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Pedalare a
4000 metri sotto "il tetto del mondo
un occasione
per partecipare alla vita e al dramma di un popolo |
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Un
gruppo di amici ha sfidato la geografia, il clima e la politica
affrontando in bicicletta l'altopiano del Tibet per arricchire il
proprio spirito con l'anima di popoli lontani
Il Tibet è una provincia autonoma
della Repubblica Popolare Cinese che si trova tra la Cina e l’India. A
causa della natura del suo territorio, in cui si trovano le montagne più
alte del mondo, con ben 14 cime che si ergono al di sopra degli 8.000 mt
tra cui il celebre Monte Everest, (alto ben 8.848 mt.) il Tibet è da
sempre conosciuto come il Tetto del Mondo, e rappresenta sicuramente una
delle mete più affascinanti per gli amanti del trekking e
dell’alpinismo, oltre che per coloro che desiderano conoscere il fascino
del buddismo.
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Il Tibet è diventato l’emblema
della pax cinese, sottoposto come è ad una vera e propria
colonizzazione, economica, militare e soprattutto demografica. Non si
reprime solo brutalmente lo spirito religioso e l’anelito di libertà che
connota la straordinaria popolazione tibetana, ma si fa in modo, come è
gia accaduto, che i tibetani diventino minoranza nella provincia. Tutto
questo non ha giustificazione, visto soprattutto il linguaggio pacifico
da sempre usato dalla massima guida spirituale dei buddisti, il Dalai
Lama, che sempre e in ogni occasione rivendica solo rispetto e libertà e
mai “indipendenza” per la sciagurata terra tibetana |
Certo, dobbiamo sperare che prevalga il
pragmatismo di cui la classe politica cinese si è per molti versi rivelata
mirabile interprete, soprattutto in campo economico. Hu Jintao, appena
riconfermato dal Congresso del partito comunista cinese per un secondo mandato,
in un momento così cruciale potrebbe tutto sommato accettare la grande scommessa
di cui tutto il mondo lo implora: stop alla repressione e sì al dialogo pacifico
e diretto con il Dalai Lama.
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Ma il dramma del Tibet coinvolge l'organizzazione dei
giochi olimpici in Cina: “La violenza non è compatibile con i valori
della fiamma olimpica nè con i Giochi Olimpici”. Dopo le proteste che a
Londra e a Parigi hanno accolto il passaggio della fiaccola, Jacques
Rogge, presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), rompe il
silenzio delle ultime settimane ed esprime “seria preoccupazione per la
situazione internazionale e quanto sta accadendo in Tibet”. “La fiaccola
olimpica è stata presa di mira. Il Cio esprime la sua viva inquietudine
e chiede una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che ha
scatenato un'ondata di proteste nel mondo”. A quattro mesi dall'apertura
Giochi e a quasi un mese dall'inizio delle proteste in Tibet si comincia
a sentire l'urgenza di posizioni precise nei confronti di Pechino. |
per approfondire l'evento guarda il sito di @uxilia
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