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Comunicare la tradizione nell’era digitale
Serling soc. coop.
Tradizione e era digitale Vedi le immagini del convegno svoltosi il 6 giugno grazie alla provincia di Udine ed @uxilia Onlus Tradizione significa passaggio: un passaggio che non è mai stato fisso, cristallizzato, senza cambiamenti determinati dalle persone e dagli strumenti usati per la trasmissione da una generazione all’altra. Allora, accanto al concetto di tradizione, si deve necessariamente avere ben presenti quelli di interpretazione, elaborazione, rielaborazione, contaminazione, rinnovamento. D’altro canto, il maturare di quella che chiamiamo “era digitale” comporta e si identifica anche con un mutamento dei supporti delle informazione che si vuole tramandare. Pensiamo alle informazioni che ancor oggi ci giungono davvero come fossili, dai papiri alle pergamene, alla carta stampata e, oggi, ai suppporti digitali: opere letterarie come l’Iliade o la Odissea, o la Divina Commedia, o pensieri di filosofi quali Platone o Aristotele hanno mantenuto, perso e recuperato la loro importanza e il loro peso nella nostra civiltà passando attraverso le vicende dei materiali usati per fissare le informazioni. Dalla carta, che era stata il materiale più importante per la trasmissione del sapere, abbiamo visto comparire supporti diversi che permettono di conservare le informazioni, non solo attraverso la sintesi grafica e ortografica, ma anche, in modo immediato con immagini fisse, suoni, e addirittura complessi di suoni e immagini in movimento. Tutto ciò, grazie alla tecnologia magnetica, elettronica, della miniaturizzazione, della digitalizzazione, ha portato in pochi anni ad avere la possibilità di immagazzinare, condividere, trovare informazioni con una velocità e con una precisione rivoluzionarie. La sostituzione non è ancora completa, la carta resta ancora un supporto fondamentale e, per certi versi, è davvero difficili prevedere se verrà davvero abbandonata, ma una cosa è certa: se si vuole garantire a un’informazione diverse possibilità di sopravvivere, il trasferimento anche sul formato digitale è un passaggio necessario. Lingue e era digitale Questo processo si trasforma in una possibilità di acquisire forza per quelle tradizioni che usano i nuovi strumenti e in una minaccia evidente o implicita di scomparire per quelle che non si adeguano rapidamente a questo mutamento mondiale. Affrontando l’aspetto linguistico, secondo stime condivise dagli esperti, ad oggi nel mondo si parlano tra le 4.000 e le 6.000 lingue (un margine così ampio deriva per lo più dal fatto che un idioma venga considerato come lingua o dialetto di una lingua più grande); secondo stime che non hanno nulla di sensazionalistico, si prevede che in poche generazioni ne resteranno solo una metà. Questa sarebbe una perdita irrecuperabile di un patrimonio di pensieri e di interpretazioni del mondo senza precedenti in tutta la storia umana. In una geografia del patrimonio linguistico in pericolo, le zone più minacciate sono: innanzi tutto quelle povere, dopo ci sono le comunità linguistiche demograficamente poco rilevanti, che possono peggiorare la loro situazione con le migrazioni che producono dispersione; infine ci sono quelle arretrate dal punto di vista tecnologico. Questo quadro ci fa capire che in Asia e in Africa le perdite sono già molto serie. Ma anche nell’Europa ricca e tecnologica le minacce non mancano, anzi acquisiscono forza da una “tradizione” che ha qualche secolo: quella dello Stato nazionale che anzichè riconoscere le differenze linguistiche come una ricchezza (come fanno Stati non nazionali quali la Svizzera) cercano ancora, in modo dichiarato o nascosto, di cancellarle e di trasformare la cittadinanza in una massa omogenea di sudditi. La Repubblica Italiana è tra quegli Stati che subiscono gli effetti dell’ideologia dello Stato nazionale: di fatto sono stati necessari cinquant’anni per predisporre norme previste già nella Costituzione. In pratica si è seguito il modello omologatore e nazionalista del risorgimento e dell’irredentismo, che ha condizionato in modo sottile sia il fascismo che, quasi paradossalmente, l’antifascismo e le loro evoluzioni. Ancor oggi la legge 492/99 e le leggi di tutela delle minoranze linguistiche hanno una forte opposizione trasversale e l’Italia è uno dei pochi paesi dell’Unione Europea che ha firmato ma non ratificato, e ancor meno applicato, la Carta Europea delle Lingue regionali e minoritarie. Nuove opportunità nell’era digitale Anche se oltre al modello della globalizzazione e dell’omologazione in Europa si fanno sentire con forza gli effetti dell’ideologia nazionalista, le condizioni economiche e la disponibilità generale di strumenti tecnologici fanno sì che le lingue minacciate trovino proprio nelle possibilità date dalla nuova era un’arma di difesa, di riscatto e di crescita. Da un punto di vista tecnico, lo sviluppo dell’informatica e della tecnologia e la loro diffusione permettono di realizzare lavori strordinari con poche persone ben preparate e in tempi molto più rapidi di quanto si poteva fare prima. Per quanto riguarda la lingua friulana, da un lato possiamo pensare alla produzione di dizionari, grammatiche, corsi e strumenti di linguistica computazionale come correttori ortografici o programmi di gestione delle basi di dati; dall’altra si può pensare alla comunicazione planetaria immediata che limita gli effetti negativi della dispersione demografica della comunità friulana emigrata e che permette un confronto attivo e dinamico con modelli di pensiero diversi. Per fare qualche esempio pratico di lavori ai quali la cooperativa SERLING ha colaborato, possiamo dire che in questi ultimi dieci anni dîs sono stati fatti un dizionarioi e un correttore ortografico con una base di dati formata da 3.000.000 di parole, un grande dizionario elettronico italiano – friulano di 20.000 voci. Conclusioni A questo punto possiamo chiudere l’intevento con una riflessione sulla tradizione stessa e sulla sua comunicazione in questa era: abbiamo già detto che la tradizione non è la riproduzione identica, ma il passaggio, la trasformazione, la contaminazione. Anche se i lavori di registrazione e di archiviazione documentaria hanno una funzione importante, sono solo la fissazione di dati che restano come ibernati, in attesa che la tradizione vera e propria si rimetta al lavoro: hanno bisogno di persone vive che li interpretino e che li formulino nuovamente. Se si analizza la produzione culturale friulana degli ultimi anni, in particolare quella musicale e multimediale, ma anche letteraria, nonostante tutti i problemi causati dal fatto di essere in una situazione di subordinazione linguistica, si vede una grande capacità di trasmettere una tradizione viva e rinnovata: esperienze come quelle dei cantautori e dei gruppi che creano musica friulana nuova, poesia nuova, o anche quelle della radiofonia, dei blogs in friulano, della produzione di strumenti tecnologici per la lingua friulana ecc. sono davvero interessanti. Rimane una responsabilità delle autrorità politiche e amministrative e dei poteri economici quella di capire questa nuova realtà e di rimuovere i blocchi ideologici contrari a questa dinamica, per permettere alla ricchezza delle nostre identità di dipanarsi liberamente e di crescere con relazioni e contatti pacifici con le altre identità e tradizioni. |