maggio 2008

LA LUCE DI DENTRO – VIVA FRANCO BASAGLIA

Uno spettacolo di Giuliano Scabia

(15 maggio 2008 Teatro Stabile Sloveno)

 di Manuel Fanni Canelles*

 

13 maggio 1978. Inizia giuridicamente un cambiamento epocale sulla concezione della figura del malato mentale e sulla sua detenzione. Da quel momento –si dice- niente è stato più uguale a prima. Quella legge prende il numero 180 e il suo nome viene onorificamente assegnato al medico soldato Basaglia Franco.

Il 15 maggio 2008 l’Accademia della Follia mette in scena al Teatro Stabile Sloveno di Trieste lo spettacolo “La Luce Di Dentro Viva Franco Basaglia”, su un testo di Gianni Fenzi (ma con inserti di Merini, Saba, Dell’Acqua, Misculin, Scabia e Kuzma) e con la regia di Giuliano Scabia:  è il 1973, il manicomio sta per essere smantellato. Da uno degli ex reparti ora trasformato in laboratorio di arte, esce Marco Cavallo, il grande cavallo azzurro costruito dalle persone che stanno per riappropriarsi della propria libertà di esseri umani e di cittadini.

Non è proposto un rito celebrativo, ci troviamo semplicemente di fronte a una storia, niente orpelli o convenevoli, qui tutto è duro, a tratti approssimato come un’anteprima.

Se musica esiste la possiamo vivere unicamente nelle note finali di una chitarra perché solo il silenzio può unire le parole; parole secche, passi e cadute energiche sul legno del palco, melodie sussurrate o cantate; immagini che non pretendono di raccontare l’esagerata vicenda di un uomo e del suo coraggio ma la sua energia forse o i suoi incanti,  immagini che rimbalzano tra loro e tra loro giocano o con noi, semplicemente, soffrono. In una drammaturgia scenica a volte inesistente dove pare che non esista spettacolo o forse addirittura teatro, abitano però immagini di rara poesia; vediamo veramente la pazzia danzare e allora gli occhi si abbassano perché le ombre esistono per davvero.  Giuliano Scabia, dunque, firma quasi un documentario teatrale dove coesistono insieme interrogatori,  interviste e un video originale sulla dirompente pazzia di un cavallo azzurro di cartapesta di nome Marco, simbolo di quella stagione e di una speranza ricostruita.

Le coreografie sono di Cristiana Fusillo, buone quando non troppo corali mentre in scena troviamo Claudio Misculin nel ruolo di Basaglia, mattatore scenico forse fin troppo cristallizzato sul proprio repertorio gestuale e vocale ma a volte interprete finissimo e commuovente;  bravi gli altri attori Enrico Alessandretti , Donatella Di Gilio, Pino Feminiano, Francesca Hagelskampf, Darko Kuzma, Sabrina Nonne, Gabriele Palmano, Valentina Sussi.   Applausi.

 

* regista e attore di teatro e cinema. Da tempo impegnato nella divulgazione di un teatro al confine con l’arte visiva, dirige Studio Openspace  (studiopenspace.org)