aprile 2008

Il fenomeno teatrale: Trieste, una città da ricomporre

 di Manuel Fanni Canelles*

Esistono problemi legati al mondo produttivo teatrale, non solo in Italia, non solo a Trieste; sono quelli del linguaggio, della creatività e la necessità di recuperare il rapporto con il contemporaneo, i bisogni e le urgenze dell’uomo di oggi. Se l’individuo smettesse di ricercare se stesso e di farsi domande o di porsi dubbi, il teatro e l’arte nel suo complesso sarebbero relegate ad diversivi più o meno divertenti. Cosa tra l’altro non troppo lontana dalla realtà se osserviamo anche a Trieste  le domande e le offerte proposte da entità consolidate, stabili o istituzionali qual dir si voglia. Il problema rimane; troppo semplice elargire giudizi sommari  chiamando sul banco degli imputati i cittadini fruitori di proposte culturali o le entità produttrici.  Pensiamo solamente che ciò che non è in vendita semplicemente non viene richiesto. E allora i triestini sono costretti ad abbandonarsi all’oblio e all’oblio purtroppo ci si abitua e gli stereotipi possono cominciare a piacere, purché rilassanti.

Tuttavia nella nostra città, reticolo autentico di storie  e immagini, esistono realtà teatrali intelligenti che producono pensiero,  ma lottano isolate contro il sistema di autocelebrazione messa in atto dai teatri stabili e dalle istituzioni pubbliche; pensieri che -modellati da realtà povere- continuano a implorare carità agli angoli delle nostre strade; nonostante questo alcuni di essi  trasformano quegl’angoli in lembi di sogni o in fucine di speranza.  

In mancanza di ricette sarebbe probabilmente necessario mutare l’insieme del pensiero sull’arte senza svilire le espressioni che si avvalgono degli strumenti tradizionali. Occorre un nuovo modo di pensare al  teatro. Forse veramente la nostra città non ha più bisogno del regista demiurgo che firma e santifica il proprio lavoro o di compagnie barricate in rigide convinzioni (e convenzioni) autocelebrative. Trieste ha un serio bisogno di rigenerare la propria aria attraverso nuovi linguaggi, nuove contaminazioni. Sentiamo la mancanza di un centro formativo, un laboratorio di formazione permanente –anche a livello universitario per esempio- che possa fornire alle persone interessate gli strumenti adeguati e le appropriate conoscenze travalicando le strette esigenze di una compagnia o di un’associazione.

Qualcosa certamente si sta muovendo: le associazioni culturali che di fatto rappresentano il tessuto di produttività teatrale della nostra città stanno incominciando a innestare processi di collaborazione. Tali sinergie trovano la propria ragion d’essere nella consapevolezza che l’alternativa è la chiusura e il fallimento; da anni si parla di realizzare anche a Trieste un distretto culturale attraverso il quale la cultura possa costituire –nel campo del teatro, dell’arte, della musica, della letteratura- un motore della rivitalizzazione della città. Il bisogno di sopravvivere sicuramente unisce e crea progettualità; vediamo allora le realtà culturali raggrupparsi in gruppi di settore; la Casa dei Teatri -così è denominata l’associazione che aggrega le piccole realtà di produzione di Trieste- si prefigge per esempio il compito di creare una cultura teatrale credibile e di qualità che possa raccontare qualcosa di nuovo per Trieste. Ma, da quando mondo è mondo, l’arte ha bisogno di mecenati, persone e politici illuminati che decidano di investire, mettersi in gioco e rischiare. Finché queste persone continueranno ad aver paura, Trieste continuerà a guardarsi indietro e l’urgenza espressa dal basso non potrà avere esiti positivi.

Trieste sente la mancanza di istituzioni forti che mettano in atto un intelligente transito di comunicazione artistica e di produzione culturale con Vienna, Berlino, Bruxelles. Trieste ha bisogno di parlare nuove lingue e di pensare che per raggiungere la capitale della Slovenia si consuma quanto ad andare a Udine. Viaggiando dall’altra parte.

 * regista e attore di teatro e cinema. Da tempo impegnato nella divulgazione di un teatro al confine con l’arte visiva, dirige Studio Openspace  (studiopenspace.org)