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inviato a SocialNews per il numero di Giugno 2011 Vent’anni di storia Un successo targato Telethon Lo aveva detto, Susanna Agnelli: “Ci vorranno almeno vent’anni per vedere i primi risultati”. Per poi ribadire, tempo dopo, che “Telethon continuerà ad esistere fino a che non scriveremo la parola cura vicino ad ogni malattia genetica”.
Pur volendolo, sarebbe impossibile studiarle e combatterle tutte. La strategia della Fondazione Telethon è stata quella di concentrarsi soprattutto sulle malattie monogeniche, in cui il difetto è collegato ad un unico gene, e, tra queste, favorire quelle per le quali le prospettive terapeutiche appaiono più avanzate. Dal 1990 ad oggi, abbiamo finanziato la ricerca su 454 malattie e, per almeno una dozzina di queste, la parola cura non costituisce più un tabù. Alla base del successo della ricerca targata Telethon – riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale – ci sono concetti quali merito e trasparenza, i quali assurgono a fatti concreti nella nostra Fondazione. Il sostegno crescente dei cittadini italiani, i quali, nonostante la crisi economica, l’anno scorso hanno superato ogni record in fatto di donazioni, dimostra che l’Italia è pronta per adottare simili concetti. Il problema della scarsità dei fondi è serio, ma ancor più grave è la mancanza di una cultura della meritocrazia e dell’indipendenza. In questo senso, Telethon, copiando i migliori modelli stranieri, può fare scuola in Italia. Nel no profit, quella parte della società civile che si organizza da sola per fronteggiare problemi di cui né lo Stato, né il mercato possono o vogliono occuparsi, esistono tanti esempi virtuosi da cui trarre ispirazione. Ma la strada più promettente risiede proprio nella sinergia tra tutti gli attori. L’esempio del recente accordo tra Telethon, San Raffaele e l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline ne è un esempio perfetto. Grazie alla bravura degli scienziati ed alla bontà dei sistemi di valutazione, la ricerca ha marciato a passi da gigante e per alcune malattie si è pervenuti ad una terapia risolutiva. Ora, però, per far sì che quelle terapie vengano immesse sul mercato e divengano fruibili per tutti i malati del mondo, entra in campo una grande industria farmaceutica. E anche la Sanità pubblica dovrà recitare la sua parte, facendosi carico di una parte dei costi per evitare che la terapia maturi prezzi troppo alti per i malati. Per concludere, se è vero che la missione di Telethon appare ancora ben lontana da una compiuta realizzazione, è altrettanto evidente come il lavoro di vent’anni abbia prodotto ottimi frutti e la strada intrapresa si sia rivelata corretta. Lo aveva detto, Susanna Agnelli, presentando la prima maratona televisiva: “Ci vorranno almeno vent’anni per vedere i primi risultati”. Per poi ribadire, tempo dopo, che “Telethon continuerà ad esistere fino a che non scriveremo la parola cura vicino ad ogni malattia genetica”. Luca Cordero di Montezemolo
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