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inviato a SocialNews per il numero di Novembre 2011 Carcere e salute mentale Un problema di giustizia I sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) esistenti in Italia sono - non c’è altra definizione - discariche nelle quali ci si libera di persone ritenute fastidiose, emarginati tra gli emarginati, condannati a pene che possono non estinguersi mai.
Oppure – e qui si rasenta l’assurdo – ho ritrovato un paziente che ha lui stesso preferito tornare nell’OPG: era stato dimesso, gli avevano trovato un posto in una comunità in Liguria, la sua Regione, ma, dopo qualche giorno, ha fatto richiesta di essere internato un’altra volta: a Montelupo si sentiva più libero! Le regole ferree della comunità erano insopportabili, gli impedivano, persino, di fumare una sigaretta! Nel corso della presentazione del mio libro, “Matti in libertà”, nel quale racconto come il percorso interrotto della legge Basaglia sia ricaduto sulle vittime innocenti di un iter legislativo che non ha cancellato gli OPG, e raccolgo storie e sofferenze di internati, delle loro famiglie e anche degli operatori, credo che Adriano Sofri abbia colto un punto importante: il 23 marzo di quest’anno, il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio (un medico, peraltro), rispondendo ad una delle tante interrogazioni presentate in materia, ha illustrato “i primi provvedimenti” adottati; ha aggiunto che “prevedono un primo sfoltimento del carico di riferimento”. Ripeto, perché c’è da rimanere increduli, anche a voler tener conto della “fantasia” (chiamiamola così) che il “burocratese” dimostra di possedere: “carico di riferimento”. Così vengono definiti, in un atto ufficiale del Governo quale è la risposta ad un’interrogazione, le persone rinchiuse in una cella di OPG. Quelle persone non vengono solo ristrette in celle spesso umide, fatiscenti, nelle quali non dovrebbero essere tenute neppure le bestie, in una promiscuità intollerabile ed incredibile. Non solo sono affidati all’assistenza, ammirevole, offerta da sanitari e volontari con i pochi mezzi a disposizione. Sulla loro e sull’altrui incolumità vegliano agenti di custodia mandati anche loro allo sbaraglio: non possiedono alcuna preparazione e imparano sul “campo” come gestire una persona che presenta disagi mentali. Queste persone vengono letteralmente spossessate della loro identità, non sono più donne e uomini, ma “carico di riferimento”. Le parole, l’Italiano, non sono “solo” parole e “solo” Italiano: riflettono e rivelano abiti mentali, approcci, sensibilità ed indifferenze. Quel “carico di riferimento” costituisce davvero un elemento che spiega come poi gli OPG siano quello che sono. Di recente, una delegazione di Psichiatria Democratica, guidata dal segretario Lupo e dal presidente Attenasio, ha formulato alcune proposte, “semplici” e precise: Non sarà né semplice, né facile. Tanti, e spesso imprevisti, sono gli ostacoli da rimuovere ed i problemi da risolvere. Ma è da qui che bisogna cominciare per porre fine, finalmente, a quell’“estremo orrore” di cui ha parlato il Presidente della Repubblica. Maria Antonietta Farina Coscioni
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