Fuori dalla morsa della maternità come destino

Katia Bellillo

Le conquiste nel campo della medicina, la scoperta dei farmaci anticoncezionali e di nuove tecniche di contraccezione hanno aiutato a liberare la sessualità femminile da tabù e tradizioni crudeli e anche le donne italiane hanno avuto l’opportunità di decidere se e quanti figli mettere al mondo

La legge  194 del 1978 ovvero “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione della gravidanza” fu approvata in Parlamento a coronamento di lotte decennali delle donne , dei lavoratori e fra gli altri, del Partito Comunista Italiano, che avevano come orizzonte politico-culturale  l’uguaglianza dei diritti. Infatti con questa legge si cancella l’ultimo dei pilastri su cui fondava l’antica schiavitù delle donne e finalmente, dopo il diritto al lavoro e il diritto alla istruzione, anche le donne italiane conquistano il diritto ad essere responsabili del proprio corpo. Le donne che per secoli erano state relegate a subire la propria differenza biologica e trattenute nella morsa della maternità come destino, si conquistano il diritto di scelta e la possibilità di autodeterminarsi economicamente e sessualmente.

Le conquiste nel campo della medicina, la scoperta dei farmaci anticoncezionali  e di nuove tecniche di contraccezione,  hanno aiutato a liberare la sessualità femminile da tabù e tradizioni crudeli e per la prima volta nella storia dell’umanità anche le donne italiane hanno avuto l’opportunità di scoprire e godere del proprio corpo e decidere se e quanti figli mettere al mondo.

Solo qualche anno prima  per legge, le donne non avevano diritti ed erano proprietà del “pater familias”. Il loro destino era quello di “ dar dei figli a Dio..” e la loro responsabilità era di salvaguardare la propria “virtù”, se una donna veniva violentata “se l’era cercata”, se  faceva sesso prima del matrimonio, (obbligatoriamente religioso pena il marchio di “concubina”), bisognava non dirlo,  se dall’ ”atto impuro” nasceva un bambino, la derelitta e la sua creatura venivano marchiati a vita, svergognata la madre e, figlio di nessuno, il “frutto del peccato”. Le poverette che non avevano la forza di caricarsi un futuro di vergogna, di angherie e di miseria erano disposte a rischiare la vita procurandosi l’aborto con l’aiuto della mammana o dei famigerati “cucchiai d’oro”, e anche la galera, perché, ovviamente, l’aborto era considerato reato da punire con il codice penale. Con la 194 la maternità non è più un fatto privato della donna o della coppia ma assume un valore sociale, l’aborto esce dalla clandestinità, l’atto sessuale non è più legato alla procreazione, la donna ha la libertà di decidere se diventare madre. I consultori, conquistati nel ’75, vengono indicati  come la struttura socio-sanitaria idonea a sostenere sul piano medico e socio- economico la donna che decidessi di interrompere la propria gravidanza. Per tutti questi motivi, per il suo forte significato valoriale la 194/78 è una legge avanzata, democratica e di grande civiltà.

Deve essere denunciato però che in questi anni la legge sui consultori 405/75 e la stessa l. 194 sono state svuotate,  il contesto sociale di cui queste leggi avrebbero bisogno dovrebbe essere ispirato alla cultura dei diritti, oggi invece la cultura dominante è quella del mercato e del liberismo. Il consultorio come servizio socio-sanitario non esiste più, sanità e sociale sono state divise, la sanità è stata “aziendalizzata”,  e il sociale, cioè quel poco di welfare è stato falcidiato di Finanziaria in Finanziaria. Si dovrebbe prevedere un consultorio ogni 20.000 abitanti ma ne mancano all’incirca 600.  Nonostante gli attacchi del governo e le politiche liberiste di questi ultimi anni, nonostante gli anatemi della Chiesa e le sue pressioni sulla politica perché imponga i valori della maggioranza con la legge, la 194, ha funzionato e funziona.

I dati messi a disposizione dal resoconto del ministro della salute del 25 ottobre scorso ci confermano la tendenza alla riduzione del numero degli aborti, infatti, in Italia, siamo partiti da un tasso di abortività superiore al 17 per mille, grazie alla legge siamo arrivati al 9,6 per mille, sempre meno le italiane che si rivolgono alla IVG che invece aumenta del 2,3% dal 2003 al 2004 fra le straniere. Queste percentuali ci dicono semmai  che occorre investire di più sui consultori, di renderli più efficaci, non facendo entrare nei consultori volontari cattolici, ma aumentandone il  numero, assumendo mediatori culturali, garantendo i mezzi anche finanziari per campagne di educazione sanitaria e sociale fra le comunità di stranieri che vivono e lavorano nelle nostre città.

Difendere la 194 va oltre il mero mantenimento di un sevizio democratico per un paese civile, chi strumentalmente pretende di mettere mano alla sua modifica, con iniziative strumentali come quella di una commissione parlamentare d’indagine a due mesi dallo scioglimento del Parlamento, ha in mente un modello di società che prevede per le donne un ruolo subalterno e sottomesso, e scardinare così le fondamenta di uno stato laico e democratico che si prefigge l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini. Per sostenere il predominio del mercato senza regole e un potere senza controllo c’è bisogno di cancellare la cultura dell’uguaglianza, e far leva sulle tradizioni più arcaiche per dividere le persone fra loro. Lo scontro fra civiltà scatena i fondamentalismi religiosi e di fronte alle inusitate opportunità offerte dalla scienza per sconfiggere miseria, ignoranza e malattie nel mondo intero, invece di rafforzare le istituzioni internazionali per garantire un equa distribuzione delle risorse, s’innalzano antichi e nuovi steccati per dividere le persone fra loro.

La difesa della l. 194, allora, richiede un impegno di tutti, le donne sono in prima fila ma è una questione che deve interessare tutte le forze sinceramente democratiche, perché è in gioco un idea di società  che non è quella civile, moderna  e umana che abbiamo delineato nella nostra Costituzione,  La società che hanno in mente, con il sostegno delle gerarchie religiose, prevede che le donne siano ricacciate nel ghetto da dove con tanta fatica sono uscite, per questo vogliono riavere il controllo del loro corpo e della loro vita.

belillo

on. Katia Bellillo
segretario della XIV commissione (politiche dell’unione europea),
già ministro per gli affari regionali
già ministro per le pari opportunità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *