Infanzia serena e adolescenza attiva: i segreti di una vita felice

Il bambino è una persona compiuta, intera e, come ogni persona, è in continua evoluzione. Al suo interno, ogni distinzione è difficile, probabilmente astratta: come quella tra corpo e psiche. Certo, si può essere tentati di compiere delle differenziazioni, delle separazioni, privilegiando magari un aspetto rispetto a un altro. Ma, in realtà, ogni educatore deve occuparsi dei bisogni reali di un bambino nel suo complesso e far si che questo bambino abbia un’infanzia serena, un’adolescenza attiva, premesse indispensabili a una vita futura di felicità

Il bambino è una persona compiuta, intera e come ogni persona è in continua evoluzione. Al suo interno, ogni distinzione è difficile, probabilmente astratta: come quella tra corpo e psiche. Certo, si può essere tentati di compiere delle differenziazioni, delle separazioni, privilegiando magari un aspetto rispetto a un altro. Ma, in realtà, ogni educatore deve occuparsi dei bisogni reali di un bambino nel suo complesso e far si che questo bambino abbia un’infanzia serena, un’adolescenza attiva, premesse indispensabili a una vita futura di felicità.

Ancora oggi i residui di una cultura che vedeva una separazione più o meno netta tra corpo e psiche si notano nelle famiglie che tendono a privilegiare uno di questi due aspetti nell’educazione dei figli. Quanti sono ancora i bambini che crescono pallidi e un po’ ingobbiti a forza di stare curvi sui libri? E quante ragazzine vengono gettate nelle competizioni di bellezza da madri rapaci e ambiziose, concentrate esclusivamente sull’aspetto fisico e indifferenti a passioni, sentimenti, dolori e lusinghe intellettuali? Ma è proprio in questi casi di evidente squilibrio tra corpo e mente, tra psichico e fisico, che la loro unità si rivela indissolubile, perché il privilegiare solo uno degli elementi deprime automaticamente l’altro: Leopardi non era felice e non sono le tante piccole modelline truccate e sballottate di qua e di là in cerca di improbabili e inutili fortune.

Insomma, la realtà è che la serenità psicologica si trasforma in benessere fisico, mentre un corpo gradevole e sano dà indubbiamente anche nutrimento alla mente. La scienza medica, in effetti, ha studiato con sempre maggiore attenzione questa relazione tra corpo e psiche, definendola con molta precisione. Nel 1950, uno psicanalista americano di origini ungheresi, Franz Alexander, pubblicò un libro molto importante, Medicina psicosomatica:principi e applicazioni, in cui individuava lo stretto legame che c’è tra il battito del cuore e l’ansia e più in generale, tra i fattori psicologici e l’insorgere di alcune malattie del corpo. In seguito fu chiarito il rapporto tra lo stato d’ansia e il funzionamento delle ghiandole endocrine, tra preoccupazione e la produzione di ormoni corticotropi. Ultimamente, tra il 1991 e il 1992, è stata studiata approfonditamente la relazione tra i sentimenti e tumori: si è dimostrato a esempio che la depressione diminuisce le capacità del sistema immunitario, e può predisporre al tumore.

In effetti, quindi , la depressione, il sentirsi demotivati e privi di scopo riduce davvero le speranze di vita. Un caso straordinariamente evidente della relazione tra stato psichico e stato mentale è dato dal cosiddetto nanismo psicogeno. Si è potuto constatare e studiare in certi bambini un ritardo di crescita chiaramente dovuto all’inadeguatezza del loro rapporto con l’ambiente familiare. In sostanza, in alcuni bambini, il disagio psicologico connesso a particolari situazioni familiari bloccava la produzione dell’ormone della crescita. Infatti nei bambini che venivano allontanati dal contesto familiare si verificava una regolarizzazione di questa secrezione ormonale fin dal 10° giorno della separazione. Sin dal primo mese si osservava una ripresa della crescita a volte spettacolare. Al contrario, nel bambino riportato nel contesto iniziale si notava un arresto immediato della crescita. Queste osservazioni confermano se non altro la grande sensibilità del sistema neuroendocrino agli avvenimenti negativi dal punto di vista psicologico.

Così come è difficile e forse dannoso distinguere, se non per metafora, tra corpo e mente, sarebbe il caso di superare anche un’altra divisione su cui spesso sono arrovellati i pensatori di tutte le epoche: quella tra ragione e sentimento. Come ho già avuto modo di notare, Jean Piaget distingueva con tanta accuratezza l’intelligenza dalle altre facoltà del bambino che arrivava al punto di farla comparire solo a tredici anni! Come se il pensiero di un bambino di tre o quattro anni non fosse altro che un miscuglio di pulsioni indistinte e di intuizioni illogiche. Come se esistesse una “ragione pura” che a un certo punto entra a far ordine nel magma informe della mente del bambino. In realtà, invece, le capacità di astrazione, di coordinamento e di collegamento compaiono insieme alle altre facoltà mentali. Solo che è difficile descrivere, distinguere un “razionale puro”, perché il pensiero risente del modo di essere, si confronta con i sentimenti, le pulsioni e le passioni, la volontà e i desideri, e si modifica insieme ad essi. Ecco perché, in fondo, la ragione pura è una finzione, così come è una finzione l’emotività pura. L’emotività diventa ragione e la ragione diventa emotività e proprio in questa capacità di integrare i due aspetti risiede la differenza sostanziale e incolmabile tra l’uomo e il robot, tra l’uomo e gli altri animali. Ed è anche la forza straordinaria dell’uomo concreto, ben diverso da certe astrazioni più o meno mostruose: saper mettere al servizio delle emozioni, dei sentimenti e degli affetti gli strumenti dell’intelligenza e della ragione.

Una volta superate le dicotomie tra corpo e psiche, tra intelligenza ed emozione, è necessario superare anche un’altra dicotomia. L’ho già accennata, ed è quella tra l’individuo, in questo caso il bambino e l’ambiente che lo circonda. Se la depressione, la demotivazione psicologica possono influenzare la salute fisica e ridurre effettivamente le speranze di vita, anche un’interazione malsana con l’ambiente che ci circonda influenza negativamente sia la nostra psiche sia il nostro corpo. La scienza medica, da questo punto di vista, è andata sempre più collegando termini che per molti secoli sono accuratamente separati. Oggi si ritiene, e a ragione, che una crescita equilibrata sia frutto di un’interazione virtuosa tra sviluppo corporeo, qualità psichiche e condizioni ambientali, ovvero nella società che lo circonda e di cui fa pienamente parte. E, naturalmente, ciò conferisce una notevole responsabilità alla famiglia, agli educatori e, in ultima analisi, alla società nel suo complesso.

Vittorino Andreoli
Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave. E’ membro della The New York Academy of Sciences. E’ Presidente della Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association.

DALLA PARTE DEI BAMBINI

BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

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