessuale.

Le persone prese in carico da allora sono 141, ognuna delle quali ha avuto accesso ad un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, il tanto declamato, e a ragione, art.18 del T.U. sull’immigrazione. L’aspetto innovativo è il fatto che le vittime in questione fossero sfruttate nell’ambito del lavoro ed in alcuni casi dell’accattonaggio e delle attività illegali.

La tipologia delle persone prese in carico ed i fenomeni correlati al loro sfruttamento si possono sintetizzare secondo le seguenti direttrici principali:

• La quasi totalità sono di genere maschile; ragazzi e uomini adulti, di età compresa tra i 20 e i 52 anni, con un picco di persone di età compresa tra i 25 e 32 anni.

• La provenienza prevalente (circa il 60%) è dai paesi dell’est Europa, in particolare Romania e Ucraina; le altre nazionalità rappresentate sono Marocco, Pakistan, India, Nepal, Egitto, Siria, Sierra  Leone, Tunisia, Senegal, Ecuador, Colombia, Salvador, Bangladesh

• Il tempo medio di permanenza in condizione di illegalità prima di effettuare la denuncia della situazione di sfruttamento: nel 60% dei casi il tempo è compreso tra 1 e due anni; segue con il 20% il periodo compreso tra 2 e 3 anni; i restanti casi si distribuiscono equamente tra gli estremi 3/4 anni e 0/6 mesi

• Tutti i permessi di soggiorno rilasciati lo sono stati a seguito di una denuncia effettuata dalla vittima di sfruttamento e tratta

• Hanno titoli di studio variabili, dalla scuola dell’obbligo alla laurea;

• Sono entrati nei circuiti di “grave sfruttamento lavorativo” quasi sempre in maniera apparentemente casuale; dalle denunce comunque si evince che esistono delle direttrici in Italia che seguono anche il caporalato locale oppure reti di sfruttamento di connazionali che facilitano l’approdo in alcune città specifiche

• Esistono picchi di reati e vittime di questi reati in concomitanza con la sanatoria e i decreti flussi, a supportare la tesi per cui in quei particolari momenti i trafficanti di esseri umani spostano le vittime da un continente all’altro lucrando sulle condizioni di povertà delle persone nel loro paese d’origine, procurando documenti falsi, falsi contratti di lavoro che vengono pagati fino a 8.000 euro

• Nelle situazioni gravi le paghe mensili percepite oscillano tra i 100 e i 200 euro, per 10-14 ore di lavoro sett. senza riposo; nella media i lavoratori percepiscono 500 euro al mese, alle stesse condizioni di lavoro, ovvero senza diritti e tutele.

• Il settore più colpito (nelle situazioni rilevate) è per il 30% l’edilizia, seguono settori come la ristorazione, l’industria manifatturiera, chimica, metalmeccanica, industria pesante

• Di solito giungono in Italia da soli; quando si aggregano a connazionali in Italia, il gruppo li aiuta a denunciare

• Condizioni di lavoro senza diritti sono per le vittime una normalità nei paesi d’origine: hanno quindi una bassa percezione dell’effettiva gravità dello sfruttamento che subiscono

• Le persone arrivano ad effettuare una denuncia generalmente in seguito ad episodi di violenza, negazione dello “stipendio”, perdita parziale della capacità lavorativa, infortunio, ricatto del datore di lavoro sui documenti

• Spesso il datore di lavoro provvede anche alla sistemazione abitativa delle persone creando un legame ulteriore di dipendenza e ricattabilità dello straniero

• Il datore di lavoro è l’unico riferimento italiano che le vittime “conoscono” e quindi, per quanto sfruttate, le persone tendono ad affidarvisi in modo acritico.

La preziosità e unicità dell’esperienza della Cooperativa  è correlata non solo alla sperimentazione e validazione di un sistema di presa in carico specifica per questa tipologia di persone, con la destinazione di appartamenti ad hoc per l’accoglienza, il dedicare personale di genere maschile per la gestione dell’utenza di religione musulmana, il rivedere e ridefinire le pratiche operative, ma soprattutto alla capacità di lavorare in rete con un sistema assolutamente diverso da quello che si impatta lavorando con le vittime di sfruttamento sessuale.

Nell’area dello sfruttamento grave del lavoro gli interlocutori sono le organizzazioni sindacali che intercettano i lavoratori quotidianamente, la Guardia di Finanza, la Questura ed in particolare una Magistratura attenta e capace di applicare in modo innovativo una normativa nata prioritariamente  per la tutela delle vittime di sfruttamento sessuale.

La Provincia di Varese aveva un infelice precedente: un lavoratore rumeno anni addietro era stato bruciato vivo dal suo datore di lavoro che non voleva metterlo in regola. Questo ha aumentato la sensibilità delle reti istituzionali di fronte ad alcuni temi, ma non ha inciso in modo significativo sulla diminuzione dei fenomeni di sfruttamento del lavoro, lasciando convivere settori produttivi regolari con settori clandestini di sfruttamento grave di persona straniere, talvolta all’interno della stessa azienda.

Ci auguriamo che la normativa vigente sia applicata in tutte le sue potenzialità in modo omogeneo e diffuso anche nel resto d’Italia senza che debbano prima accadere fatti di simile gravità che ci fanno vergognare del paese in cui viviamo.

Roberta Bettoni
Coordinatrice della Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione

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